<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890</id><updated>2011-08-18T06:49:56.052-07:00</updated><title type='text'>Associazione Esperienza &amp; Mappe Grezze</title><subtitle type='html'>Siamo una associazione che fa formazione e ricerca  sulla salute dei lavoratori, sulla condizione degli anziani, sul disagio giovanile, ecc.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>29</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-1764103239278770270</id><published>2009-06-27T05:30:00.000-07:00</published><updated>2011-08-16T14:27:54.800-07:00</updated><title type='text'>Avanzo un'ipotesi: è fallito il leninismo e il... '68</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;em&gt;di Gianni Marchetto – 10 Giugno 2009&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Indice:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;· La replica della storia&lt;br /&gt;· Il fallimento del leninismo e del ‘68&lt;br /&gt;· I cani di Pavlov e il libero arbitrio&lt;br /&gt;· Da che cosa ripartire&lt;br /&gt;· Un diverso uso del tempo&lt;br /&gt;· Più democrazia è uguale a più produttività&lt;br /&gt;· Lo statalismo del PCI e del PSI&lt;br /&gt;· I migranti&lt;br /&gt;· Due libri – ne manca uno&lt;br /&gt;· I territori liberati&lt;br /&gt;· Rivalutare Togliatti&lt;br /&gt;· Aiuto!&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Premessa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;Queste note le ho redatte immediatamente dopo la (prevedibile) sconfitta elettorale di tutte le formazioni della sinistra. Sono idee che mi frullavano per la testa da parecchio tempo. Sono il tentativo (tutto personale) di trovare una ragione dello scacco subito. E non nego che ci sia da parte mia la ricerca di una sorta di consolazione. La prima parte è redatta in questi giorni, la seconda parte (Da che cosa ripartire) e la risistemazione di precedenti mie note.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La replica della storia&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;In fondo, in fondo, può essere che con questo voto si sia chiusa definitivamente una parentesi nella storia recente del popolo italiano (parlo degli ultimi 60 anni ca.). Capace che dica delle castronerie (vista la mia conoscenza della storia) ma a me pare che questo popolo è ritornato, (dalla caduta dell’impero romano), a quello che è sempre stato: un popolo di badanti e servitù al servizio non di principi e re potenti e illuminati, ma di castaldi, gabellieri, affaristi, ecc. Salvo forse per il Rinascimento italiano che aveva caratterizzato il Principato di Toscana con la nascita del primo capitalismo (finanziario) e la nascita delle botteghe artigiane, il resto d’Italia è sempre stato governato da gentucola (vedi i Savoia), quando non da reazionari come la presenza secolare della chiesa e le scorribande in lungo e in largo della penisola di potenze straniere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Tanto per dire: in Italia non è mai successo nessun movimento rivoluzionario, la nostra è una borghesia di importazione e mentre nel tardo Medio Evo, Calvino e Lutero riformavano la religione cattolica mettendola a “servizio” della nascente borghesia (emancipando il lavoro a questione terrena dal “castigo divino” della chiesa cattolica), il papa di Roma con il Concilio di Trento faceva invece la “Controriforma”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gramsci in una sua nota dice: “la classe operaia porta con sé tutti i vizi della borghesia che la comanda”. Tutto detto nel rapporto con la nostra borghesia, antica e nuova. Quella antica che neanche era italiana. Al sud la prima industrializzazione venne fatta dagli inglesi. Al nord (nel settore laniero e tessile) da svizzeri, francesi e tedeschi. I nostri “borghesi” erano latifondisti, affaristi. Gli Agnelli furono essenzialmente capitalisti assistiti dal regime fascista prima e da quello democristiano poi. Ci sono splendide pagine di Gramsci sul Risorgimento Italiano, su i suoi limiti, ecc. per non dire quella nuova fatta dai Berluscones!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Stranieri in patria&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Significa forse un giudizio sprezzante sul popolo italiano (di cui faccio anch’io parte)? Niente di tutto questo. Però aprire gli occhi e guardare alla realtà per quello che è, è un esercizio che ritengo sia necessario 1° per elaborare il lutto 2° per aprire di nuovo la parentesi ragionando sulle contraddizioni aperte. Già nei secoli passati ci sono stati tanti italiani che erano (e alcuni lo dicevano pure) “stranieri in patria”: da Dante, passando per il Petrarca. Da Leonardo da Vinci, a Galileo Galilei. Da Tommaso Moro a Leopardi, da Mazzini a Garibaldi ed un eccetera lunghissimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;In fondo in fondo si è trattato di 3 generazioni (per stare all’ultimo secolo). &lt;strong&gt;La prima&lt;/strong&gt; fatta di poche persone: da Sturzo a Gramsci, da Togliatti a Terracini a Nenni a Saragat da Gobetti ai fratelli Rosselli a Lusso a La Malfa a Pajetta a Amendola (padre e figlio), eccetera. Chi in galera, chi al confino, chi in esilio. Se non ci fosse stata la guerra, con il suo esito disastroso, chissà come sarebbe andata?&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La seconda&lt;/strong&gt; fatta da giovani operai e contadini (al nord) e da alcuni manipoli di borghesi che imbracciarono il fucile e andarono in montagna, pochi ma con larghe fasce di simpatia tra la gente che voleva farla finita con la guerra, mangiare e vivere in pace e nella libertà. Furono 3 o 4 anni gloriosi, durante la Resistenza e poco dopo. Dopo di che, di fronte all’attacco del padronato, quelli con la schiena dritta rimasero di nuovo pochini a resistere in fabbrica e aspettarono circa 20 anni (il famoso ’68 e ’69) per consegnare alla mia generazione il testimone. I nomi da me conosciuti sono: Pugno, Pace, Destefanis, Garavini, Trentin, Minucci, Oddone e un eccetera molto lungo fatto anche di socialisti e cattolici democratici.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La terza&lt;/strong&gt; è fatta ancora da giovani “mescolati” tra etnie italiane le più diverse. È la mia generazione: portammo i diritti e il potere dei lavoratori nelle fabbriche e fummo i costruttori dello “stato sociale” italiano (anche se non del tutto finito, con le grandi venature di assistenzialismo che lo caratterizzano e la mancata universalità che lo caratterizza), che a differenza di altri paesi è stato una conquista frutto di lotte durissime.&lt;br /&gt;A me pare che occorre avere consapevolezza del fatto che per un lungo periodo ci sia da considerarsi di nuovo come “stranieri in patria”. Avendo coscienza che nell’attuale contesto storico occorrerà definire la patria nella nuova realtà Europea. Direbbe De Gaulle: vasto programma!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il fallimento del leninismo e del ‘68&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E a sinistra non c’è nessuna colpa? Ci sono eccome: il leninismo e il ’68!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sul leninismo&lt;/strong&gt; nessuna demonizzazione, sia chiaro, però si può dire che fu una impostazione del partito politico (non solo comunista) che andava bene in una epoca (quella dei primi anni ’20) contraddistinta da masse enormi di persone e di proletariato nella quasi totalità non solo impreparato ma sostanzialmente analfabeta, in epoche di “ferro e di fuoco”, che avevano bisogno di una “avanguardia consapevole” (e votata al sacrificio aggiungo io). Ma come si può ora pensare che la situazione sia ancora quella. Non è in fondo leggere la storia come immutata, quasi che un secolo di lotte non abbia cambiato alcunché nella condizione degli sfruttati. A fronte del fatto di aver ossificato una schiera di “rivoluzionari di professione” (moderni sacerdoti, alla lunga cinici e quando è andata male corrotti) quando il tema “rivoluzione” (almeno quella con i fucili) non era più all’orizzonte. Ma ancora di più, quella del permanere di una divisione del lavoro tra il partito (detentore della coscienza di classe) e la classe che siccome sprovvista di coscienza, adatta solamente al solo “stimolo-risposta” di marca Pavloviana. Il crollo dei regimi dell’est avrebbe dovuto insegnarci qualche cosa. È vero, già nella metà degli anni ’60 nel PCI il leninismo non aveva più solo quelle caratteristiche, ma manteneva tutta la prosopopea di essere lui a dover sempre spiegare al colto e all’inclita come girava il mondo. Se vediamo oggi cos’è rimasto del leninismo mi vengono i brividi: si va da Kim il Sung II nella Corea del Nord, alla Cina Popolare, a Cuba. E nel nostro occidente ci sono le caricature del leninismo dell’attuale sinistra (anche quella moderata!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sul ’68 e ‘69&lt;/strong&gt; – grande fu la ribellione (meno male) e grande fu quel movimento che durò per oltre un decennio. Se avessimo dato retta ai nostri fratelli francesi (che guardavano con un certo disprezzo ai contenuti di quelle lotte e di quel movimento) avremmo durato come loro: un maggio! Emblematicamente la sconfitta porta la data dell’autunno dell’80, anche se ci fu un percorso di resistenza che durò per tutti gli anni ’80.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;All’interno di quel movimento si vennero a scontrare “due linee” e questo in modo trasversale in tutti i partiti del movimento operaio, in tutte le formazioni e in tutti i sindacati. &lt;b&gt;La prima &lt;/b&gt;era in continuità con il “leninismo” – anzi in alcune formazioni era la teoria marx-leninista che la faceva da padrone. &lt;b&gt;La seconda&lt;/b&gt; era invece il superamento del leninismo:&lt;b&gt; era la “validazione consensuale”&lt;/b&gt; (rendere valido con il consenso). Così come si andò al superamento della divisione tra chi deteneva la coscienza di classe (il partito) e chi no (i lavoratori). Così già nel 1972 al convegno dell’Istituto Gramsci su “Scienza e organizzazione del lavoro” Ivar Oddone scandalizzava la presidenza del convegno con il ragionamento che portava a conforto della sua tesi: &lt;i&gt;“con la nascita dei Delegati di Gruppo Omogeneo, la contrattazione articolata e tutte le forme di controllo e di potere che ciò si tira dietro, la coscienza di classe non è più solo appannaggio del partito politico che la trasferisce alla classe, ma si costruisce anche attraverso altre strade e altri confronti con altri “intellettuali”, diversi dagli “organici” al partito”.&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;C’è stata la sconfitta dell’80 e a differenza di quella degli anni ’50 sono ancora ad attendere una riflessione critica e autocritica su quegli anni. Non si va da nessuna parte rimuovendo e basta. Sostenendo che gli anni ’70 furono solo “cortei e pestaggi dei capi squadra” quando solo gli anni bui del terrorismo. Ci furono questi e quello ma ci furono anche altre cose che andrebbero filtrate per ricavarne degli insegnamenti anche per l’oggi, sicuri del fatto che chi non pianifica il proprio passato non sa progettare il proprio futuro. Il sottoscritto, che ancora adesso qualche rigurgito di leninismo lo ha ancora, militava per la linea della “validazione consensuale”. Devo dire però che con la sconfitta dell’80 venne sconfitta anche la mia linea: quella della partecipazione al cambiamento. Ma per ambedue le linee si tratta di rendersi conto del loro fallimento: &lt;b&gt;ergo del fallimento di una generazione – la mia.&lt;/b&gt; Che non è stata capace di consegnare il “testimone” che ci era stato consegnato dalla generazione precedente. Era un testimone di interpretazione della realtà e di saper fare.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I cani di Pavlov e il libero arbitrio&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;Gli uomini e le donne vanno presi sul serio, non con questo atteggiamento molto paternalistico che invece vedo nella sinistra (ed è una cosa molto antica). Per cui ne viene che le persone ce le raffiguriamo come i cani di Pavlov, i quali sono usi a comportarsi unicamente sotto uno stimolo-risposta. E no, l’uomo non funziona così. Il meglio della psicologia americana da me letta (vedi il bel libro “Piani e struttura del comportamento” di Miller, Gallanter, Phibram - ed. Boringhieri) è un esempio molto illuminante di come funziona il nostro cervello.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;A questo proposito si può fare l’esempio di chi lotta e chi no. Se uno lavora in un reparto dove tutti fanno i crumiri, il nostro tendenzialmente sarà portato ad imitare tali comportamenti così come se nel suo reparto c’è una forte solidarietà e spirito di lotta sarà portato ad imitare tali comportamenti. Ed è pur vero che di fronte alla partecipazione e alla lotta c’è innanzi tutto una responsabilità del tutto personale nel parteciparvi o meno. Però se è vero che il Comportamento umano è funzione dell’Ambiente che lo circonda (C = f A) e se una persona non è assimilabile ai cani di Pavlov, quindi non vale il solo “stimolo-risposta” ma che avendo delle Informazioni adeguate può cambiare il suo Piano di comportamento e quindi modificare l’Ambiente che lo circonda (in questo caso fatto di uomini e donne), c’è da chiedersi quali Risorse di tempo, di informazione e formazione, di esempi postivi da imitare, ecc. noi abbiamo dato a quelle persone (o quelle persone autonomamente si sono prese) per cambiare il loro comportamento di partecipazione e di lotta e quindi di poter influenzare con gli argomenti e con il proprio esempio il comportamento degli altri (I+P+R).&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;In pratica per gli umani vale il ragionamento del “libero arbitrio”, almeno così come è inteso dai credenti. Per Gramsci vale il ragionamento dell’”&lt;b&gt;uomo che non può non sapere&lt;/b&gt;”. Questa storia del libero arbitrio la si può declinare diversamente: in chi addestra e in chi redime. Negli anni ’30 negli USA nacque una sorta di pensiero (padronale) che diceva che gli operai erano dei gorilla da addestrare per la produzione, per contro Ivar Oddone nei primi anni ’70 mi disse così che per gran parte della sinistra italiana gli operai non erano dei gorilla da addestrare per la produzione ma bensì da redimere per la rivoluzione… (rivoluzione di chi? dei redentori, ovviamente)… e gli operai? sempre gorilla rimanevano!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A me pare che qui stia il nocciolo della questione. Il problema vale anche per il comportamento elettorale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Delle contraddizioni &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;Il compagno Mao, mi pare nel 1949, faceva delle lezioni ai compagni sul tema “delle contraddizioni”. Affermava che un conto erano le contraddizioni principali tra il capitale e il lavoro che sono insanabili anche quando interviene un compromesso il quale è proprio la sanzione della insanabilità. Un altro conto sono le “contraddizioni in seno al popolo” che non sono affatto insanabili e anzi con il tempo, il lavoro di convincimento e gli esempi positivi si possono sanare. Giustamente occorre fare cenno ad una delle contraddizioni del recente voto: le aspettative dei nostri avversari e il risultato del voto. Si dice (giustamente) che esiste al proposito una contraddizione “oggettiva”, che lascia spazi aperti sia sul versante nazionale che in quello europeo. In parte è vero, ma solo in parte, perché il Partito Popolare Europeo in molti paesi ha già cambiato pelle (per non parlare del nostro, il PdL, intriso di nazionalismo e populismo). Io non mi faccio eccessive illusioni neanche di fronte alle difficoltà del Berlusca derivante dai suoi comportamenti privati: una alternativa al Berlusca c’è, si tratti di Letta o di Fini e comunque il “berlusconismo” è una mala pianta che si è radicata in profondità nella “cultura” di questo popolo. Altrettanto vero che questa è una delle “contraddizioni in seno al popolo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque, perché scorgere solo questa contraddizione, e non invece altre ben più corpose e insanabili? Vediamone alcune: &lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Il rapporto tra il capitale e il lavoro:&lt;/strong&gt; si sta tornando (quando per alcune fasce di lavoratori è già così) al lavoro servile. Altro che il (mio) superamento della divisione del lavoro e un uso del tempo umanizzato!&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Il rapporto tra l’uomo e la natura&lt;/strong&gt; (che altro non è che il rapporto con se stesso): lo scasso è evidente – la coazione a ripetere sempre le stesse produzioni, fino ad averne troppe e non sapere cosa farne, e pensare di distruggerle oggi con la crisi, domani magari con… la guerra, sempre di più… e in culo a tutto.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Il rapporto tra l’uomo e la donna:&lt;/strong&gt; se le donne vogliono emergere devono per forza somigliare a noi uomini, quando non fare le veline (o le troie) o ancora occuparsi della riproduzione in scala familiare di quello che lascia per strada lo sfascio dello stato sociale.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Il rapporto tra paesi ricchi e paesi poveri:&lt;/strong&gt; una minoranza di persone che si mangia la quasi totalità della torta a disposizione e poi strepita allarmata perchè i poveri (non i poverissimi) tentano anche loro di venire qui ad assaggiarne una fetta, visto che la torta sta essenzialmente qui.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- E potrei continuare…&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La rivoluzione contro il capitale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa storia delle contraddizioni, principali e secondarie la si può declinare nelle contraddizioni oggettive e soggettive. Di quella oggettiva ne hai parlato tu e ripeto esiste. Ma esiste eccome anche quella di carattere “soggettivo”, intesa come l’assenza o l’incapacità del soggetto (una volta si sarebbe detto, rivoluzionario) ad avere un progetto di cambiamento all’altezza dei problemi che la crisi mette sul piatto, ingigantita dalla divisione interna al “soggetto” stesso, eccetera. Altra cosa fu invece la contraddizione (tutta positiva) che si presentò ai bolscevichi con la rivoluzione d’ottobre: c’era la guerra (da far finire), la fame, una aristocrazia (e una borghesia) sconfitta, un movimento privo di disciplina e il “soggetto rivoluzionario” forzò la storia, proprio sull’anello debole della catena: la Russia. Quel tanto che Gramsci in un articolo sull’Ordine Nuovo del ’19 parlò della “Rivoluzione contro il Capitale”, inteso questo come il Capitale di Marx. Una forzatura che poi si pagò, ma che nulla toglie al fatto di riconoscere la capacità degli uomini di “fare la storia” nel senso che il futuro è nelle loro mani, niente è già scritto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il soggetto riformatore (una volta si sarebbe detto rivoluzionario)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi è e come sta? È più di uno e non sta bene! Per farne una analisi più che abborracciata userò la chiave di lettura derivante dallo scorgere dove stanno i “giacimenti del saper fare”. Una volta questi giacimenti stavano per la stragrande maggioranza nel PCI (a livello di militanti e di delegazioni negli Enti locali fino al Parlamento), nelle sue propaggini collaterali: ARCI, Cooperazione, Artigiani e Commercianti (di sinistra), Sindacato (anche se con una notevole autonomia), ecc. per non dire altrettanti giacimenti di saper fare nella compagine cattolica nella Dc e nel mondo delle associazioni ad essa collaterali. I risultati di decenni di “saper fare” sono sotto ai nostri occhi. Nei luoghi di lavoro per oltre un decennio attraverso la presenza democratica dei diritti e del potere dei lavoratori. Negli Enti Locali attraverso un processo di civilizzazione dell’Italia. Nei luoghi di produzione della cultura: cinema, case editrici, giornali, ecc. Ovviamente in alleanza con altri soggetti (socialisti, cattolici democratici, ecc.).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La competizione: chi vince, chi perde&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, ormai da ca. 20 anni. Siamo d’accordo che in una competizione (politica-sociale) non ideologica, come l’attuale non ci sono più, almeno nell’immaginario collettivo, due società che si confrontano, il socialismo e la società dei consumi capitalista, che vedevano appunto due formazioni avverse l’una all’altra: la DC e il PCI. Vincono quelle forze che sanno mettere in campo la maggior messe di “saper fare”, ergo: vincono i più motivati, coloro i quali (a torto o a ragione) sono convinti di essere portatori di un “saper fare”, contro invece i professionisti della chiacchiera (magari colta, ma sempre chiacchiera)? È vero o no che in fondo in fondo ciò che si confrontano sempre da oltre un decennio a questa parte sono due forme di “disprezzo” che ha sostituito l’avversione, che però significava il rispetto per l’avversario. In pratica ora si confronta il nostro disprezzo nei confronti 1° dei buzzurri della lega e 2° degli incolti, affaristi di Berlusconi, ma anche il loro disprezzo per le nostre chiacchiere, motivato (forse giustamente) da una critica al nostro elitarismo, alla nostra puzza sotto il naso nell’avere a che fare con il “popolo”. E con 56.000 voti nella provincia di Torino a Sinistra e Libertà (oltre 30.000 in provincia e il rimanente a Torino) non si fa molta strada, neanche sommando i voti di Rifondazione Comunista e soci non si va oltre i 120.00. Che grande abbaglio abbiamo preso nell’aver smarrito per strada quell’opera di “pedagogia sociale” che aveva contraddistinto la sinistra nel nostro paese. Ciò vale anche per le formazioni uscite dalla DC.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vediamo ora dove sono questi &lt;strong&gt;“giacimenti di saper fare”&lt;/strong&gt; (almeno nella sinistra). &lt;strong&gt;Il più grosso sta nell’attuale PD&lt;/strong&gt;, sostanzialmente è negli eletti nelle assemblee elettive degli Enti Locali. È la risultante di anni e anni di insediamento in queste assemblee. Problema è che a forza di starci si è (comprensibilmente e anche giustificatamente), professionalizzato. Nell’ultimo decennio (e forse un po’ di più) ha perso per strada due qualità: l’altruismo e la generosità e in parecchi ha acquisito una buona dose di cinismo, perdendo per questa via la capacità (e la pazienza) di ascoltare la società, i problemi le contraddizioni, visto poi la quasi totalità di assenza dai luoghi dove si formano le opinioni: le aziende, le scuole, ecc. con una attenzione più che spasmodica (e sbagliata) alla sola presenza nella televisione, delegando a solo questo strumento la diffusione delle sue idee, quando se vuoi la fiducia delle persone devi saper metterti in gioco con le tue emozioni. Uno straniero (e anche l’italico) ha bisogno di odorarti, di sentire la tua voce dal vivo, se no … ciccia!. Se questo è il fenomeno che ha investito il meglio del corpo militante figuriamoci le “propaggini collaterali” da sempre il serbatoio dei suoi “trombati”. Che futuro è probabile: se l’insediamento maggiore e privilegiato sono le amministrazioni e se il trend è quello che viene fuori dalle ultime elezioni, il futuro nel breve e medio termine è facile da intuirsi …&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Come sta il soggetto “radicale”?&lt;/strong&gt; è (forse) meno cinico, con scarso “saper fare” e si caratterizza al massimo come “coscienza critica”: è sempre dedito alla interpretazione con una carica di moralismo che alla fine stufa. È dedito quasi unicamente alla produzione di “eventi” quasi del tutto sganciati da qualsiasi piano di lavoro, provvisto quindi di obiettivi da realizzare. Il campione di questa sequela di eventi è stato senza dubbio Fausto Bertinotti, che ha prodotto oltre Sorel, una visione quasi estetica della lotta di classe: la manifestazione a Roma, lo sciopero generale nazionale. E mi sa tanto (il soggetto) che gode a essere sempre diviso e combattente non con il suo avversario di classe ma con il suo vicino di casa. Facendo così il contrario di quello che Marx diceva: “compito dei filosofi (e degli individui socialmente attivi) non è quello di interpretare il mondo, ma di cambiarlo”. È nella proposta di cambiamento, quando nel cambiamento stesso, che c’è il test decisivo: se hai azzeccato o meno nella analisi e nella proposta di cambiamento! Sapere al millimetro come gira il mondo e non avere niente per cambiarlo è sul serio una magra consolazione.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;Diverso è invece il giacimento presente nella CGIL. Anche qui c’è stato un processo di “professionalizzazione”, però tutta di rimessa, sotto l’attacco dell’avversario e della crisi. Si sconta qui la maggior rottura di continuità dell’esperienza della mia generazione con le attuali.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;In pratica i nostri giacimenti sono quasi tutti esauriti. Si potrebbe benissimo a questo punto fare le pulci a tutti coloro i quali sono stati possessori e guardiani di detti giacimenti per evidenziarne responsabilità e colpe. Ma questo è un ragionamento che non aggiungerebbe neanche un ette alla situazione prima descritta.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;Cosa sappiamo fare ciascuno di noi e gli amici e i compagni che conosciamo? Non solo le nostre opinioni, ma anche il nostro saper fare da mettere a disposizioni di altri, magari più giovani e collocati in “trincea”, dove avrebbero bisogno come il pane di una esperienza e di una scienza che possa dare fiducia e possibilmente imitazione positiva nel fare la loro esperienza? E sì che la situazione “oggettiva” non è mai stata a noi così favorevole: l’attuale forma del capitalismo (il liberismo) è in crisi totale. Vedi i liberisti di ieri diventare ad un tratto Keynesiani, alcuni con una rivalutazione nelle cose che fanno: l’intervento dello stato alla maniera socialdemocratica. Però noi siamo “esauriti”!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;È morto il re – w il re!&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;· Ne verrebbe dalla lettura dell’esaurimento che non c’è più trippa per gatti ed è meglio andare per boschi. Invece trippa per gatti ce n’è ancora e forse molta. Problema è che non conosciamo dov’è, chi la possiede, come la pensa su di noi e sul mondo. Però c’è!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;DA CHE COSA RIPARTIRE&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;In prima battuta occorre definire per quali soggetti, e nelle priorità di definizione io indico un primo terreno "revisionista". I soggetti privilegiati devono essere innanzi tutto noi, qui a Torino, poi viene il resto del mondo. Voglio dire che la condizione di avere un "progetto di cura" per gli altri sta in piedi se "si ha cura di se stessi". Avere cura di se stessi, per me vuole dire studiare la realtà e la dottrina - pretendere grande rigore evitando brutte copie di partito e di sindacato. Con molta modestia credo che già nei posti dove ciascuno opera possa esercitare un discreto orientamento.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;La condizione è che si parta dal riconoscimento di una comunità scientifica allargata, cioè che le capacità di "problem solving", non risiedono unicamente nella testa degli "esperti tecnici" della comunità scientifica tradizionale (tra i quali anche i politici di professione), ma nell'agire sociale è presente a tutti i livelli un altro esperto "grezzo", ricco di capacità e competenze, al quale va dedicata attenzione e riconoscimento. Un soggetto provvisto di una Immagine e di un Piano che muta quotidianamente la porzione di mondo che sta di fronte a lui. Si tratta in ultima analisi di mettere a confronto con pari dignità "esperienza e scienza". Su tematiche definite e anche su obiettivi modesti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Un’opera di revisionismo&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di entrare nel merito di alcune aree tematiche di iniziativa, occorre a mio modo di vedere, mettere in agenda una serie di questioni di grande spessore anche ideologico a cui dedicare tempo di studio, discussione, confronto, ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I comunisti e il potere&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;·Da Lenin a Gramsci al PCI di Togliatti e seguenti. Mi pare ci siano nodi di teoria e di prassi da revisionare con molta determinazione. Si può osservare che una pratica comunista non partecipata ha creato mostri o disillusioni immense, sia nei paesi dell’Est che nelle pratiche “governative” all’ovest. Al proposito si potrebbe tentare una tesi e cioè che il comunismo o è fondato sulla non delega o non è. Ovvero è talmente una idea mobilitante che non sopporta mediazioni delegate che escludono l’esperienza diretta dei partecipanti.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I problemi della divisione del lavoro negli anni 2000&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;Per certi versi questa questione si intreccia con la prima, con una accentuazione che non riguarda solo il mondo tecnico della produzione (come in maniera riduzionistica è passato nel tempo), ma anche il terreno della formazione e della cultura. In prima battuta nel nostro paese vi è da verificare il limite “togliattiano” di una certa lettura del Gramsci più moderno e più “torinese”, quello che si interroga sul capitalismo americano per intenderci (vedi il libro di Minucci), mentre il Gramsci più conosciuto è solo quello storicista e umanista. Per intenderci se c’è una possibilità di riscrivere una sorta di moderno “Americanismo e fordismo”.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Un diverso uso del tempo&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;Io così ragiono oggi, rispetto anche alla riduzione di orario di lavoro. Non mi entusiasma più di tanto la RO a 35 ore perché rimane tutta in una logica industrialista. Un diverso e innovato uso del tempo che tenti di andare oltre la divisione storica del lavoro produttivo e riproduttivo (che in ultima analisi è anche gran parte della divisione del lavoro tra uomo e donna). Certamente vanno battute (o comunque va fatta resistenza) verso tutte quelle forme di riduzione di orario che tendono a ridurre la settimana con un allungamento della giornata lavorativa. Ne andrebbe della integrità psico-fisica dei lavoratori, nei fatti riducendo il lavoro al solo salario e il tempo "libero" dedicato al solo consumo. Sarebbe il trionfo del modello americano (in Italia!), costruendo un individuo sostanzialmente schizofrenico, che accetta un lavoro stupido ed eterodiretto in fabbrica, con una falsa possibilità di realizzarsi fuori. Quindi il problema di un superamento della divisione del lavoro continua ad esistere, anche e soprattutto nella fabbrica integrata, in quanto il nocciolo duro del Taylorismo, la divisione tra chi pensa e chi esegue, non viene minimamente scalfito. Invece vanno sperimentate tutte quelle forme di un diverso uso del tempo nella accezione che dicevo più sopra. La proposta:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;· 20 ore di lavoro produttivo&lt;br /&gt;· 8 ore di lavoro riproduttivo&lt;br /&gt;· 8 ore di formazione, professionale e/o culturale&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La scansione delle tre fette di orario risponde ciascuna ai problemi della società moderna. La prima (le 20 ore, con una ipotesi settimanale sui 5/6 giorni lavorativi), risponde alla necessità di ridistribuire il lavoro esistente. La seconda entra dentro la crisi dello stato sociale evitandone lo sfaldamento (con un rapporto di lavoro sostanzialmente fatto dagli Enti Locali), tra l'altro il costo sarebbe compensato da un recupero produttivo della CIG, CIGS, Mobilità, ma ancora di più da un dato culturale che nel tempo si può realizzare e cioè quello di avere un individuo (l'uomo e la donna), costruito anche da una attività non direttamente produttivistica, ma su una attività dove l'accento non viene solo dall'efficienza ma dell'efficacia del suo lavoro. La terza, vuole essere nei fatti il superamento della logica borghese sulla formazione degli individui, che vuole l'individuo interessato ai processi formativi quasi esclusivamente nella età giovanile e poi tutta la vita dedicata al lavoro. In pratica io scelgo lo stato per la sua capacità di creare il “lavoro di efficacia” e il sistema delle imprese per il “lavoro di efficienza”.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;In URSS c’era una netta divisione tra quello che io chiamo il lavoro di efficacia e quello di efficienza – il lavoro di efficacia oltre che alla cura delle persone e la loro istruzione, era volto alla produzione di strumenti di morte = le armi (perché è questa una attività dove appunto il lavoro lo si misura attraverso l’efficacia = una mitragliatrice deve sparare sempre senza mai incepparsi, un aereo deve stare sempre in aria, ecc.), il lavoro di efficienza verso la produzione di beni di consumo durevoli (dove appunto il lavoro lo si misura attraverso l’efficienza = quanta produzione oraria). Intanto una prima contraddizione nella costruzione del socialismo = che il meglio della capacità, della professionalità, della creatività dei lavoratori, della scienza e della tecnica era tutto fiondato sulla produzione di strumenti di morte! Quando Lenin aveva vinto la sua battaglia per la egemonia sulla parola d’ordine: Basta con le guerre e la terra ai contadini! Mentre sul lavoro di efficienza c’era la maggiore inefficienza e il maggior sbattimento generale!&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;Quel tanto che se volevi trovare delle similitudini tra il PCUS e i partiti italiani, c’era eccome ma non con il PCI ma con la DC. Tutti e due partiti stato (vedi la fine rovinosa di entrambi). Insomma uno scambio in entrambi i casi: “io non rompo le balle a te, tu dai un voto a me!”. In Unione Sovietica un consenso in cambio di: poca produttività, poco salario, poco consumo. E con tre poco chi si accontentava? Un individuo mediocre, che se ne sbatte. Mentre in quasi tutte le fabbriche da me visitate (e sono state svariate) alla domanda di quanto era l’assenteismo al Lunedì, vedevo nelle facce dei miei interlocutori disegnarsi l’imbarazzo. Il Lunedì era consacrato a smaltire la sbornia di Vodka fatta durante la Domenica. La Vodka per i russi stava alle armi per gli americani: patologia. Così come il turnover da una azienda all’altra trovava delle cifre molto alte (e questo fin dalla nascita dell’URSS, quel tanto che era stato oggetto di proposta da parte di Troscki per la militarizzazione della classe operaia). Chi erano quei lavoratori che andavano errando da una fabbrica all’altra? Erano ovviamente i lavoratori provvisti di una buona qualificazione (e quindi erano in cerca di maggior salario) ma anche per sottrarsi al clima pesante e untuoso di paternalismo (è sempre l’altra faccia della medaglia di ogni autoritarismo). In pratica ne viene che la costruzione del socialismo ha bisogno di motivare gli individui più curiosi, più intraprendenti, altro che la mediocrità. Vittorio Rieser mi diceva che un aumento della produttività individuale e collettiva nei paesi dell’est si poteva misurare in occasione delle poche rivolte operaie nei confronti delle burocrazie al potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Più democrazia è uguale a più produttività&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Intanto occorre dire che nella nostra cultura, democrazia e produttività sono sempre state considerate delle antinomie. Allora occorre essere consapevoli che se non si vuole essere dei parolai occorre dimostrare nei fatti e sul campo che i due termini si possono sposare e convivere felicemente insieme. Così come i padroni riescono a dimostrare con i fatti e non con le parole un ben altro assioma: più comando = più produttività. Infatti si può benissimo dire che la fabbrica taylorista – fordista e post-fordista vive su un altro assunto: la mancanza di democrazia.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;Nel 1982 a Torino facemmo un corso delle 150 ore all’Università con il compagno Prof. Oddone mettendo a confronto 3 situazioni: il comune di Torino, l’USL 1-4 di Torino e la FIAT Mirafiori – le leggemmo attraverso l’assunto: + democrazia = + produttività e cosa scoprimmo? Che l’assunto dava una risposta positiva alla FIAT Mirafiori!&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;Nel saggio “L’uso inumano dell’essere umano” di N. Wiener ad un certo punto si dice: “nell’epoca dello schiavismo, un essere umano legato al remo di una galera era usato solo come fonte di energia, così come oggi nella fabbrica moderna l’essere umano è costretto alla catena di montaggio e quindi alla ripetizione stupida di alcuni manciate di secondi di attività, ne viene che l’uomo moderno è utilizzato per un milionesimo delle sue capacità” – in pratica l’essere umano moderno non è “sfruttato”, se per sfruttamento si intende le sue capacità mentali. Allora si pone la vera sfida con il capitalismo globalizzato – progettare un lavoro e una fabbrica dove maggiore produttività sia insieme a maggiore democrazia. Se non ci si pone questa sfida la battaglia è persa in partenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per maggiore chiarezza espositiva osservare lo schema seguente:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I fattori che influenzano la produttività&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;1° - La durata del lavoro = l’orario&lt;br /&gt;2° - L’intensità del lavoro = la prestazione&lt;br /&gt;3° - L’innovazione = di progetto, di prodotto, di processo&lt;br /&gt;4° - La professionalità e l’OdL&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se aumenta il 1° e il 2° fattore aumenta lo sfruttamento&lt;br /&gt;Se aumenta il 3° e il 4°, bene, è quello che vogliamo&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;Inoltre entrano in gioco alcuni fattori di carattere “politico-ideologico” come i seguenti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il padrone: &lt;strong&gt;PIU’ COMANDO = PIU’ PRODUTTIVITA’&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Per i lavoratori: &lt;strong&gt;PIU’ DEMOCRAZIA = PIU’ PRODUTTIVITA’&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È evidente che è un assunto che va dimostrato nella pratica – in pratica è prima di tutto una sfida a noi stessi prima ancora che al padrone. Ivar Oddone mi ha insegnato a fare delle ricerche “irrituali”: non leggere solo la normalità che nella fase attuale è solo “sghinga”, ma leggere la “devianza” (evidentemente quella a carattere positivo). Domanda: nella fase attuale è possibile rintracciare delle esperienze positive per farle diventare come diceva A. Gramsci, “ordine morale” per il rimanente dei lavoratori?&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;Io so che: 1° alla GM negli USA tra i lavoratori stabili c’è (c’era! È il dopo Marchionne) in atto da decenni il salario indicizzato – 2° nelle grandi aziende giapponesi il 30% dei lavoratori è assunto a vita con il diritto di prelazione per i propri familiari – 3° in Germania alla Wolkswagen è in atto un interessante esperimento nell’ultimo stabilimento costruito che vede l’intera mano d’opera suddivisa in 2 o 3 categorie a salari uguali all’interno di ogni categoria (all’IRES-CGIL di Torino vi sono gli atti di un convegno tenuto lo scorso anno). Aggiungo che in tale stabilimento ci è raggiunto il massimo di produttività (riferito agli stabilimenti della WV) con il minimo di assenteismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capisco ma non condivido le probabili obiezioni: ma queste proposte sono roba da società socialista: 1° perché il demandare ad un futuro “socialista” i problemi concreti dell’oggi significa non tentare di risolverli adesso, qui e ora – 2° perché è un’idea che ha già fallito (vedi i paesi dell’Est) – 3° perché occorre inverare nella realtà attuale le ipotesi di soluzioni che si potranno avere un domani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lo statalismo del PCI e del PSI&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;Nella dottrina il PCI era statalista, mentre (sempre nella dottrina) il PSI era per una società molto più libera, per la presenza della cooperazione, delle società di mutuo soccorso, ecc. Nella pratica avvenne proprio il contrario: nel primo centro-sinistra dei primi anni ’60 il PSI nell’azione di governo si dimostrò del tutto statalista: con la nazionalizzazione dell’energia elettrica, con un ulteriore presenza delle Partecipazioni Statali, eccetera. E tutto ciò vide il protagonismo della sua componente di sinistra: i lombardiani, con Giolitti, Ruffolo (ex trosckista), eccetera. Ma erano statalisti liberali come Scalfari e udite, udite come Luigi Einaudi!&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;Mentre il PCI non per scelta, ma per necessità (che ne fece virtù) diventò “localista”. Applicò l’enorme saper fare della sua gente nelle scelte locali: il comune, la provincia e negli anni ’70 nelle regioni. Civilizzando nei fatti l’Italia: dall’Emilia Romagna alla Toscana, all’Umbria, passando per tutti gli anni ’70 alla stagione delle “giunte rosse” (vedi l’esempio di Novelli a Torino). Il motore di questo processo fu l’esempio positivo che andava studiato, imitato quel tanto da incuriosire persino giornali e paesi lontani quali gli USA. Quel tanto che se c’è qualcosa da salvare nella storia dei comunisti italiani è la pratica unitaria nelle giunte rosse assieme all’altrettanto pratica unitaria dei comunisti nel sindacato. Senza la quale pratica l’unificazione delle sigle sindacali per oltre un decennio non ci sarebbe stata. La presenza dei comunisti favorì l’incontro dialettico tra i lavoratori più radicali (pochi) e i lavoratori più moderati (molti). E faccio apposta la distinzione tra i comunisti e il loro partito. La storia concreta ha delle sfaccettature diverse, per l’azione del partito e per l’azione concreta nelle situazioni concrete dagli appartenenti a tale partito. Una per tutte: i bilanci in rosso. Nella quasi totalità dei comuni governati dalla sinistra il bilancio comunale era programmato dalla giunta quasi sempre in rosso: per poter fare quelle scelte di politiche sociali necessarie e che avevano dei tempi di realizzo e di copertura “differiti”, ovviamente nel tempo. Non che la DC fosse talmente virtuosa sia a livello locale che al governo da operare sempre in pareggio. Anzi il magna magna era il dato dominante. Adesso qual è la situazione nella sinistra: io vedo il prevalere di una sorta di rigorismo alla Quintino Sella (era il rappresentante della Destra storica nell’ottocento), che li fa diventare una sorta di “gabellieri” delle burocrazie tecnocratiche della UE, o per stare alle pratiche molto più prosaiche dello SPI CGIL anche loro “gabellieri” di questo stato inetto, incapace, lassista (vedi l’enormità di lavoro fatto per il 730).&lt;br /&gt;Su questo, quand’è che la sinistra avvierà sul serio una critica serrata alla burocrazia del nostro paese, senza lasciare tutto ciò nelle mani della destra. In pratica con i bilanci in rosso si è civilizzata l’Italia e di questo i “segni” esistono ancora.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;Uno mi dirà: “ma tu mi stai parlando di “archeologia politica”. È vero, sono cose un po’ antiche però per me vale sempre la lezione di Ivar Oddone che dice: “chi non sa pianificare il proprio passato, non è in grado di progettare il proprio futuro”. Perché mai allora dovremo fare riferimento al 25 aprile del ’45, alla Costituzione Repubblicana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I tempi della “rivoluzione”&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Tutte le rivoluzioni che si sono succedute nell’ultimo secolo hanno dato vita a lotte esaltanti con immani sforzi e sacrifici (fino alla morte) di masse di lavoratori e di popolo. Tutte le rivoluzioni (compresa quella cubana) hanno fallito l’obiettivo di costruzione dell’uomo “nuovo”. Io penso che in parte ciò sia dovuto al fatto di non avere rispettato i tempi di maturazione di coloro i quali erano stati protagonisti degli elementi di rottura. Valga per tutte l’affermazione di Che Guevara che nel suo libro di istruzioni per la guerriglia dice che l’andatura della banda guerrigliera deve essere data “dall’ultimo della pattuglia”. In caso contrario i più forti rimarranno soli e alla fine perderanno. Così come è avvenuto in piccolo anche alla FIAT (vedi i 35 giorni).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I migranti&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invece di avere una politica per l’emersione in chiaro dalla clandestinità, facciamo di tutto (fa di tutto l’attuale governo) per ricacciare nella clandestinità migliaia e migliaia di questi migranti, condannandoli ad una vita precaria, spiantata a ridosso della criminalità. Tutto in omaggio alla teoria (derivante dalla psicologia sociale) che vuole che C = f A: il comportamento è una funzione dell’ambiente che circonda un individuo, per cui se uno è clandestino si comporterà da clandestino e se lo è attorniato da comportamenti criminali, sarà indotto a imitarli!&lt;br /&gt;Forse siamo di fronte ad una novità rispetto ai 100 e passa anni di altre migrazioni che hanno visto milioni e milioni di italiani lasciare il proprio paese. Intendo dire che è vero che le migrazioni hanno sempre coinvolto paesi poveri verso paesi ricchi, però specie la migrazione dai paesi d’Europa verso le Americhe dietro avevano “paesi in via di sviluppo”. Oggi (forse) siamo di fronte al fatto che nei paesi a forte migrazione dall’Africa e da alcuni paesi del Medio Oriente o dell’Asia ciò non esiste più. C’è guerra, fame, disperazione, corruzione immensa dei governi e rispetto al passato più remoto qualsiasi abitante di quei paesi può vedere attraverso la televisione il “modello di vita” di noi bianchi (almeno quello che gli sforniamo giornalmente attraverso la pubblicità). Per cui la voglia di andarsene in cerca di fortuna diventa enorme e per chi resta si alimenta invece una sorta di “parassitismo” derivante dalle richieste di denaro, continue, pressanti per chi è arrivato in “paradiso” (in Europa, in Italia). Cose conosciute da molto tempo anche nel nostro paese, fino a pochi decenni fa paese di emigrazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sicurezza - insicurezza&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema del fenomeno della sicurezza-insicurezza a mio avviso ha a che fare con il fatto che nell’attuale momento storico l’incontro di diverse etnie, diverse culture, religioni, ecc. si viene a trovare con un combinato disposto fatto di una situazione di crisi economica da una parte che ovviamente non offre a queste persone tutto ciò per il quale loro sono venute speranzose di trovare nel nostro paese e dall’altra da un confronto tra una società di “vecchi” (la nostra) ed una moltitudine di giovani (gli stranieri). Se la crisi che si annuncia all’orizzonte si farà più seria io temo che ne vedremo di brutte, a partire dagli effetti che avrà sull’anello più debole rappresentato dalla presenza degli stranieri. Pensiamo ad una contrazione dei redditi (da inflazione, ecc..) e la possibilità per decine di migliaia di famiglie di mantenersi (anche in nero) la badante. Ovvero la contrazione produttiva derivante dall’aumento dei costi (vedi il petrolio e le materie prime, ecc.), dove taglieranno per primo le aziende che andranno in crisi? Sulla manodopera straniera! &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;A Torino il nucleo familiare da una persona assomma al 41%. Nel 1978 la % era del 29,8% (dati nel Quartiere San Donato). Siamo quindi ad un aumento di oltre l'11%. Chi ci sta in quel 41%: penso io, una fetta di stranieri, ovviamente, che specie per i primi anni arrivano qui da soli e sufficientemente giovani e si insediano dove altri come loro sono già insediati.&lt;br /&gt;Ma la stragrande maggioranza si tratta di anziani, specie donne (in quanto campano più a lungo). Come ben si sa l'anziano è un individuo molto stanziale, se ha una casa se la tiene, non va all'avventura, non si sposta facilmente da una zona all'altra.&lt;br /&gt;E a Torino se uno è solo, lo è come un cane. La sua vita è scandita da una desolante solitudine (problema per il quale è sempre indicato tra i primi in ogni ricerca), in qualche caso mitigata dalle visite di qualche parente, da rapporti più o meno buoni con il vicinato, ecc. Quindi siamo di fronte ad una società (la nostra), fatta essenzialmente di anziani che incontra dei giovani (di altra provenienza, cultura, religione, costumi, ecc.) e ne ha paura... La scienza (medica e la psicologia) ci spiega che a 65 anni gli individui diventano "fragili": non hanno più le “attrezzature” per affrontare il nuovo, nuovo che appunto crea timore, fa paura.. e io penso che la “fragilità” psicologica abbia un’età molto inferiore ai 65 anni. Se poi ci aggiungi che nella solitudine questi individui (anziani) si sorbiscono 4 ore di attuale TV, la frittata è fatta...&lt;br /&gt;Queste mie annotazioni possono spiegare in parte il divario che esiste tra i dati sulla criminalità, in calo, che ci dicono che l'Italia tra i paesi d'Europa è quella più tranquilla e la "percezione del rischio" che invece va alle stelle. Una delle risposte può forse ritrovarsi in queste mie considerazioni. &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;In pratica ci troviamo di fronte ad una società dove si misurano da una parte una popolazione relativamente vecchia (la nostra) con un’altra popolazione giovane (gli stranieri), provvista pure di una “marcia in più”, basta vedere la situazione dei ragazzi stranieri nelle scuole, imparano prima dei nostri, vogliono dimostrare di essere alla pari con noi.&lt;br /&gt;Basta vedere la differenza tra la politica di “inclusione” che aveva l’impero romano e noi. Nell’impero romano la possibilità per uno straniero di diventare persino imperatore! E adesso la negazione di farli votare anche per le amministrative!&lt;br /&gt;Perché comunque a me interessano gli stranieri? Mi interessano perché sono e saranno loro il moderno proletariato, e quindi mi interessano in quanto lavoratori a prescindere dalla loro provenienza, colore, religione, eccetera. &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;Per ultimo, nella mia non più breve esperienza di militante sindacale ho avuto occasione di prendere a calci nel sedere molte volte i "crumiri" sia in fabbrica che fuori, convinto come ero che questa fosse una utile "pedagogia sociale" da esercitare nei confronti di questi miei compagni di lavoro che secondo me sbagliavano. Ora a prescindere o meno da questa particolare "pedagogia sociale" (ad oggi molto discutibile), è mai possibile il "buonismo o il paternalismo" che caratterizza il comportamento della sinistra del nostro paese nei confronti del diverso e del più sfortunato tra noi? Io credo invece che bisogna avere un sano atteggiamento laico nei confronti delle persone per prenderle sul serio, e non insistere oltre nelle pratiche, tutte cattoliche, di paternalismo nei confronti queste persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Due libri – ne manca uno&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di questi giorni ho letto due libri con molto interesse: il 1° “L’Anticasta – l’Italia che funziona” è un libro a cura di Marco Boschini che illustra i 25 comuni Italiani definiti virtuosi sulla base di aver raggiunto 5 stelle (sono i criteri con i quali lo si diventa) nel libro non compaiono due “stelle” (mancanti): la produzione e il lavoro – il 2° “L’orgoglio industriale” di Antonio Calabrò - è questi un ex giornalista dell'Espresso, di orientamento destra del PD. Attualmente è direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne del Gruppo Pirelli. Nella sua disamina il Calabrò afferma che su ca. 4milioni di Partite Iva presenti in Italia attualmente ci sono 4.600 aziende (che lui definisce delle "multinazionali tascabili") che possono essere quelle che ci tireranno fuori dalla crisi (forse). Sono aziende del 4° capitalismo (lui afferma) - di che si tratta: "di un capitalismo di medie imprese manifatturiere che sono cresciute nel cuore dei distretti industriali, dominando reti e filiere produttive, di una nuova ondata di specializzazioni industriali, di un insieme di attività che si sono sviluppate dalle piccole dimensioni alle medie e poi alle medio-grandi, con una evoluzione significativa delle caratteristiche stesse delle imprese... una marcata propensione internazionale. Una corsa a conquistare nicchie produttive di d'eccellenza, a livello globale”. Eccetera…&lt;br /&gt;Nel libro non appare quanto c'è di esternalizzazione ne di delocalizzazione, ne di precarietà, ne tanto meno di quale presenza sindacale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;DOMANDA&lt;/strong&gt; – a sinistra cosa c’è di esempi virtuosi? Di esempi che possono essere imitati? Convinto come sono che è solo dagli esempi positivi che si può imparare. Perché queste domande. Perché è su un’altra dimensione su cui vedo una serie di compagni (dirigenti) molto appassionati, innamorati quasi, che mi vede al lato opposto: l’elemento più dannoso per l’attuale sinistra è dato da tutti coloro che amano continuamente il “mettere il lievito sulla merda”. Così Pugno una volta (era il 1970) mi aveva interrotto durante una delle mie solite tirate su come stavano male i lavoratori: “co’ ti Marchett” e proseguì tutto in torinese, “anche tu Marchetto ti diverti a mettere il lievito sulla merda, quasi che i “ruscun” abbiano bisogno di sentire da te quanto male stanno loro… ma va a caghè”. Che lezione ragazzi miei. Aveva ragione lui.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;Nella socializzazione delle scoperte scientifiche di gramsciana memoria vi è appunto la socializzazione degli esempi positivi che devono essere appunto socializzati per farli diventare come diceva Gramsci: “un nuovo ordine morale”. Da Bertinotti a Giordano passando per Vendola e Ferrero e a tutti gli attuali dirigenti della sinistra sia radicale che riformista c’è una autentica passione per parlare sempre delle disgrazie del proletariato. Il quale alla fine si è proprio stufato e ci ha lasciato sul pavè. Dalla mia esperienza di operaio alla FIAT che cosa ne ho tratto: che se non c’era una officina che partiva rappresentando per questa via un esempio positivo da imitare col fischio che ci sarebbe stato un movimento così tumultuoso che in poche settimane e mesi si allargò a macchia d’olio per tutta la Mirafiori, per tutta la FIAT, per tutte le fabbriche, ecc.&lt;br /&gt;Sempre il compagno Ivar Oddone una volta mi disse: “vedi Marchetto, il baco della sinistra (era il 1972!) è quello che quando fa delle ricerche, delle inchieste studia sempre la “normalità” = la sginga, mentre dovrebbe fare ricerche, inchieste sulla “devianza” (a carattere positivo)”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I territori liberati&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Più che comuni o fabbriche virtuose sarei per “zone o territori liberati”, dalle schifezze interne alle fabbriche (precarietà, rischi da lavoro, bassi salari, gradi di libertà, ecc.) – stessa cosa nei territori “comuni”.&lt;br /&gt;Perché non pensare di costruire noi un movimento dei “territori liberati” a partire dai comuni dalle fabbriche che si conoscono, dove abbiamo delle informazioni, degli agganci. È ovvio che bisogna individuare (attraverso la validazione consensuale) dei criteri per stabilire quali sono i “territori liberati”. Ed è evidente che su questa impostazione bisogna avere il massimo a disposizione del territorio (per poterlo liberare), da un moderno “federalismo fiscale”, che altro non è la vecchia pratica comunista degli anni ’60 riferita ad avere una “autonomia finanziaria locale”, senza la quale gli amministratori locali, loro malgrado, diventano tutti dei gabellieri di altri centri di potere. È questo un processo che se fatto conoscere ai più (con le moderne macchinette informatiche ciò è possibile) potrebbe essere da una parte di esempio e dall’altra rappresentare una bella contraddizione nel campo delle imprese e nel campo delle amministrazioni comunali. Ed per me chiaro che è su questa articolazione sul territorio che si può costruire un movimento unitario e plurale, fatto di conoscenza, di competenze e saper fare. Cosa osta mettere in una rete a carattere internazionale un’idea di questa natura? Assolutamente niente. Ne andrebbe valorizzato l’esperienza di decine e decine di soggetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Rivalutare Togliatti&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ho sempre subito un fascino straordinario nei confronti di Gramsci. Negli ultimi tempi vado rivalutando anche la figura di Togliatti, almeno su due questioni: la 1° attraverso la “svolta di Salerno”, dove impose al suo partito la strategia dei CLN mettendosi pure d’accordo con i monarchici, quindi una pratica dell’unità in funzione di un obiettivo molto chiaro: farla finita con la guerra e cacciare via i tedeschi e i fascisti. La 2° (davvero mirabile) quella del partito nuovo, di massa: ad ogni campanile una sezione, una casa del popolo, una camera del lavoro!&lt;br /&gt;Che lezione ragazzi miei! Ad oggi nella sinistra si guardano tutti in cagnesco quasi avessero la scabbia.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;E che dire di un’altra pratica unitaria dei comunisti, specie quelli impegnati nel sindacato dei Consigli di Fabbrica per tutti gli anni ‘70 (quelli della mia generazione). Forse non si sa che i primi 56 Delegati alla Mirafiori furono: 14 per la FIM (Democristiani di sinistra e radicali), 14 per la FIOM (PCI, PSIUP e PSI), 14 per la UILM (tutti socialdemocratici di Saragat, alla FIAT quasi tutti un po’ venduti) e 14 per il SIDA (il sindacato giallo in mano alla FIAT). La gloriosa FLM nasce da questo iniziale compromesso.&lt;br /&gt;Per non dire la pratica unitaria dei comunisti negli Enti Locali dove se non davi al socialisti più posti di quanto loro rappresentassero, il giorno dopo li trovavi assieme alla DC. Ma che attraverso questo compromesso le giunte di sinistra civilizzarono l’Italia!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I soggetti&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ho detto prima quali soggetti esperti bisogna ricercare: “l’esperto tecnico e l’esperto grezzo”. Certo non basta, occorre avere una strategia per coinvolgere tutta una serie di soggetti sprovvisti di expertise: uno per tutti = gli stranieri (ma anche gli “stranieri” italiani, nel senso di tutti quei giovani che non sanno nulla del percorso virtuoso degli anni ’60 e ’70). Occorre partire qui dalle loro condizioni per offrire loro un percorso che va DALL’INDIGNAZIONE ALLE RIBELLIONE AL CAMBIAMENTO. Da questo punto di vista occorre però essere coscienti che se vuoi convincere uno di questi soggetti occorre certo l’uso il più accorto, il più raffinato possibile dei moderni mezzi informatici e telematici, ma occorre anche sapere che se vuoi conquistare la fiducia, questi soggetti, questi, hanno bisogno di odorarti, di sentire la tua emozione dal vivo, se no… ciccia! E va detto loro tutta la verità: che un nuovo movimento di ribellione avrà costi salati per tutti coloro che si ribelleranno. Sarebbe per me e per la mia generazione, un bel modo di risarcire, per i torti subiti la generazione dopo la mia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;AIUTO !!!&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mondo si è rovesciato e io sono molto “social confuso”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;NEL MONDO&lt;/strong&gt; - Per dire, basta guardare alla Cina (che si definisce comunista) per vedere un regime a economia pianificata con un capitalismo “primitivo”, nel senso che con una velocità impressionante sta facendo quello che altri capitalismi hanno fatto in decenni: l’accumulazione primitiva, sulle stesse identiche produzioni del capitalismo più classico. Per non dire la sua vicina di casa, la Corea del Nord sempre dello stesso regime che ha pianificato la miseria e la bomba atomica! Mah!&lt;br /&gt;Che dire degli USA di Obama che va in cerca di imitare ciò che è stato fatto in Europa con la stato sociale nei decenni passati. Auguri. A me pare che anche lì ci sarebbe bisogno di un sano conflitto di classe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con la fine delle stati colonialisti si è passati con la “globalizzazione” e la “delocalizzazione” al colonialismo in mano alle multinazionali. Con tre effetti: il 1° che le guerre non le fanno più solo gli eserciti “classici”, ma che ci sono “armate” private pagate dalle multinazionali o da boss di regimi fantoccio - il 2° la nascita dei “non stati”: vedi per tutti la Somalia, il Congo, ecc. 3° l’emergere di veri “stati canaglia” tipo la Russia in Europa e la Nigeria in Africa che sono paesi ricchissimi di materie prime (dal gas al petrolio ad altre materie prime), ma che non producono nulla e al loro interno vigono dei regimi autoritari, corrotti fino al midollo, in mano a oligarchie ricchissime con una popolazione ridotta allo stremo, sfiduciata, sfibrata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Riporto ora alcune considerazioni (che mi hanno convinto) di Jaques Sapir Direttore di studi degli Alti Studi in Scienze Sociali di Parigi il quale ad un certo punto dice (vedi un saggio apparso su Le Monde Diplomatique di Marzo):&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Esportiamo: è vero capacità produttiva, tecnologie, innovazione, però sui prodotti che ci hanno portato alla situazione attuale, e non invece su produzioni alternative. Attratti unicamente dai bassi costi di lavoro, di diritti, di regole fiscali, ecologiche, ecc. Importiamo: merci a prezzi bassissimi e a costi altissimi (costi umani intollerabili). Importiamo quindi salari, diritti, ecologia da terzo mondo. La combinazione di libero scambio e di rigidità monetaria dell'euro rende necessaria, dal punto di vista degli imprenditori, l'immigrazione clandestina, il clandestino non è coperto dal diritto sociale esistente. Quindi l'immigrazione diventa l'equivalente di una svalutazione di fatto e di uno smantellamento dei diritti sociali di fronte alla pressione della concorrenza importata. I sostenitori del libero scambio dimenticano sempre di ricordare la conversione di John Maynard Keynes, che fu un risoluto sostenitore del libero scambio all'inizio degli anni '20, poi, a partire dal 1933, del protezionismo. Keynes non ha più cambiato posizione fino alla morte, avvenuta nel 1946, mentre i suoi progetti di riorganizzazione del sistema monetario e commerciale internazionale hanno dato ampio spazio al protezionismo, pur condannando l'autarchia. Misure protezionistiche, che permettano di modulare gli scambi con l'esterno, al contrario dell'autarchia che porta a ripiegarsi su se stessi, sono dunque necessarie. E’ addirittura la condizione sine qua non di qualsiasi politica di rivalorizzazione salariale, che renda solvibili le famiglie e permetta di aumentare la domanda. Aumentare i salari senza toccare il libero scambio e insieme ipocrita e sciocco. Peraltro, solo il protezionismo può fermare la spirale del minor offerente fiscale e del minor offerente sociale che si è instaurata oggi in Europa. D’altra parte che cosa sono le “quote latte” o per lo zucchero per i paesi della UE, o i sussidi per le granaglie o l’acciaio in USA?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io vorrei che invece di mandare in giro i nostri soldati negli altri paesi a fare (o impedire) le guerre, ci fosse sul serio un invio massiccio di: elettricisti, muratori, tornitori, idraulici, contadini e un eccetera molto lungo che copra tutte quelle attività utili per dare una mano a quelle popolazioni per fare delle cose utili e per fare loro la formazione. Sai che bello il 2 di Giugno (festa del Repubblica) vedere sfilare al posto dei bersaglieri o degli alpini brigate di questi professionisti.&lt;br /&gt;Ed è per questo che bisogna farsi cacciare fuori dalla NATO.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;IN EUROPA&lt;/strong&gt; – ma perché debbo andare a votare per un parlamento che so già che non conta nulla e lo faccio unicamente per vedere quanto contano le forze di sinistra (ormai zero), ovvero per una sorta di “coazione a ripetere” in cui anche la sinistra moderata ormai è preda. In questa crisi è mancata del tutto la presenza a livello della UE (per non dire a livello internazionale) di uno straccio di sindacato. Dopo di che i lavoratori in tutti i paesi della UE sono preda delle pulsioni e delle formazioni di destra. Siamo proprio mal messi.&lt;/div&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-2b91db8bc34947fb" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v24.nonxt5.googlevideo.com/videoplayback?id%3D2b91db8bc34947fb%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1329887072%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D30E1169EA86F2C4E1796FBD6D89F65CC4C05F8CC.5C6AF63411489E71141E6F9A4D8BD4243345255D%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D2b91db8bc34947fb%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DIkPm-J7Nx7K1QzMrXnpXDhO00h0&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v24.nonxt5.googlevideo.com/videoplayback?id%3D2b91db8bc34947fb%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1329887072%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D30E1169EA86F2C4E1796FBD6D89F65CC4C05F8CC.5C6AF63411489E71141E6F9A4D8BD4243345255D%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D2b91db8bc34947fb%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DIkPm-J7Nx7K1QzMrXnpXDhO00h0&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-1764103239278770270?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/1764103239278770270/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=1764103239278770270&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/1764103239278770270'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/1764103239278770270'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2009/06/avanzo-unipotesi-e-fallito-il-leninismo.html' title='Avanzo un&apos;ipotesi: è fallito il leninismo e il... &apos;68'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-4236870119858823380</id><published>2008-11-26T11:27:00.000-08:00</published><updated>2010-08-17T14:51:36.994-07:00</updated><title type='text'>Proposta di costruzione di uno "Spaccio Territoriale"</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;All’attenzione del Sig. Sindaco Nicola Pollari&lt;br /&gt;e.p.c. all’assessore Sig.ra Rosa Perrone&lt;br /&gt;e all’assessore Sig.  Giulio Capozzolo&lt;br /&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I proponenti&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Siamo un gruppo di persone di sinistra cha da Giugno di quest’anno, una volta la settimana, siamo impegnati nella costruzione di una “mappa dei problemi” della popolazione di Venaria che alla fine dell’anno si tradurrà in una “piattaforma sociale” da presentare all’attuale amministrazione.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;Alla fine di Giugno abbiamo presentato il programma della ricerca-intervento in una manifestazione pubblica in cui Lei sig. Sindaco è stato presente e ha voluto intervenire.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Criticità rilevate&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Da dati da noi raccolti nel Piano del CISSA di Pianezza del 2006-2008, ne viene che alla data del 2002 ben il 34% della popolazione di Venaria guadagna meno di 15.000 €/anno. Siamo ormai al 4% sul’inflazione e al 6% sui generi alimentari. Da alcuni anni si parla sempre della 4° settimana (della difficoltà di chiudere il mese da parte di parecchie famiglie). Il costo del petrolio è in aumento e con esso si dà sempre il via ad aumenti generalizzati sulle tariffe e sulle bollette. La crisi finanziaria, economica ormai è un dato drammatico che investe i ceti meno abbienti e tutta la società civile.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;Per questo riteniamo necessario fornire un progetto che funga da “paracadute sociale” a questa amministrazione proponendo la sperimentazione di uno “Spaccio Territoriale” aperto a tutti i cittadini, promosso dal Comune. &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;Riteniamo inoltre che la crisi economica nella quale la società si sta addentrando (siamo solo agli inizi), necessiti interventi radicali volti ad elaborare, tutti insieme, un nuovo tipo di sistema economico che preveda politiche di lungo periodo a tutela della cittadinanza sempre più esposta al malanno generato dal sistema socio-economico vigente.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Obiettivi&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="left"&gt;&lt;em&gt;Socio-assistenziali: &lt;/em&gt;Tutela del potere di acquisto delle fasce deboli della società.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ambientali: &lt;/em&gt;Riduzione della quantità di rifiuti da conferire in discarica;&lt;br /&gt;Risparmio energetico relativo alla diminuzione delle distanze che percorrono le merci .&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Culturali: &lt;/em&gt;Aumento della consapevolezza riguardo all’importanza di consumare e agire nel rispetto verso gli altri e verso l’ambiente. Imparare a conoscere i prodotti e ricercare la massimizzazione qualitativa di essi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Possibili ricadute&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Risparmio energetico relativo alla minore produzione di imballaggi;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Aumento della domanda di prodotti locali con conseguente aumento dell’occupazione locale;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Contribuzione alla diminuzione delle emissioni di Co2;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Diminuzione dei costi derivanti dalla raccolta rifiuti;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Minore emissione di polveri sottili (PM10).&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Competenze&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Il comune che promuove l’iniziativa e che si fa carico del “piano di fattibilità” (in pratica della simulazione concreta dell’attività dello Spaccio);&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Le Associazioni cittadine di volontariato laico e religioso che decideranno di collaborare si faranno carico della gestione operativa dello spaccio (recupero, sistemazione, vendita dei prodotti);&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Un “professionista” che avrà in carico la gestione operativa e amministrativa dello spaccio. Tale professionista siamo ad indicare deve essere trovato nel mondo delle professioni a ridosso delle attività di supermercati (es. nella Lega delle Cooperative) per avere dei contributi concreti nella fase di definizione del “piano di fattibilità” e in seguito nella fase di gestione dello spaccio.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il “gruppo Inchiesta” si occuperà di affiancare e collaborare con l’amministrazione al fine di ottimizzare la riuscita di tale progetto.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Il progetto proposto&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il progetto complessivo comporta la realizzazione di uno “Spaccio Territoriale”  che consiste in uno spazio messo a disposizione dal comune alle associazioni, uno spazio  contenente prodotti di prima necessività da cedere o da vendere a prezzi non legati alla logica del mercato e quindi di basso livello di prezzo combinati a prodotti di buona qualità.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La difficoltà consiste nel combinare i due fattori, bassi prezzi e qualità dei prodotti, ottenibili attraverso un processo di concertazione che metta a confronto i produttori (e le associazioni che li rappresentano) con le associazioni più vicine ai cittadini facenti parte della “fascia debole” della società.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Lo “Spaccio Territoriale” va ad integrare e ampliare il progetto provinciale “Fragili Orizzonti” ( &lt;a href="http://www.provincia.to.it/sportellosociale/vulpov"&gt;http://www.provincia.to.it/sportellosociale/vulpov&lt;/a&gt; ) un progetto complessivo che si occupa di tutelare la cittadinanza a partire dalle fasce più deboli attraverso politiche del lavoro, abitative, del consumo e del risparmio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Fattibilità del progetto&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La fattibilità tecnico-realizzativa, in base alle norme vigenti, del progetto resta ad appannaggio dell’amministrazione pubblica che si può avvalere della collaborazione del “gruppo inchiesta” qualora lo ritenga necessario.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Problemi aperti&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;La sede fisica dello spaccio;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;La sistemazione a norma di legge dello del locale adibito a spaccio territoriale;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;I giorni di apertura dello spaccio (es. 3 giorni la settimana: Martedì, Giovedì, Sabato) – relativa campagna pubblicitaria per lo Spaccio;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Contattare i produttori di generi alimentari di prima necessità (privilegiando i produttori locali). Quali prodotti in vendita: quelli di prima necessità – all’inizio i non deperibili, se la cosa funziona la frutta e la verdura di stagione (ovviamente privilegiando i produttori locali);&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Prodotti con poco imballaggio;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;La gestione dello spaccio: una cooperativa ad oc?&lt;/li&gt;&lt;li&gt;La sede dello spaccio deve essere una struttura “aperta”: alla costituzione di GAS e GAC (Gruppi di Acquisto Solidale e Collettivo) – al Last Minute Market – a campagne di vendita della Associazioni di contadini – all’acquisto di partite di alimenti da parte di organizzazioni laiche e religiose, ecc.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Consegna della spesa a domicilio per gli anziani e i non autosufficienti.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;I tempi di realizzazione&lt;/li&gt;&lt;li&gt;A titolo indicativo siamo a suggerire l’apertura dello Spaccio la primavera del 2009. Per la fine del corrente anno la stesura del “piano di fattibilità”.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;Certi di una sua particolare attenzione e in attesa di un positivo riscontro, voglia gradire i nostri più distinti saluti.&lt;br /&gt;                                                             Il coordinatore del gruppo inchiesta&lt;br /&gt;                                                               Gianni Marchetto&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-4236870119858823380?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/4236870119858823380/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=4236870119858823380&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/4236870119858823380'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/4236870119858823380'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/11/proposta-di-costruzione-di-uno-spaccio.html' title='Proposta di costruzione di uno &quot;Spaccio Territoriale&quot;'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-2257655543594514131</id><published>2008-10-09T15:10:00.000-07:00</published><updated>2008-10-09T15:13:17.624-07:00</updated><title type='text'>Il collasso annunciato dell'impero americano</title><content type='html'>Dall'11 settembre al crollo della finanza, gli errori di una classe dirigente ingorda e incapace&lt;br /&gt;&lt;a href="javascript:zoom_jpg("&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;di Haward Zinn*&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'attuale crisi finanziaria è una delle tappe secondarie che porta al collasso l'impero americano. I primi importanti segnali arrivarono l'11 settembre, quando la nazione più pesantemente armata si mostrò al mondo vulnerabile, colpita da un manipolo di dirottatori.Ed ora un'altro segnale: du due principali partiti che raggiungono un accordo per gettare 700 miliardi di dollari dei contribuenti nella casse dei grandi istituti finanziari che si caraterizzano per due cose: &lt;strong&gt;incompetenza e ingordigia.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è una soluzione migliore per risolvere l'attuale crisi. Ma bisognerebbe cestinare quello che fino ad oggi è stato considerato convenzionalmente saggio: l'intervento dello Stato nell'economia. Un fatto che deve essere evitato come la peste, perchè il "libero mercato" dovrebbe guidare l'economia verso la crescita e la giustizia. Confrontiamoci con una verità storica: non abbiamo mai avuto un "libero mercato", l'intervento pubblico nell'economia c'è sempre stato ed era benvenuto dai capitani dell'industria e della finanza. Non avevano nulla di ridire sul ruolo dello Stato quando serviva ai loro bisogni. Incominciò tanto tempo fa, con i padri fondatori che si incontrarono a Filadelfia nel 1787 per scrivere la Costituzione. Il primo grande salvataggio avvenne quando il nuovo governo decise di riscattare e pagare il valore pieno le obbiligazioni che non valevano più nulla dei grandi speculatori. Questo ruolo dello Stato a sostegno degli interessi della classe affaristica ha attraversato tutta la nostra storia. La logica di spendere 700 miliardi di dollari dei contribuenti per sovvenzionare i grandi istituti finanziari è quella che in qualche modo la ricchezza arriverà anche alle persone che ne hanno bisogno. Questo non ha mai funzionato. L'alternativa è semplice e molto forte. Prendere quella enorme qantità di denaro e darla direttamente allle persone che ne hanno bisogno. Lasciamo che il governo dichiari una moratoria sui pignoramenti e diamo gli aiuti ai proprietari di case per pagare i loro mutui. Crearamo un programma federale per garantire un lavoro che lo vogliono e ne hanno bisogno e per tutti coloro che non hanno avuto nulla dal "libero mercato".Abbiamo un precedente storico di grande successo. Il New Deal di Roosvelt che diede lavoro a milioni di persone, che ricostruì le infrastrtutture del paese e sfidando le accuse di "socialismo", stabilire una previdenza sociale per tutti. Questo piano potrebbe essere ampliato magari garantendo una sanità per tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per tutto questo servono più di 700 miliardi di dollari. Ma i soldi ci sono. Ad esempio ci sono i 600 miliardi del budget militare se decidiamo di smettere di essere una nazione in guerra perenne. O ad esempio nei gonfi conti bancari dei super ricchi, tassandoli vigorosamente sia le loro rendite che le loro ricchezze. Quando gli urli si spegneranno, non importa che repubblicani o democratici, che questo non deve essere fatto perchè c'è un governo forte, i cittadini dovrebbero solo farsi una grossa risata. E poi organizzarsi e mobilitarsi in nome di quello che la Dichiarazione di Indipendenza prometteva: è responsabilità del governo assicurare a tutti uguale diritto alla "vita, libertà e la ricerca della felicità".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo un approccio così coraggioso può salvare la nazione, non come un impero, ma come una democrazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;*storico statunitense, professore emerito di Scienze politiche alla Boston University&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-2257655543594514131?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/2257655543594514131/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=2257655543594514131&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/2257655543594514131'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/2257655543594514131'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/10/il-collasso-annunciato-dellimpero.html' title='Il collasso annunciato dell&apos;impero americano'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-3460529276559334608</id><published>2008-03-09T14:13:00.000-07:00</published><updated>2011-08-16T17:55:55.979-07:00</updated><title type='text'>Caro Fausto, se non ora... quando?</title><content type='html'>&lt;em&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;di Gianni Marchetto – Presidente dell’Associazione Esperienza &amp;amp; Mappe Grezze&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;I sogni e le grandi opere&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;caro Fausto, tu hai avuto il merito di aver detto che in occasione delle passate elezioni americane un giornalista americano era del tutto stupito dalla dichiarazione di una donna nera, povera, americana che decideva di votare per Busch la quale, intervistata dal giornalista, così aveva risposto: “non ho niente, almeno lasciatemi sognare”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tu giustamente calchi la mano su un “diverso sviluppo economico, su una diversa società, su una diversa qualità di relazione tra le persone, eccetera”. Occorre però a mio modesto avviso “farle venire giù dal pero” queste proposizioni. Molto concrete e al tempo stesso che siano possibili di muovere le persone a ritrovarsi con le proprie speranze e i propri sogni. Per cui dal concreto occorre pensare a delle “grandi opere”. In gioventù io, te e milioni di altre persone pensavamo ad una grande opera: &lt;strong&gt;edificare il socialismo!&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Attualmente mi sento umiliato e incazzato. &lt;strong&gt;Umiliato&lt;/strong&gt; perché mai avrei creduto, se me lo avessero detto 30 anni fa, che il papa e vari cardinali, il presidente della Repubblica e, da ultimo, anche lo stato maggiore di Confindustria e Mario Monti si sarebbero pronunciati pubblicamente e con tanta frequenza in difesa delle condizioni materiali dei lavoratori dipendenti, della loro integrità fisica, dei loro redditi, con toni compassionevoli, accorati, che un po’ ricordano i toni di quelle dame di S. Vincenzo che erano tanto “attaccate” ai “loro” poveri. Così attaccate da avere cura di conservarli nella povertà nei secoli;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Salvo Giorgio Napolitano (che ha il pregio di aver risollevato le questioni della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro) il resto.. vadano tutti al diavolo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se questo è il liberismo compassionevole, che schifo ragazzi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Incazzato&lt;/strong&gt; perché vorrei che qualcuno facesse le mie parti: io sono un ex operaio di mestiere, trasformavo l’acciaio: negli anni ’60 facevo attrezzature per le transfert alla FIAT Officine Ausiliarie di Grugliasco (oggi COMAU) – negli anni ’70 facevo stampi ed attrezzature in una officina ausiliaria delle FIAT Fonderie;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma questo vale anche per un operaio alla catena di montaggio perché dipende dal lavoro suo (è vero, molto povero e stupido: attorno a qualche manciata di secondi o quando va bene a qualche manciata di minuti) che però, sommato a quello di centinaia di suoi compagni di lavoro produce poi un’auto, un frigo, un televisore, ecc. E non è certo colpa sua se il suo padrone sfrutta il suo cervello per “un milionesimo delle sue capacità” – a proposito di produttività, la quale si potrebbe declinare nella attualissima: fare il massimo con il minimo sforzo! Così come suggeriva Norbert Wiener nel 1949 nel suo saggio: &lt;strong&gt;L’uso inumano degli esseri umani&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;1° grande opera – Bonificare quella grande discarica molte volte abusiva e in parte in mano ai malavitosi, (vedi il bellissimo libro di Roberto Saviano “Gomorra”) che è la struttura industriale e produttiva della piccola impresa del nostro paese.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi si chiacchiera e basta anche a sinistra, quando ci sarebbero cose concretissime da fare subito. Ci si sdegna per le morti sul lavoro ma il punto è che, nell'edilizia, solo per fare un esempio, il 90% delle imprese conta meno di 10 addetti. Lì, i sindacati non ci sono, ne’ ci saranno mai, la 626 non vale e gli ispettori, solo in Piemonte, sono sottodimensionati del 22% rispetto alla pianta organica prevista. Perché allora nessuno ha mai pensato di affidare la responsabilità ai sindaci i quali possono contare su uno stuolo di Ufficiali di Polizia Giudiziaria che sono i Vigili Urbani, che opportunamente formati possono diventare delle vere e proprie sentinelle del territorio (che loro, tra l'altro conoscono a menadito). Ai Sindaci, a coloro cioè a cui spetta la firma delle stesse licenze edilizie e di qualsiasi altra attività industriale o commerciale che si svolga nel territorio comunale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovvero perché non promuovere a livello di ogni singolo comune la costruzione del &lt;strong&gt;Tabellone Comunale di Rischio:&lt;/strong&gt; una volta l'anno il Sindaco convoca le parti sociali (i Datori di lavoro e i Sindacati) e sulla base delle morti, degli infortuni e delle malattie professionali che i vari Enti (dall'INAIL, alle ASL, ecc.) gli passano, formula delle proposte di riduzione del rischio, anno per anno. Quindi occupandosi sul serio della salute dei cittadini di cui lui è responsabile, non solo per quel che riguarda le "polveri sottili" per le quali impedisce (giustamente) in determinati giorni l'uso delle auto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La produzione continua di nuove leggi è il baco della sinistra italiana, sia radicale che riformista. Muore un lavoratore e quasi in automatico si dice, «serve una legge». Ma le leggi ci sono, anzi abbiamo le leggi forse più rigorose ma anche le meno applicate. Non si fanno invece quelle che sarebbero necessarie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi è questo imprenditore? In genere è un ex lavoratore con una buona professionalità. Il nostro ha chiaro un obiettivo: farsi ricco in fretta (almeno questa è la sua chiara aspirazione). Non sa nulla del Diritto del Lavoro in Italia. Della Legislazione alla Salute e Sicurezza, (se del caso è lui che ha la responsabilità del SPP), sa quello che gli hanno insegnato nel breve corso che gli ha fatto la sua associazione di categoria (es. la CNA). In questo caso deve comunicare all’ASL di competenza i rischi presenti nella sua impresa, gli infortuni e le M.P. accaduti negli ultimi 3 anni, e notificare con un attestato di frequenza la formazione ricevuta. Nel caso contrario ha delegato tale funzione a un tecnico esterno (ben pagato) che gli ha redatto il DVR (fatto solitamente a “ciclostile”). Occorrerebbe che lo stato preveda lui, quanto meno prima della sua “intrapresa”, di fargli fare un breve corso di formazione (“a gratis”) ed un relativo esame per poter fare l’imprenditore non fosse altro per salvaguardare pure lui dagli infortuni (ben il 40% ci dice l’INAIL investono i “padroncini”). &lt;strong&gt;Anche le imprese dovrebbero avere una «patente».&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisogna prendere atto che in primo luogo è cambiata l'impresa. Più dell’80% dei 4 milioni ca. di imprese italiane conta meno di 15 dipendenti, e lì spesso il padrone è un ex operaio, ex impiegato o un ex tecnico. Portano in dote una buona professionalità, ma per il resto sono dei "caproni": non sanno niente sul Diritto sul lavoro ne tantomeno sulle norme di Igiene e Sicurezza. Pensano per es. che il 30% ca. di oneri sociali a carico delle imprese siano soldi suoi quando invece, sono del lavoratore, per il quale l'impresa fa da tramite nei confronti dello stato (appunto in Italia e in Europa a differenza che negli USA, si chiama "stato sociale"). Così come non sapevano nulla quando erano dei lavoratori dipendenti e non si capisce per quale arcana ragione una volta diventati "imprenditori" dovrebbero sapere di tutto ciò. I Sindacati non glielo hanno mai detto (magari non li ha mai incontrati), così come non glielo ha mai detto nè la sua associazione ne tantomeno lo stato. Questa è, a mio avviso, una delle ragioni per cui sono tanto imbufaliti nel pagare le tasse: “ma come io lavoro come un cane, faccio più ore dei miei dipendenti e alla fine, guarda qui che pacco di soldi mi tocca pagare di tasse a questo stato, pieno di fannulloni”. Tra l'altro sono anche loro a morire sul lavoro, il 40% delle morti e degli infortuni sul lavoro secondo l'Inail. Per cui un 30, 40% di responsabilità ce l'hanno loro, ma per il 60, 70% è responsabilità di questo stato inetto, imbelle, incapace che non pretende alcuna responsabilità sociale per chi fa "intrapresa", alla faccia di ciò che è scritto nella nostra carta costituzionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le imprese medie e grandi si sono ripulite e ammodernate, esternalizzando spesso le lavorazioni più pericolose, quelle piccole invece non hanno i soldi per fare innovazione, che poi significa «sicurezza». Le produzioni, salvo una minoranza sono improntate a fare delle “carabattole”. In pratica ci ritroviamo di fronte ad una grande "discarica" molte volte abusiva e in mani malavitose (specie al Sud). Ciò non toglie ovviamente di riconoscere che ci sono eccome delle piccole aziende che producono bene, fanno profitti senza cavare il collo ai propri lavoratori, in mezzo ad un mare di difficoltà. Imprese che andrebbero premiate e fatte conoscere ai più attraverso una "banca delle buone pratiche". Invece nella sinistra c'è un amore appassionato verso tutto ciò che va male. &lt;strong&gt;Emilio Pugno mi diceva una autentica passione per "mettere il lievito sulla merda"!&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La situazione della piccola impresa italiana è una discarica industriale e produttiva del nostro apparato industriale produttivo. Li ci puoi trovare di tutto: dai morti, alla catena infernale degli infortuni, non tutti denunciati, al lavoro nero, sottopagato, al massimo della precarietà, alla evasione fiscale, contributiva e un eccetera lunghissimo. Altro che "polo produttivo avanzato" (il nord est italiano) come vanno dicendo i vari Fassino, Veltroni, D'Alema. È una delle solite banalità dire che il padroncino è anch’esso uno che lavora, personalmente lo so da sempre, alcune volte si ferma sul lavoro dopo la fine dell’orario di lavoro, però ciò che fa la differenza con i suoi dipendenti è che se gli va bene lui si fa i soldi (ed è giusto) e se un giorno ha le palle in giostra può benissimo licenziare il suo dipendente (vedi la non tutela dell’art. 18). Io affermo che questa realtà produttiva è invece una sorta di "palla al piede" che inchioda lo sviluppo italiano. È vero è intollerabile che per aprire un’impresa ci vogliano ben 80 adempimenti (perché il buon Veltroni ci pensa solo adesso!), ma tornando al problema della sicurezza è come se da domani, per prendere la patente, invece di andare a scuola guida, ciascuno prendesse la macchina e iniziasse a guidare: pensa un po' te quale bordello succederebbe, visto quello che già viene combinato annualmente con ca. 10.000 morti all'anno sulle nostre strade. E no!, l’auto (l’impresa) è del padroncino, ma la chiave (la patente per esercitare) la deve avere in mano lo stato, il quale “a gratis” si incaricherà di fare la formazione e una volta che sarà promosso, immediatamente potrà aprire la sua attività. Questa è la situazione di una buona parte dell'impresa italiana oggi. Andrebbe bonificata, risanata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Va fatta una operazione verità: i costi di mancata salute&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;La situazione al 1996&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;4 morti al giorno;&lt;br /&gt;897.913 infortuni (fonte INAIL);&lt;br /&gt;29.000 ca. malattie professionali denunciate all'INAIL;&lt;br /&gt;Costo in mancata salute = 55mila miliardi di Lire;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;La situazione al 2006&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;4 morti al giorno;&lt;br /&gt;916.000 infortuni (con una stima di ca. 200.000 infortuni non denunciati);&lt;br /&gt;24.000 ca. malattie professionali denunciate all'INAIL;&lt;br /&gt;Costo in mancata salute 40 milioni di € (ca. 80mila miliardi di Lire) = 3% del PIL;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sapendo che l’OIL stima che in Europa le morti per le malattie di origine professionale siano il quadruplo di quelle per infortuni.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Sarebbe questa sì una delle grandi opere che uno stato decente dovrebbe porsi, imparando ovviamente da alcune esperienze positive per es. i consorzi o il ruolo positivo del CNA in Emilia Romagna che hanno dato la possibilità a centinaia di piccole imprese di avere a disposizione enti di ricerca, consulenze e formazione. Altro che la TAV e le sue ruberie. E' questo il dato tragico, e le responsabilità maggiori sono dello Stato e del sistema degli Enti Locali. Ma di quale "lotta di classe" si va mai cianciando: &lt;strong&gt;io in anni e anni, di mia attività da sindacalista, non ho mai visto cortei di lavoratori di queste aziende, aggirarsi inferociti per le strade delle nostre città&lt;/strong&gt;. Norberto Bobbio giustamente faceva notare che lo stato è però una astrazione, sono gli uomini nelle istituzioni e nelle aule parlamentari che in carne ossa lo rappresentano: molte volte, incapaci, inetti, parolai, in alcuni casi corrotti, comunque oltre modo pagati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Caro Fausto, se non ora, quando?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;2° grande opera: riscoprire le nostre radici, andare alla creazione di “moderne società di mutuo soccorso” a partire dalla creazione di Spacci Territoriali.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Se persino la Banca d'Italia certifica che salari e pensioni sono inadeguati, forse il sindacato non sta facendo il suo mestiere. La mia generazione ha vinto una battaglia storica su un punto: «la salute non si vende», anche se nelle assemblee in fabbrica c'era sempre qualcuno, dalle ultime file, che aggiungeva, «ma neanche si regala». La monetizzazione oggi è rientrata dalla finestra, complici anche i salari da fame per cui si è disposti a lavorare sempre più ore, pur di mettere due euro in più in busta paga. Avevamo vinto negli anni '70, ma abbiamo lasciato dietro di noi vigneti infestati dalla peronospera e dalla filossera (è la peste delle viti) che non fanno più uva buona ne vino buono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo già in ritardo: io aspetto che il mio sindacato, lo SPI CGIL, oltre che fare da “gabelliere” per uno stato inetto e incapace (con il lavoro immane sulla denuncia dei redditi) mi chiami ad una manifestazione per la difesa e il miglioramento della mia pensione (1.175 € al mese!) per pretendere un automatismo automatico (annuale) al 100% rispetto agli aumenti del costo della vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché non provare a riscoprire le nostre origini che affondano nella solidarietà: occorre costruire delle moderne società di mutuo soccorso, a partire dalla gestione di spacci territoriali per dare la possibilità alla povera gente di andare a comperare a prezzi accessibili, per permettere loro di arrivare alla fine del mese, mettendo a confronto il produttore con il consumatore. Perché questa proposta non diventa attività concreta delle amministrazioni di sinistra, con il concorso attivo dalla Cooperazione di consumo che deve offrire dei punti dedicati a tale iniziativa? Perché è il solo Marchionne che ha costruito lo spaccio aziendale alla Mirafiori per i "suoi" dipendenti? Sono tra coloro i quali per un anno lo mettemmo in piedi vicino alla Mirafiori nel 1972/73. Era una iniziativa presa da CGIL CISL UIL di allora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' tempo di metterci mano, perchè all'orizzonte si profilano tempi molto brutti, vedi la recessione americana che nel nostro paese si scaricherà con ondate di CIG, CIGS, licenzianmenti, aumenti continui dei prezzi, dovuti questi &lt;strong&gt;all'unica vera indicizzazione oggi esistente: il prezzo del petrolio&lt;/strong&gt;, che si tira dietro ogni altro aumento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Caro Fausto, se non ora, quando?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;3° grande opera: togliere la produzione dell’auto dal terreno della competitività dei costi e metterlo sul terreno della competitività dei modelli (di mobilità urbana)&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;1. Ricomperare dalla Francia la FIAT Ferroviaria: è stato un autentico delitto quello di averla venduta – va recuperata e a partire da questo disegnare un progetto di svecchiamento del parco treni, delle strade ferrate, così come va fatto un ragionamento sulla possibilità di far transitare determinate merci via mare: ma su questo primo capitolo vanno recuperate interessanti annotazioni e proposte che in tutti questi anni sono state fatte. Occorre recuperare il sapere di una serie di tecnici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Le vetture di eccellenza - Berlusconi aveva ragione quando nel pieno della crisi della FIAT propose di fare le vetture di eccellenza con il marchio Ferrari: occorre produrre le macchine per i ricchi i quali nel breve, medio e lungo periodo continueranno ad esserci (in Italia e altrove) e ad avere tanti quattrini da spendere. Fare le vetture di eccellenza: per chi la vuole ci sarà pure un allestimento riguardante l’interno della vettura foderato in “pelle umana” - basta pagarla!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Togliere la produzione dell’auto dal terreno della competitività e offrirla come servizio ai cittadini: quasi alla stregua della sanità, della scuola, ecc. (per questo è lo stato che deve garantire, esempio: un consorzio delle città d’Italia con più di 100.000 abitanti);&lt;br /&gt;Se l’auto diventa un servizio a disposizione dei cittadini deve avere delle qualità di “servizio”, deve ovviamente essere pagato (poco), quindi deve costare poco, il prodotto deve essere semplice ed essenziale nella produzione, per la manutenzione e lo smontaggio finale, il consumo va contenuto al massimo e deve essere ecologicamente compatibile – deve essere compatibile con la struttura delle città italiane nate nel medio evo quando passavano cavalli e carretti, città che giustamente vogliamo mantenere (mi sa tanto che la cosa riguarda anche l’ambito europeo) – deve avere un uso privilegiato nelle città: a fronte di ingombri contenuti e di carburanti ecologici queste vetture potranno accedere in luoghi dove altre vetture (quelle per i ricchi) non potranno accedere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In sintesi penso ad una vettura che assomigli alla prima FORD T4: nera ed essenziale – Ford dall’inizio nel 1908 fino al 1930 ne produsse più di 10 milioni e dava in dotazione al cliente un kit provvisto persino di attrezzi per pulire il carburatore, smerigliare in proprio le valvole, le quali a fronte dell’uso di carburanti molto più sporchi degli attuali intasavano il carburatore e facevano croste nelle valvole. Penso ad una vettura che assomigli un po’ alla vecchie macchine da cucire Singer che ancora adesso in qualche casa fanno bella mostra di sé e funzionano ancora: quindi una vettura che duri almeno 10 anni – e che sia possibile una manutenzione facile ed efficace: l’elettronica applicata a tali vetture in termini di sensori nei punti critici mi pare la soluzione (così come sono le vetture ad oggi le più moderne).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per durare 10 anni occorre passare dagli attuali motori fatti a “quadro” (= alesaggio del pistone molto largo, uguale alla corsa del pistone: il modello delle macchine da corsa!), quindi motori che fanno migliaia di giri al minuto, con cilindrate sempre crescenti, con più di due valvole, con potenze elevate, quindi motori energivori, a motori fatti a “rettangolo” (l’alesaggio più piccolo della corsa del pistone): motori a basse cilindrate, con solo due valvole, pochi i giri del motore, potenze contenute per permettere consumi più che contenuti e durare nel tempo – con cambi essenziali (3 marce?) – velocità più che contenute, visto l’utilizzo prevalente nelle città.&lt;br /&gt;La scocca più che spartana – vanno previste delle vetture a due posti (delle Smart senza tutte le sofisticazioni che le caratterizzano attualmente) – l’interno della vettura spartano alla maniera delle “vecchie” 2CV della Citroen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conosco già le obiezioni, rispondo: la prima motorizzazione in Italia e in Europa avvenne con vetture di 495 cc., 600 cc., 1.100 cc., (le FIAT 500, 600 e 1.100) e analogamente in Francia con le 2CV e la Renault 4! E con queste vetture una intera generazione fece dei viaggi lunghissimi: fino a Parigi, Budapest, Istanbul, Spagna, Portogallo, ecc. Ma cosa è possibile prevedere per i prossimi anni? Una diminuzione del prezzo del petrolio? Delle barriere doganali nei confronti dei prodotti che arrivano dalla Cina? Eccetera… ovvero è la “Cinquecento” il modello alternativo all’attuale mobilità?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Penso ad una diffusione del modello Car Sharing (attualmente in via di sperimentazione anche a Torino con costi molto alti): a Venaria penso a 3 o 4 punti di prelievo e riconsegna di queste vetture. Un giorno devo venire a Torino: vado in uno di questi punti e affitto una 2 posti, voglio andare al mare: vado in uno di questi punti e affitto un camper, ne ho bisogno per lavoro: affitto per un periodo considerato una vettura che fa alla bisogna, ecc..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In pratica, così come nessuno di noi dice mai: il mio telefono, bisogna abituare una fetta crescente di italiani a non dire mai: la mia auto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In fondo questa mia proposta è una rivisitazione (in positivo) della proposta della “vetturetta” fatta nei lontani primi anni ’50 dai compagni di allora: allora si iscriveva tutta in una logica industrialista ed era delegata al grande capitale, ora avviene in una logica di servizio tutta in mano allo stato (e a quei privati che vogliono correre l’avventura).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Caro Fausto, se non ora, quando?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;4° grande opera: un diverso uso del tempo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;20 ore di lavoro produttivo, 8 ore di lavoro riproduttivo (in senso lato) e 8 ore di formazione – evidentemente cumulabili e utilizzabili nel tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;· Io così ragiono oggi, rispetto anche alla riduzione di orario di lavoro. Non mi entusiasma più di tanto la RO a 35 ore perché rimane tutta in una logica industrialista. Un diverso e innovato uso del tempo che tenti di andare oltre la divisione storica del lavoro produttivo e riproduttivo (che in ultima analisi è anche gran parte della divisione del lavoro tra uomo e donna).&lt;br /&gt;· Certamente vanno battute (o comunque va fatta resistenza) verso tutte quelle forme di riduzione di orario che tendono a ridurre la settimana con un allungamento della giornata lavorativa. Ne andrebbe della integrità psico-fisica dei lavoratori, nei fatti riducendo il lavoro al solo salario e il tempo "libero" dedicato al solo consumo. Sarebbe il trionfo del modello americano (in Italia!), costruendo un individuo sostanzialmente schizofrenico, che accetta un lavoro stupido ed eterodiretto in fabbrica, con una falsa possibilità di realizzarsi fuori.&lt;br /&gt;· Quindi il problema di un superamento della divisione del lavoro continua ad esistere, anche e soprattutto nella fabbrica integrata, in quanto il nocciolo duro del Taylorismo, la divisione tra chi pensa e chi esegue, non viene minimamente scalfito.&lt;br /&gt;· Invece vanno sperimentate tutte quelle forme di un diverso uso del tempo nella accezione che dicevo più sopra. Rifaccio la proposta:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;* 20 ore di lavoro produttivo&lt;br /&gt;* 8 ore di lavoro riproduttivo&lt;br /&gt;* 8 ore di formazione, professionale e/o culturale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;· La scansione delle tre fette di orario risponde ciascuna ai problemi della società moderna. La prima (le 20 ore, con una ipotesi settimanale sui 5/6 giorni lavorativi), risponde alla necessità di ridistribuire il lavoro esistente. La seconda entra dentro la crisi dello stato sociale evitandone lo sfaldamento (con un rapporto di lavoro sostanzialmente fatto dagli Enti Locali), tra l'altro il costo sarebbe compensato da un recupero produttivo della CIG, CIGS, Mobilità, ma ancora di più da un dato culturale che nel tempo si può realizzare e cioè quello di avere un individuo, costruito anche da una attività non direttamente produttivistica, ma su una attività dove l'accento non viene solo dall'efficienza ma dell'efficacia del suo lavoro. La terza, vuole essere nei fatti il superamento della logica borghese sulla formazione degli individui, che vuole l'individuo interessato ai processi formativi quasi esclusivamente nella età giovanile e poi tutta la vita dedicata al lavoro.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;· In pratica io scelgo lo stato per la sua capacità di creare il “lavoro di efficacia” e il sistema delle imprese per il “lavoro di efficienza”.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;· In URSS c’era una netta divisione tra quello che io chiamo il lavoro di efficacia e quello di efficienza – il lavoro di efficacia oltre che alla cura delle persone e la loro istruzione, era volto alla produzione di strumenti di morte = le armi (perché è questa una attività dove appunto il lavoro lo si misura attraverso l’efficacia = una mitragliatrice deve sparare sempre senza mai incepparsi, un aereo deve stare sempre in aria, ecc.), il lavoro di efficienza verso la produzione di beni di consumo durevoli (dove appunto il lavoro lo si misura attraverso l’efficienza = quanta produzione oraria). Intanto una prima contraddizione nella costruzione del socialismo = che il meglio della capacità, della scienza e della tecnica era tutto fiondato sulla produzione di strumenti di morte! Quando Lenin aveva vinto la sua battaglia per la egemonia sulla parola d’ordine: Basta con le guerre e la terra ai contadini! Mentre sul lavoro di efficienza c’era la maggiore inefficienza e lo sbattimento generale! Quel tanto che se c'era una analogia tra l'URSS e l'Italia questa era rappresentata dai due "partiti stato", in URSS il PCUS in Italia la DC. In ambedue una minoranza molto motivata e a servizio del bene comune, ma la maggioranza tutta dedita al propio tornaconto personale, al potere e parecchi fino alla corruzione. Basta vedere la fine di entrambi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;più democrazia è uguale a più produttività&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;· Intanto occorre dire che nella nostra cultura, democrazia e produttività sono sempre state considerate delle antinomie. Allora occorre essere consapevoli che se non si vuole essere dei parolai occorre dimostrare nei fatti e sul campo che i due termini si possono sposare e convivere felicemente insieme. Così come i padroni riescono a dimostrare con i fatti e non con le parole un ben altro assioma: più comando = più produttività.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;· Infatti si può benissimo dire che la fabbrica taylorista – fordista e post-fordista vive su un altro assunto: la mancanza di democrazia.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;· Nel 1982 a Torino facemmo un corso delle 150 ore all’Università con il compagno Prof. Oddone mettendo a confronto 3 situazioni: il comune di Torino, l’USL 1-4 di Torino e la FIAT Mirafiori – le leggemmo attraverso l’assunto: + democrazia = + produttività e cosa scoprimmo? Che l’assunto dava una risposta positiva alla FIAT Mirafiori!&lt;/p&gt;&lt;p&gt;· Nel saggio “L’uso inumano dell’essere umano” di N. Wiener ad un certo punto si dice: &lt;em&gt;“nell’epoca dello schiavismo, un essere umano legato al remo di una galera era usato solo come fonte di energia, così come oggi nella fabbrica moderna l’essere umano è costretto alla catena di montaggio e quindi alla ripetizione stupida di alcuni manciate di secondi di attività, ne viene che l’uomo moderno è utilizzato per un milionesimo delle sue capacità” – in pratica l’essere umano moderno non è “sfruttato”,&lt;/em&gt; se per sfruttamento si intende le sue capacità mentali.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;· Allora si pone la vera sfida con il capitalismo globalizzato – progettare un lavoro e una fabbrica dove maggiore produttività sia insieme a maggiore democrazia. Se non ci si pone questa sfida la battaglia è persa in partenza.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;. È evidente che è un assunto che va dimostrato nella pratica – in pratica è prima di tutto una sfida a noi stessi prima ancora che al padrone.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;· Ivar Oddone mi ha insegnato a fare delle ricerche “irrituali”: non leggere solo la normalità che nella fase attuale è solo “sghinga”, ma leggere la “devianza” (evidentemente quella a carattere positivo). Domanda: nella fase attuale è possibile rintracciare delle esperienze positive per farle diventare come diceva A. Gramsci, “ordine morale” per il rimanente dei lavoratori?&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;· Io so che: 1° alla GM negli USA tra i lavoratori stabili c’è in atto da decenni il salario indicizzato – 2° nelle grandi aziende giapponesi il 30% dei lavoratori è assunto a vita con il diritto di prelazione per i propri familiari – 3° in Germania alla Wolkswagen è in atto un interessante esperimento nell’ultimo stabilimento costruito che vede l’intera mano d’opera suddivisa in 2 o 3 categorie a salari uguali all’interno di ogni categoria (all’IRES-CGIL di Torino vi sono gli atti di un convegno tenuto lo scorso anno). Aggiungo che in tale stabilimento ci è raggiunto il massimo di produttività (riferito agli stabilimenti della WV) con il minimo di assenteismo. E "in natura c'è un eccetera molto ampio di esempi positivi da recuperare per poter essere socializzati (vedi l'uso per es. di Internet) &lt;strong&gt;e imitati.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capisco ma non condivido le probabili obiezioni: ma queste proposte sono roba da società socialista: 1° perché il demandare ad un futuro “socialista” i problemi concreti dell’oggi significa non tentare di risolverli adesso, qui e ora – 2° perché è un’idea che ha già fallito (vedi i paesi dell’Est) – 3° perché occorre inverare nella realtà attuale le ipotesi di soluzioni che si potranno avere un domani.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Caro Fausto, se non ora, quando?&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;5° grande opera: ritorniamo ai Delegati&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Mi viene in mente gli anni ’60 quando a Torino il gruppo dirigente della CGIL (massacrato dalle botte degli anni ’50, dalla FIAT, con la complicità degli altri sindacati) fece una proposta radicale sia sulla contrattazione articolata ma anche la più coraggiosa sull’unità dei lavoratori “suicidando” le allora Commissioni Interne per favorire la nascita del Delegato di Gruppo Omogeneo e quindi per questa via avviando una nuova unità tra i sindacati.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Bene – io penso che accanto ad una proposta radicale e realista di contrattazione, che intanto passa da un periodo di resistenza sulle condizioni di lavoro per andare poi verso una serie di proposte concrete. Occorre che noi facciamo una proposta di unità dei lavoratori e dei loro sindacati – si tratta di ragionare serenamente sulle RSU e di pensare ad una proposta che veda un mix di presenza operaia e sindacale in fabbrica – il 50% eletto su scheda bianca con compiti di negoziazione sulla condizione lavorativa con la gerarchia di officina, a partire dai RLS per es. – un altro 50% eletto su liste con compiti di rappresentanza dei sindacati nei confronti delle direzioni del personale. So che la cosa è contraddittoria e porterebbe a qualche inevitabile conflitto. Però e meglio della attuale morta gora.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Morta gora dovuta alla cosiddetta “passivizzazione” dei lavoratori e specialmente delle nuove generazioni – bene, però non ci si può permettere di osservare il fenomeno e basta – cosa serve in concreto per passare da un atteggiamento passivo ad un comportamento attivo? Serve mettere nelle grane i lavoratori! E metterli nelle grane significa dare loro ruolo e compiti da sbrigare in prima persona, senza delegare ad alcuno la soluzione dei problemi che direttamente li riguardano..&lt;/p&gt;&lt;p&gt;· Perché il consolidamento "conservatore" (a tutti i livelli, dal semplice delegato all'ultimo dei dirigenti) di una esistenza e di una pratica di status che per molti aspetti somiglia a certi fenomeni conosciuti nei paesi dell'Est ci deve guidare verso questa soluzione;&lt;br /&gt;· Perché è intervenuta una rottura di memoria storica nelle nuove generazioni operaie (e non) che non permette per il momento il recupero del meglio delle esperienze di intraprendenza e autonomia delle passate generazioni - il tutto aggravato da un processo di implosione ed entropia a tutti i livelli della attività sindacale dove non misuri solamente incapacità individuali e collettive (che pur ci sono), piuttosto una caduta rovinosa di “imprenditorialità quotidiana”.&lt;br /&gt;· In concreto, io penso a forme di rappresentanza diretta dei lavoratori su problemi della capacità di lavoro e di guadagno. La forma del Delegato eletto su scheda bianca, revocabile, con mandati definiti di rappresentanza e contrattazione acquista di nuovo sua giustificazione storica. Parafrasando Brecht (= la guerra è una cosa troppo seria per i generali), la prestazione e la salute dei lavoratori è una cosa troppo seria per sindacalisti litigiosi e incapaci, per cui il tutto va restituito ai legittimi proprietari. Non mi nascondo i rischi di subordinazione o di corporativismo, meglio però della situazione attuale dove il sindacato rischia di rappresentare i lavoratori meno intraprendenti. Abbiamo bisogno, in pratica, di forme di rappresentanza unitarie che permettano “l’avventura” ai lavoratori più curiosi e intraprendenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domanda: cosa ostacola il fatto che per le liste della CGIL (a partire da quelle della FIOM) ci sia una sorta di primarie, in pratica chiedere ai lavoratori delle medie e grandi fabbriche di eleggere su scheda bianca i propri candidati. Ovviamente con l’esclusione degli iscritti alle altre organizzazioni. Una volta votati la CGIL si impegna a mettere in lista i lavoratori eletti nelle primarie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;· Va da se che una ipotesi del genere sta in piedi se si immagina una pratica del tutto rinnovata dei problemi dell’informazione e della formazione non solo dei Delegati ma anche dei lavoratori, un uso delle assemblee retribuite del tutto diverso dal passato, un utilizzo nei luoghi di lavoro dell’informatica e della telematica ad uso dei lavoratori e dei loro Delegati finalizzato all’esplorazione dei diritti, alla socializzazione del meglio della contrattazione, ecc. Oggi il controllo è molto più facile che non negli anni ’70: oggi tutto passa attraverso l’informatica.&lt;br /&gt;L’ipotesi sta in piedi se sa raccogliere ed aprirsi al meglio delle tensioni critiche e innovative presenti nelle altre OO.SS. con le quali nel passato abbiamo costruito una esperienza ed un patrimonio comune. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quindi realizzando il massimo di unità tra i lavoratori oggi possibile e costruendo un nuovo compromesso tra le centrali sindacali.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Anche nelle battaglie che la FIOM sta conducendo da sola io vedo una contraddizione: solo su 10% di casi la FIOM si smarca con nettezza e con coraggio (specie da parte del suo Segr. Generale!) ma nel 90% di altri casi è coinvolta in "schifezzuole". E quindi non si capirebbe una sorta di isolamento della sola CGIL in un contesto dove la Confindustria tutta ha intenzione di “farci il mazzo” mentre i giovani (alieni da ogni ideologismo) hanno bisogno di un sindacato “utile”.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;È la CGIL (assieme agli amici e ai compagni delle altre OO.SS. che ci stanno) che deve farsi carico, il che significa mettersi in discussione con il coraggio che la vecchia generazione (quella di Garavini, Trentin, ecc.) seppe fare. Questo per dare in mano ad una generazione giovane l'opportunità di farsi da sola il proprio destino. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Caro Fausto, se non ora, quando?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;6° grande opera: una scuola per gli stranieri (e per gli italiani) &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;A quando una proposta della Sinistra Arcobaleno che permetta di andare alla costituzione di una “scuola” per i lavoratori stranieri (e anche per i lavoratori italiani) con tre “indirizzi”:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* l’indirizzo riguardante l’apprendimento della lingua, della storia, della costituzione e delle leggi italiane;&lt;br /&gt;* l’indirizzo riguardante il problema dei diritti e delle strategie per applicarli (il problema del potere), quindi tutto il problema della trasmissione dell’esperienza concreta da parte di chi l’ha vissuta;&lt;br /&gt;* l’indirizzo riguardante le professioni: immagino dei laboratori (officine, uffici, ecc.) il tutto volto al mercato del lavoro;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché lasciare tutta la partita in mano alle scuole religiose o in mano alle attuali scuole professionali a carattere pubblico con gli evidenti limiti che tutto ciò comporta?&lt;br /&gt;Nel movimento ci sono eccome ancora delle esperienze e delle competenze da potere utilizzare. Peccato che attualmente sono “in sonno”.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Caro Fausto, se non ora, quando?&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;non so se queste cose molto concrete e perché no, ad oggi “impossibili” (?) somiglino al nostro vecchio sogno: edificare il socialismo, ma perché non tentarci? Perché non sognare di cose nostre e non lasciare migliaia di giovani (anche operai) a correre dietro ai sogni di Berlusconi! In fondo farla da protagonisti (la propria vita) è stata una bella avventura per noi e può esserlo ancora per altri giovani.&lt;br /&gt;Se poi qualcuno ci farà osservare che le parole socialismo e comunismo sono oggi “fuori mercato” (per via di quello che è accaduto e di quello che accade) benissimo, a noi andrebbe bene anche &lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;"una società di liberi ed uguali"&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;. O no?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;Un abbraccio da Gianni Marchetto&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-3460529276559334608?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/3460529276559334608/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=3460529276559334608&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/3460529276559334608'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/3460529276559334608'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/03/caro-fausto-facci-sognare.html' title='Caro Fausto, se non ora... quando?'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-4540510042733958368</id><published>2008-03-05T10:44:00.000-08:00</published><updated>2008-03-05T10:53:30.063-08:00</updated><title type='text'>Confindustria la smetta con i veti, il decreto va approvato immediatamente</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Intervista al sottosegretario alla Salute Gianpaolo Patta: il nodo vero restano le piccole aziende dove avviene la maggior parte degli incidenti. Senza sindacato, i lavoratori sono più ricattabili&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;di Giacomo Russo Spena&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (de Il Manifesto)&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;«L'iter della legge 123 è terminato, mercoledì il Consiglio dei Ministri può approvare i decreti legislativi e trasferirli alle Camere per l'approvazione definitiva bipartisan». L'ex sindacalista e sottosegretario al ministero della Salute, Gianpaolo Patta non usa mezzi termini. &lt;strong&gt;«Non ci sono alibi per nessuno - dice - il paese aspetta da oltre 30 anni. Se non passa il decreto, non solo è un gesto di mancata sensibilità democratica ma un atto che contrasta con la coscienza di tutti».&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Che norme introduce il decreto?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto il coordinamento a tutti i livelli degli organi ispettivi. Secondo: ci sarà una responsabilità dei committenti su tutta la catena dell'appalto perché la gente che muore al 92% lavora in aziende sotto i 15 dipendenti, come nel caso di Molfetta. Inoltre estendiamo le norme al lavoro autonomo che oggi ne è escluso. Sul delicato tema degli appalti aboliamo il massimo ribasso, che è causa di compressione dei costi sulla sicurezza, e questi dovranno essere certificati e visibili, da sindacati e ispettori, nei capitolati di appalto. Viene istituito poi il coordinamento dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, con poteri di controllo su tutto il ciclo produttivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Quali novità a proposito di ispettori?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulle ispezioni verrà confermata la titolarità delle Asl generale su tutto il territorio nazionale. Gli ispettori saranno di più e avranno più poteri: potranno sospendere le attività delle aziende, in caso di rischio per i lavoratori. Un intervento di prevenzione. Poi abbiamo rivisto l'apparato sanzionatorio, estendendo le sanzioni penali a quasi tutti gli illeciti. Nel caso della non redazione del documento di valutazione del rischio si prevede anche l'arresto del datore di lavoro.Nel caso Thyssen Krupp l'accusa è di omicidio volontario.Lì è stata già applicata la 123: per la prima volta l'Asl ha sospeso le attività dell'impresa. Poi il magistrato è andato anche oltre, ipotizzando che l'azienda sapesse della pericolosità. Se così sarà dimostrato, ha fatto benissimo.Ritorniamo al decreto. La Confindustria mette veti.Critica l'impianto sanzionatorio, lo considera troppo pesante. Ma il paese deve capire che questa legge è fatta per sostenere i lavoratori e non gli industriali. E' chiaro che la Confindustria deve pagare un prezzo per garantire la sicurezza ai lavoratori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Basterà la nuova legge per contrastare le morti bianche?&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo problema della sicurezza non sono le leggi. Il nodo è nelle aziende sotto i 15 dipendenti, dove i lavoratori sono licenziabili senza giusta causa. E con i contratti interinali e a progetto, sono aumentate a dismisura le forme di ricatto. Questi lavoratori operano in qualsiasi condizione pur di non perdere il posto di lavoro. Infatti dei 1300 morti, solo il 3,5% avviene nelle aziende sopra i 50 dipendenti, in quelle piccole invece la situazione è drammatica: 3 milioni e mezzo di aziende senza rappresentanza per i lavoratori. Se Confindustria ritiene ancora che qui si debbano scaricare tutti i costi dello sviluppo i morti sono destinati ad aumentare. Non ci sono leggi che tengano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Ma si può riproporre oggi l'estensione dell'articolo 18?&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho partecipato due volte al referendum per la sua estensione ma abbiamo perso. La gente è andata al mare, seguendo indicazioni sbagliate provenute anche da sinistra. Invece bisogna riflettere su un aspetto: dove i lavoratori non hanno diritti c'è anche la minore produttivà e progresso tecnologico. Finché si punterà sullo sfruttamento delle braccia e non sull'innovazione non si andrà molto lontano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-4540510042733958368?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/4540510042733958368/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=4540510042733958368&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/4540510042733958368'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/4540510042733958368'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/03/confindustria-la-smetta-con-i-veti-il.html' title='Confindustria la smetta con i veti, il decreto va approvato immediatamente'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-7281737238502162521</id><published>2008-03-03T11:34:00.000-08:00</published><updated>2008-03-04T02:44:32.784-08:00</updated><title type='text'>Torino: 26 imprenditori denunciati</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;26 IMPRENDITORI DENUNCIATI PER INOSSERVANZA LEGGE SICUREZZA LAVORO&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;TORINO - I carabinieri del Comando provinciale e del Nucleo Ispettorato Lavoro di Torino hanno effettuato controlli in 101 cantieri di 50 comuni della provincia del capoluogo piemontese. Sedici attività sono risultate irregolari e i relativi lavori sono stati sospesi, 26 imprenditori sono stati denunciati per non aver rispettato le norme inerenti alla sicurezza sul posto del lavoro. Nel corso delle ispezioni, su 411 lavoratori,il 10% era in nero o irregolare. Elevate multe per 107 mila euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.diario-prevenzione.it/"&gt;http://www.diario-prevenzione.it/&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-7281737238502162521?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/7281737238502162521/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=7281737238502162521&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/7281737238502162521'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/7281737238502162521'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/03/torino-26-imprenditori-denunciati.html' title='Torino: 26 imprenditori denunciati'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-6498527368619289889</id><published>2008-03-03T10:21:00.000-08:00</published><updated>2008-03-03T10:28:33.760-08:00</updated><title type='text'>Il Sindaco e la sicurezza sul lavoro</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;a cura di G. Porreca&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sicurezza sul lavoro: sentenza di condanna del vertice politico nella pubblica amministrazione. Il sindaco di un comune è responsabile del mancato rispetto degli obblighi in materia di sicurezza sul lavoro allorquando non provveda ad individuare i soggetti ai quali attribuire la qualifica di datore di lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sindaco di un comune è responsabile del mancato rispetto degli obblighi in materia di sicurezza sul lavoro allorquando non provveda ad individuare i soggetti ai quali attribuire la qualifica di datore di lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://bancadatisicurezza.puntosicuro.it/italian/view_banca_dati.php?sViewMAGA=articolo&amp;amp;iId=53949"&gt;Cassazione Penale – III Sezione Penale – Sentenza n. 35137 del 20 settembre 2007 (u.p. 13 giugno 2007) – Pres. Postiglione – Cons. Mancini – P.M. Izzo.&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://bancadatisicurezza.puntosicuro.it/italian/view_banca_dati.php?sViewMAGA=articolo&amp;amp;iId=53947"&gt;Cassazione Penale – IV Sezione Penale – Sentenza n. 38840 del 21 ottobre 2005 – Pres. Battisti – Cons. Brusco – P.M. Ferri.&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Commento a cura di Gerardo Porreca (&lt;a href="http://www.porreca.it/"&gt;http://www.porreca.it/&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tema di questa sentenza riguarda la responsabilità in materia di sicurezza sul lavoro degli organi di direzione politica nella pubblica amministrazione ed è stato già oggetto in passato di diverse espressioni anche contrastanti da parte della Corte di Cassazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il caso in esame riguarda il Sindaco di un comune condannato dal Tribunale al pagamento di una ammenda di euro 1.500,00 per aver commesso diverse violazioni alla normativa sulla sicurezza del lavoro e precisamente per avere omesso di elaborare il documento sulla valutazione dei rischi sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, per avere omesso di designare il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e per avere omesso di nominare il medico competente. Invitato quindi dall’organo di vigilanza ad ottemperare alle prescrizioni impartitegli e ad adeguarsi quindi alla disciplina vigente il Sindaco però, alla scadenza del termine di 180 giorni assegnatigli, non vi provvedeva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avverso la sentenza il Sindaco ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione sostenendo, a mezzo del proprio difensore, che il Tribunale giudicante era incorso in errore avendo ritenuto che la responsabilità in materia di sicurezza sul lavoro spetti all'autorità politica invece che ai dirigenti o funzionari comunali aventi funzioni direttive così come indicato nell’art. 2, comma 1 lettera b) del D. Lgs. n. 626/1994. Il Tribunale, inoltre, a suo dire non aveva spiegato in base a quale ragionamento avesse individuato la responsabilità del Sindaco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Corte di Cassazione ha però rigettato il ricorso e pur condividendo quanto sostenuto dal ricorrente che “a mente del Decreto Legislativo n. 626 del 1994 articolo 2 lettera b) contenente l'attuazione di una serie di direttive CE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro ... nelle pubbliche amministrazioni per datore di lavoro si intende il dirigente al quale spettano i poteri di gestione ovvero il funzionario non avente qualifica dirigenziale nei soli casi in cui quest'ultimo sia preposto ad un ufficio avente autonomia gestionale" ha osservato tuttavia che “perché tale disposizione trovi pratica attuazione occorre che gli organi di direzione politica - nel nostro caso il sindaco - procedano alla individuazione dei soggetti ai quali attribuire la qualifica di datore di lavoro di cui alla disposizione stessa, in conformità peraltro a quanto agli stessi organi imposto dal Decreto Legislativo 19 marzo 1996, n. 242 articolo 30 contenente modifiche ed integrazioni al Decreto Legislativo n. 242 del 1994”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel caso in esame non è risultato che ciò fosse avvenuto tanto è vero che il ricorrente non si è premurato neppure in sede di dibattimento presso la Corte di Cassazione di indicare il soggetto da considerare all'interno del suo comune come datore di lavoro limitandosi invece ad effettuare una generica affermazione di principio. “La mancata indicazione” – prosegue la Corte - “non può che avere come conseguenza il permanere in capo al soggetto titolare della responsabilità politica - nella specie il sindaco - della qualità di datore di lavoro e ciò ovviamente anche ai fini della responsabilità per la violazione della normativa antinfortunistica”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questi termini, conclude la Sez. III, si era gia espressa del resto anche la Sez. IV della stessa Corte Suprema con la sentenza n. 38840 del 21/10/2005 (*), con la quale veniva confermata la responsabilità di un Sindaco, già condannato dal Tribunale, per l'infortunio occorso ad un operaio del comune caduto da una scala aerea utilizzata in modo scorretto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tale ultima circostanza la Corte di Cassazione si era posto il problema “di chi debba considerarsi datore di lavoro prima che venga individuata questa figura dagli organi comunali competenti” e precisava che, in forza dell’art. 30, comma 1, del D. Lgs. n. 242/1996, spetta agli organi di direzione politica o, comunque, di vertice delle amministrazioni pubbliche procedere all’individuazione del datore di lavoro tenendo conto dell’ubicazione e dell’ambito funzionale degli uffici e che in caso di mancata indicazione “è l’organo di direzione politica a conservare la qualità di datore di lavoro”. Precisava, inoltre, la Sez. IV che “non si tratta dell’attribuzione di una responsabilità impropria ad un soggetto con competenze di natura diversa perché agli organi di direzione politica [sindaco e giunta comunale] sono attribuiti originariamente anche i poteri di sovrintendere alle scelte di gestione e direzione amministrativa con il conferimento di tutti i poteri conseguenti”. “D’altro canto” – concludeva la Corte – “la circostanza che l’individuazione del datore di lavoro competa all’organo di direzione politica conferma che si tratta di un potere che spetta originariamente a questo organo non diversamente, del resto, da quanto avviene per i soggetti privati” e non esclude altresì che “la responsabilità dell’organo di direzione politica riviva per es. nei casi in cui non vengano messe a disposizione del datore di lavoro, pur individuato, le disponibilità finanziarie necessarie per attuare le misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(*) &lt;a href="http://bancadatisicurezza.puntosicuro.it/italian/view_banca_dati.php?sViewMAGA=articolo&amp;amp;iId=53947"&gt;Cassazione Penale Sez. IV 21/10/2005 n. 38840 – Pres. Battisti – Est. Brusco – P. M. Ferri – Ric. C. I.&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-6498527368619289889?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/6498527368619289889/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=6498527368619289889&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/6498527368619289889'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/6498527368619289889'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/03/cura-di-g.html' title='Il Sindaco e la sicurezza sul lavoro'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-2140186722390532749</id><published>2008-02-26T09:45:00.000-08:00</published><updated>2008-02-28T01:59:20.166-08:00</updated><title type='text'>ISPELS: Profili di rischio di comparto</title><content type='html'>Il comparto è definito come &lt;strong&gt;"l'insieme delle unità locali dei luoghi di lavoro dove si svolgono cicli di lavorazione simili o affini"&lt;/strong&gt; e viene osservato nell'ambito delle piccole e medie imprese, artigianato e pubblici servizi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rischio è definito come &lt;strong&gt;"la probabilità che un individuo vada incontro ad una alterazione dello stato di salute in seguito all'interazione con un determinato fattore potenzialmente nocivo"&lt;/strong&gt; (fattore di rischio).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La banca dati dei &lt;strong&gt;"Profili di Rischio di Comparto"&lt;/strong&gt; raccoglie le informazioni sui rischi in ogni singola fase del ciclo produttivo direttamente osservato in un insieme di imprese che rappresentano il comparto sul territorio. Il contenuto della banca dati rappresenta una prima base informativa, prodotta con ricerche dell'ISPESL, aperta a tutti i contributi finalizzati all'aggiornamento dei profili esistenti, all'integrazione di nuovi profili nella banca dati, al collegamento con altre sorgenti informative che approfondiscono temi specifici trattati nel profilo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La banca dati è composta da un flow chart del ciclo, da un documento per l'intero comparto e da un documento per ogni singola fase di lavorazione. La descrizione di ogni singola fase è, con alcune limitate eccezioni, composta da otto capitoli così definiti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capitolo 1 - &lt;strong&gt;La fase di lavorazione&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Capitolo 2 - &lt;strong&gt;Attrezzature, macchine, impianti&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Capitolo 3 - &lt;strong&gt;Il fattore di rischio&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Capitolo 4 - &lt;strong&gt;Il danno atteso &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Capitolo 5 - &lt;strong&gt;Gli interventi&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Capitolo 6 - &lt;strong&gt;Appalto a ditta esterna&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Capitolo 7 - &lt;strong&gt;Riferimenti legislativi&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Capitolo 8 - &lt;strong&gt;Il rischio esterno&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ispesl.it/profili_di_rischio/index.asp"&gt;http://www.ispesl.it/profili_di_rischio/index.asp&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-2140186722390532749?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/2140186722390532749/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=2140186722390532749&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/2140186722390532749'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/2140186722390532749'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/02/ispels-profili-di-rischio-di-comparto.html' title='ISPELS: Profili di rischio di comparto'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-5478340491817605045</id><published>2008-02-26T09:38:00.000-08:00</published><updated>2008-02-26T09:42:31.832-08:00</updated><title type='text'>Il processo possibile - L'esempio della ThyssenKrupp</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;di Santo Della Volpe&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Fondamentale, l’importanza dell’informazione in questa vicenda della Thyssenkrupp è stata fondamentale…” dice il procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello, guardando con orgoglio i 170 faldoni dell’inchiesta sulla tragedia del 6 dicembre scorso che causò la morte di 7 operai. 200mila pagine di documenti con i risultati di perquisizioni negli uffici dell’azienda, interrogatori, testimonianze perizie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pool di magistrati (con Guariniello i sostituti procuratori Laura Longo e Francesca Traverso) di tecnici ed ispettori ha chiuso le indagini dopo soli 2 mesi e 19 giorni dal rogo nella linea 5 della Thyssen: ”abbiamo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati di chiudere entro fine mese” dice ancora il procuratore aggiunto torinese, “dando la giusta risposta a una istanza di giustizia che ci è stata fatta dal paese, dimostrando che in questa giustizia, questo Stato tanto vituperato, è in grado di rispondere alle aspettative. E grazie anche a voi che ci avete fatto vedere quanto il paese chiedesse giustizia”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non è solo al mondo dell’informazione che pensa il dottor Guariniello: “Per fortuna - continua - abbiamo un Presidente della Repubblica molto attento alla tragedia degli infortuni sul lavoro, che ci ha spronato a lavorare, e bene, per le indagini e gli approfondimenti necessari a far emergere le responsabilità e, soprattutto, il modo per evitare in futuro che accadono drammi come quello della Thyssenkrupp. Il presidente Napolitano, più di tutti, ha raccolto la domanda di giustizia che si è levata dalle famiglie delle vittime. A lui dobbiamo un grazie di cuore”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima novità infatti di questa inchiesta sul rogo della Thyssenkrupp è la sua stessa conclusione in tempi brevi: volendo la giustizia funziona, senza aspettare anni e senza favorire l’impunità da prescrizione, come viene definita dallo stesso dott. Guariniello. Il procuratore Generale di Torino, Giancarlo Caselli, l’aveva promesso il giorno dei funerali, davanti alle famiglie delle vittime straziate dal dolore:”Chiuderemo l’inchiesta nel più breve tempo possibile” aveva detto. “Certo, dobbiamo riconoscere che la promessa è stata mantenuta” commenta, pur nel suo dolore ancora più forte dopo 3 mesi di mancanza, la signora Isa Pisano, la madre di Roberto Scola, l ’operaio di 32 anni, tra i primi a morire quella sera, investito dalla vampata di olio bollente e nebulizzato fuoriuscito dai rulli della linea 5. ”Ora vorremmo che la giustizia proseguisse il suo percorso velocemente e che i responsabili paghino come è giusto che sia. Saranno i giudici a decidere, ma almeno che si faccia il processo in fretta così come si sono conclude le indagini”, conclude; con un pensiero per i vivi, quei "150 operai che sono senza lavoro da quella sera, con le famiglie ed i figli che aspettano un futuro”. Anche perché è chiaro che lo stabilimento non riaprirà più e per gli ultimi 150 lavoratori dell’acciaieria non si sono aperte nuove prospettive, almeno per ora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel dolore che accompagna il ricordo delle famiglie delle vittime, c’è almeno questa risposta di giustizia: particolarmente importante per altri due elementi di novità. In primo luogo perché le indagini sono state svolte con perquisizioni, interrogatori, testimonianze, come cioè in una inchiesta per qualunque altro delitto, senza limitare le indagini alla sola relazione dell’ispettorato del lavoro, come spesso avviene in caso di morti bianche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una indagine complessa con molte persone impegnate, dalle ASL alla polizia giudiziaria, dai vigili del fuoco ai molti consulenti tecnici fino alle istituzioni, regione Piemonte, provincia e comune di Torino, con persone e mezzi. Già questo spiegamento di forze indica perché sia necessario aumentare il personale a disposizione di chi indaga sugli infortuni sul lavoro e lo snellimento delle procedure d’indagine; questa inchiesta è stata chiusa celermente perché c’erano 7 morti dentro l’acciaieria che ha fatto più discutere in Italia negli ultimi mesi: perché i riflettori della stampa e tv sono stati sempre accesi sulla vicenda, per l’emozione che ha comunque provocato. Ora si tratta di estendere la stessa mobilitazione per tutti gli incidenti mortali sul lavoro, per garantire che non ci siano trattamenti diversi per morti che sono tutte ugualmente gravi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’altra novità importante dell’inchiesta di Torino emerge dall’imputazione di omicidio volontario con dolo eventuale, oltre all’incendio con dolo eventuale ipotizzata per l’amministratore delegato della Thyssen Italia, Harald Espenhahn (per gli altri 5 imputati si va dall’omicidio colposo e l’incendio colposo con colpa cosciente all’omissione volontaria di cautele contro gli incidenti). E’ la prima volta che nel caso di una morte bianca, per quanto multipla, si propone l’omicidio volontario, ipotesi di delitto che può comportare anche 21 anni di pena, se la corte d’assise dovesse riconoscerne la validità. Non è tanto la somma degli anni che colpisce (anche perché il rito abbreviato e le attenuanti generiche potrebbero portare una eventuale condanna a 7-10 anni al massimo). Quanto il fatto che per la prima volta si può ipotizzare il carcere per i responsabili di u grave incidente mortale sul lavoro. Un deterrente formidabile per chi in passato, confidando sulla lunghezza dei processi e sulla sola imputazione di omicidio colposo al massimo, poteva sperare in una sostanziale “impunità” come afferma il dott. Guariniello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel caso della Thyssen è stato possibile ricostruire che i responsabili della sezione italiana del gruppo,sapevano che dovevano intervenire per mettere in sicurezza gli impianti, ma avevano deliberatamente deciso di correre il rischio spostando gli interventi antinfortunistici a dopo il trasferimento delle linee produttive da Torino a Terni. “From Turin” c’era infatti scritto sulla cartella di documenti aziendali sull’antinfortunistica dello stabilimento torinese, trovata nelle perquisizioni:E questo nonostante la compagnia assicurativa dello stabilimento avesse imposto una franchigia specifica di 100 milioni di euro invece dei 30 previsti fino al 2006,chiedendo espressamente interventi di adeguamento antinfortunistici negli stabilimenti italiani, Torino compreso. Non fu fatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quanti sono i casi simili di mancati adeguamenti che possono stare alle spalle di incidenti sul lavoro? Quante morti si potrebbero evitare con interventi preventivi? Il dottor Guariniello su questo punto è chiaro: ”questa esperienza insegna che dobbiamo cambiare metodi investigativi per gli infortuni sul lavoro, mobilitarci per le indagini così come avviene per gli altri gravi reati: E poi pensare che non possiamo dire ,dopo ogni incidente che le leggi devono essere applicate. Dobbiamo pensare a come applicare le leggi prima,per evitare gli incidenti: Ci vogliono nuovi strumenti, più ispettori, è vero, ma soprattutto più specializzazione nei magistrati,tra gli inquirenti: Noi qui siamo una procura grande - continua il magistrato - ma nelle piccole procure, nelle zone di frontiera nella lotta alla criminalità, in tutto il paese insomma, bisogna creare le professionalità giuste, formare competenze. Per questo è necessaria una procura nazionale contro gli infortuni sul lavoro che abbia competenza su tutto il paese, che sappia come intervenire e coordinare le indagini: Così si crea anche deterrenza nei confronti di chi pensa di farla franca senza fare gli interventi preventivi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed anche questa è una lezione che viene dalla Thyssenkrupp. Bisogna vedere come e se sarà raccolta l’indicazione del procuratore aggiunto Guariniello.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-5478340491817605045?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/5478340491817605045/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=5478340491817605045&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/5478340491817605045'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/5478340491817605045'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/02/il-processo-possibile-lesempio-della.html' title='Il processo possibile - L&apos;esempio della ThyssenKrupp'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-4022116787147844897</id><published>2008-02-22T04:04:00.000-08:00</published><updated>2008-02-22T04:11:26.749-08:00</updated><title type='text'>Il pane loro: dedicato alla sicurezza sul lavoro</title><content type='html'>"L'iniziativa di uno spettacolo teatrale sugli incidenti del lavoro, che verra' rappresentato direttamente nei cantieri e nelle fabbrica e' splendida. Mi riferisco alla produzione &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;"Il pane loro"&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; che viene presentata oggi e alla quale hanno collaborato sia i sindacati che enti locali". &lt;strong&gt;Giovanni Russo Spena,&lt;/strong&gt; uno dei capigruppo al Senato della Sinistra Arcobaleno, commenta così la notizia della prima, il 29 febbraio, nel Porto di Taranto, dello spettacolo di Stefano Mencherini, dedicato al tema della sicurezza sul lavoro. "E' fondamentale- sostiene Russo Spena- che questo dramma quotidiano che si consuma nei luoghi di lavoro diventi presente nella societa' attraverso tutti i canali possibili e certamente quello culturale e' essenziale".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;di Franco Martini (&lt;/strong&gt;Segretario Generale FILLEA CGIL)&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;Con il progetto “Il Pane loro” si arricchisce l’investimento culturale nella lotta contro le morti e gli infortuni sul lavoro. La lotta per la sicurezza non è solo questione di norme, di buone leggi, da far applicare con sempre più rigore. Le leggi per la sicurezza in Italia ci sono e sono tra le più avanzate in Europa. La loro applicazione, invece, ha conosciuto per lungo tempo una pericolosa latitanza, tanto da parte di ampi settori dell’imprenditoria, che delle istituzioni preposte al loro controllo. &lt;/span&gt;Le tragedie sul lavoro che hanno scosso l’opinione pubblica in questi ultimi mesi, le autorevoli denunce ed i fermi appelli ad agire con determinazione espressi dal Presidente della Repubblica hanno riproposto una questione che non è solo di leggi inapplicate. Per lungo tempo il tema del lavoro è stato letteralmente rimosso dal dibattito nazionale. Per lungo tempo è parso che gli operai non esistessero più, o fossero una realtà residuale. In edilizia la “manodopera” ammonta a circa due milioni di persone in carne ed ossa, sono persone che incontrano disagio, fatica, rischio, tutti i giorni e molti di loro lo fanno dall’alba al tramonto. E non solo della rimozione “sociologica” si è trattato. Queste persone hanno una vita (piccolo eufemismo…) sociale e personale, massacrata dalle inaccettabili condizioni di lavoro. Poi, vi sono quelli sfortunati che incontrano l’infortunio, già una disgrazia esistenziale, quando, pur salvandosi in qualche modo, vivono le conseguenze fisiche nell’inidoneità alla mansione, cioè, la perdita del possibile accesso alla professione, dopo l’infortunio.Per quelli, invece, più sfortunati, l’infortunio mortale è una tragedia che continua anche dopo, per quelli che rimangono, perché il salario, molto spesso a nero, era l’unica fonte di reddito per la famiglia colpita, innanzitutto negli affetti, dall’evento tragico. Di tutto questo, negli anni che abbiamo alle spalle, vi sono state poche tracce. Oggi che, la lotta alla sicurezza nei luoghi di lavoro sembra conoscere una nuova stagione di impegno, occorre mettere in campo tutti gli strumenti utili a ricostruire una nuova sensibilità verso il valore del lavoro manuale e –dunque- della persona. Quando si parla di cultura della sicurezza intendiamo affermare questo. Il progetto “Il pane loro” parla di questo e per questo vede il coinvolgimento della Fillea Cgil, riproponendo un analogo interesse e impegno già manifestato per altre iniziative prodotte nel campo culturale. Come sempre, questi strumenti saranno parte del lavoro quotidiano del sindacato di categoria, attraverso la promozione più diffusa di iniziative in grado di veicolare il messaggio contenuto nell’ottimo lavoro di Stefano Mencherini e del centro mediterraneo delle arti, ai quali va tutto il ringraziamento e sostegno della nostra categoria.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-4022116787147844897?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/4022116787147844897/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=4022116787147844897&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/4022116787147844897'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/4022116787147844897'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/02/il-pane-loro-dedicato-alla-sicurezza.html' title='Il pane loro: dedicato alla sicurezza sul lavoro'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-7111504861288286070</id><published>2008-02-22T03:54:00.000-08:00</published><updated>2008-02-22T03:58:49.849-08:00</updated><title type='text'>da Segre alla Comencini...</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;di Bruno Ugolini&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è un rifiorire del cinema dedicato agli operai. Soprattutto quando muoiono. Così leggiamo di registi che accorrono a Torino per filmare la tragedia della ThyssenKrupp. Ed è utile questo crescere delle denuncie anche sotto la pressione degli appelli del Presidente della Repubblica. È ammirevole l’opera indefessa di un’associazione giornalistica come «Articolo 21» e del suo sito Internet. Sono ondate di sdegno vitale, necessario, sacrosanto. Ma lo stillicidio delle vittime non cessa. E le misure messe in atto dall’uscente governo di centrosinistra appaiono bloccate. Altre ne fioriscono, come quella suggerita da un magistrato, Raffaele Guariniello: una superprocura nazionale contro le morti sul lavoro. Ulteriori iniziative sono discusse dentro l’Inail, un’istituzione non certo priva di mezzi, con un “tesoretto” spesso usato per sostenere le difficoltà finanziarie dei governi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi scrive è però convinto che la leva fondamentale per questa lotta capace di impedire un enorme dispendio di sacrifici umani risieda negli attori stessi dei processi lavorativi. Uomini e donne che ogni giorno affrontano il rischio terribile di finire negli elenchi mortuari e in quelli, non meno terribili, della malattie professionali, degli “incidenti” che deformano i corpi e anche le esistenze. Un popolo - otto milioni di operai - che dovrebbe essere chiamato ad insorgere, a ribellarsi, nelle forme dovute, a contrattare. Riproponendo al primo posto l’antico slogan sindacale &lt;strong&gt;«la salute non si vende».&lt;/strong&gt; E meno che meno la vita. È vero che spesso donne e uomini sono spinti da necessità impellenti, da buste paga assottigliate. Ma nulla vale il prezzo di una vita.Sono riflessioni che nascono spontanee alla visione del bel documentario di Daniele Segre, uno che ha dedicato la propria professionalità alle cause del lavoro. Ora intervistato anche da «Radio Vaticana». Uno che non ritorna sugli schermi perché inseguito dalla moda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il suo «Morire di lavoro», quell’incalzante susseguirsi di voci e di storie, dovrebbe essere trasmesso non solo dagli schermi televisivi in ore accettabili, ma anche in tutti i luoghi di lavoro. Perché può risultare un vademecum all’impegno. Perché non parla solo di operai morti, ma soprattutto di operai vivi. Delle loro giornate, del loro amore per il lavoro, della loro “sapienza” profusa per ore e ore. Perché tutto è cambiato, sono intervenuti macchinari moderni, le mansioni si sono moltiplicate e c’è bisogno di un accrescimento continuo dei saperi. Ma Segre ci racconta anche di come vadano spesso letteralmente “a mani nude” nel gorgo di queste attività. Perché non si autotutelano, si liberano spesso - come sanno bene altri operai addetti alla sicurezza - dei mezzi protettivi, per correre dietro ai ritmi voluti dal padrone. Isolati, spesso abbandonati, senza la percezione di avere intorno una società solidale, non trovano il coraggio, la voglia di dire di no.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella voglia che Segre cerca di instillare.C’è stato un tempo in cui la scoperta che si può uscire da un destino cinico e baro e ci si può organizzare, aveva investito grandi masse. Lo ha ricordato in un altro bellissimo film Francesca Comencini. Con le sequenze dell’autunno caldo e di quelle masse di giovani meridionali che si ribellavano, appunto, a mamma Fiat.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E davvero hanno stupito per «Fabbrica» le proteste di Raffaele Bonanni, segretario Cisl. È vero, nell’opera della Comencini non c’è la Cisl, come del resto nel film di Segre. Ma non c’è nemmeno la Cgil, salvo una toccante apparizione di Bruno Trentin davanti ai cancelli di Mirafiori nel 1980, intento a convincere i metalmeccanici che gli scioperi ad oltranza non pagano, si vince con altre forme di lotta. E ammoniva: vogliono cancellare una storia di conquiste. Così avvenne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, non ci sono, nei due film, evidenti sigle sindacali. Ma nella gran parte dei racconti montati da Segre e dalla Comencini c’è tutto il sindacato, c’è la cultura del sindacato nella sua unità. E quei due film servono al sindacato. Così come serve, in questa nostra rapida panoramica, un’antica pellicola restaurata da Guido Albonetti. Parliamo di «Apollon» di Ugo Gregoretti, proiettata sere fa nella sede dell’Arci nazionale a Roma, davanti a una folla appassionata. Un documento prezioso, tradotto in Dvd, la storia di un’eroica battaglia protrattasi per un anno. Altro esempio di come la memoria può servire, dare speranza. Visto che i tempi sono cambiati, tutto è cambiato, ma gli operai rimangono e spesso muoiono.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-7111504861288286070?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/7111504861288286070/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=7111504861288286070&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/7111504861288286070'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/7111504861288286070'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/02/da-segre-alla-comencini.html' title='da Segre alla Comencini...'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-5774428154438702915</id><published>2008-02-22T01:48:00.000-08:00</published><updated>2008-02-26T02:59:51.268-08:00</updated><title type='text'>Infortuni e Malattie Professionali</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;I PROCESSI CHE SI FANNO E QUELLI CHE NON SI FANNO&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;em&gt;di Sergio Bonetto&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcune recenti vicende hanno molto colpito chi, come me e come tanti altri, da vari decenni, si occupano sia professionalmente che a livello di impegno sociale dei problemi del lavoro.&lt;br /&gt;Mai avrei creduto, se me lo avessero detto 30 anni fa, che il papa e vari cardinali, il presidente della Repubblica e, da ultimo, anche lo stato maggiore di Confindustria si sarebbero pronunciati pubblicamente e con tanta frequenza in difesa delle condizioni materiali dei lavoratori dipendenti, della loro integrità fisica, dei loro redditi, con toni compassionevoli, accorati, che un po’ ricordano i toni di quelle dame di S. Vincenzo che erano tanto “attaccate” ai “loro” poveri. &lt;strong&gt;Così attaccate da avere cura di conservarli nella povertà nei secoli.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima sensazione, quella di trovarsi di fronte ad una “invasione di campo”, è sbagliata.&lt;br /&gt;Il vuoto di iniziativa politica e sindacale su questi temi è talmente grande che chiunque può avere la tentazione di colmarlo. Chi seriamente assicura, oggi, il presidio del campo?&lt;br /&gt;Prendiamo l’esempio degli infortuni sul lavoro. E’ fortissima la sensazione che la maggior parte di quelli che si pronunciano pubblicamente su questo “fenomeno” lo faccia strumentalmente e sulla base di dati “orecchiati”. A partire dai numeri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si continua a parlare di circa 1300 morti sul lavoro l’anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Confindustria, normalmente aggiunge che il dato non è molto rappresentativo perché circa il 50% dei casi si riferisce a infortuni in itinere. A volte precisa anche che in non pochi casi si tratta di lavoratori stranieri che operano irregolarmente (“in nero”) nell’edilizia. Così facendo Confindustria tenta di occultare le proprie responsabilità e, conseguentemente, tenta di sottrarsi ad un confronto sulle cose da fare e, soprattutto, sui soldi da spendere per risanare le innumerevoli situazioni di rischio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che sorprende è che nessuno degli interlocutori di Confindustria in questa discussione pare essersi accorto dei morti per malattia professionale. Nei “1300” non sono infatti conteggiati tali casi. Ma quanti sono?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La risposta non è agevole. L’Inail, pur nella miriade di dati che fornisce, non indica con chiarezza, anno per anno, i casi di morte nei quali la malattia professionale è intervenuta come causa diretta e unica, o come “concausa”. Sarebbe indispensabile, preliminarmente, richiedere con la dovuta urgenza ed energia all’Inail tale dato. Qualche ipotesi si può tentare. Le denunce di malattia professionale sono circa 26.000 l’anno. All’interno di questo dato stanno, in maggioranza, malattie sicuramente non mortali (ipoacusie ecc). Ma vi sono anche malattie (patologie tumorali, silicosi, asbestosi e patologie respiratorie in generale ecc.) che possono sicuramente essere causa di morte o, comunque, di riduzione della durata di vita attesa. I soli mesoteliomi (patologia indotta dall’amianto e sempre fatale) risultano, sulla base dell’apposito registro nazionale (peraltro anch’esso incompleto), oltre mille l’anno. Circa la metà sono riconosciuti dall’Inail.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarebbe indispensabile, per lo meno, che l’Inail fornisse il numero delle rendite ai superstiti, quelle rendite, cioè, che vengono corrisposte al coniuge e, in qualche caso, ai figli, qualora il decesso sia stato riconosciuto come collegato all’attività lavorativa svolta.&lt;br /&gt;Anche questo dato sottostimerebbe il fenomeno, in quanto risulterebbero esclusi tutti quei casi in cui non vi è un coniuge -tecnicamente inteso, esclusi, quindi, i conviventi - superstite, tuttavia sarebbe una prima approssimazione. Oggi l’Inail fornisce solamente l’importo di spesa per tali rendite, dato totalmente inutilizzabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se le cose stanno così, in ogni caso, non è azzardato ritenere che i morti da lavoro siano per lo meno il doppio di quanto si dice: non quattro ma otto al giorno.&lt;br /&gt;Il fatto stesso che di tale dato nessuno paia essersi accorto la dice lunga sulla serietà dell’impegno di chi sta discutendo, con poteri decisionali, di queste questioni. Si può comunque aggiungere che, se si conteggiassero i morti sul lavoro conseguenti a malattia professionale, la posizione di Confindustria risulterebbe immediatamente per quello che è: un tentativo di occultare la realtà.&lt;br /&gt;Le malattie professionali, infatti, sono praticamente tutte figlie di questa industria. E ancora, le malattie sono quasi tutte prevedibili e tendono a reiterarsi per periodi anche lunghi prima che venga predisposto un qualche intervento, e ciò in conseguenza della non immediata percezione sociale del fenomeno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esemplare il caso delle malattie da amianto in cui la lunga latenza di determinate patologie - perfettamente conosciute dagli anni ’60 - ha consentito all’industria di “tirare avanti” con la produzione sino agli anni ’90, producendo migliaia di casi mortali. Ancora oggi, a oltre venti anni dalla chiusura degli stabilimenti Eternit di Casale Monferrato, in questa città vi sono 35-40 nuovi casi di mesotelioma ogni anno. E’ un “danno collaterale” dell’industria che gli esperti dicono continuerà per i prossimi venti anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un paese confinante, la Francia, la magistratura ha condannato lo Stato per la sua negligenza nell’affrontare questo problema, non diversamente da come ha fatto la stessa magistratura  con riferimento all’uso del “sangue infetto”. Da noi questi processi non si fanno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto è che, su queste tematiche, come suol dirsi, “ce n’è per tutti”. Per motivi di lavoro esamino con una certa continuità la contrattazione nazionale e aziendale. Non ricordo di avere visto, negli ultimi quindici anni, contrattazione sugli specifici ambienti di lavoro. Anzi, non conosco piattaforme rivendicative che, magari utilizzando i dati raccolti dai RLS, pretendano cambiamenti nell’organizzazione del lavoro. Sono state prodotte montagne di accordi sui premi di produzione, sugli straordinari e, purtroppo, sulla cassa integrazione, ma della concreta salute dei lavoratori all’interno del concreto stabilimento non si parla mai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Viene da chiedersi: ma i RLS funzionano? E’ possibile che non rilevino mai preventivamente che le cose non funzionano e che la produzione è potenzialmente o attualmente pericolosa?&lt;br /&gt;Oppure vi è un difetto nella comunicazione tra RLS e organizzazioni sindacali in conseguenza del quale le esigenze di sicurezza non divengono mai piattaforma rivendicativa? Oppure ancora, vi è uno scambio tacito tra imprese e organizzazioni sindacali e il tema della sicurezza viene, di fatto, delegato all’impresa per evitare ripercussioni sul tema, dannatamente bisognoso di intervento, del salario?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voglio fare un esempio. Nel nostro sistema legale esiste, per l’imprenditore, un obbligo di “rendere edotto” ogni singolo lavoratore dei rischi specifici della lavorazione.&lt;br /&gt;Tale obbligo è largamente evaso. E’ fantascientifico immaginare di renderlo effettivo?&lt;br /&gt;Perché non è possibile immaginare una unità produttiva in cui al singolo lavoratore venga consegnato uno scritto, aggiornato per lo meno ogni sei mesi, in cui siano elencati, con la responsabilità dell’azienda e con formulazioni chiare, i rischi concreti cui è esposto nell’ambiente di lavoro e nella specifica mansione? Perché non è possibile organizzare una formazione obbligatoria, per lo meno di otto ore l’anno,  per ogni lavoratore, con la partecipazione, se necessario, dei tecnici di cui all’art 9 dello statuto dei lavoratori, esclusivamente destinata alla sicurezza?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono convinto che, se ad ogni lavoratore esposto a rischio cancerogeni, fosse stata fornita adeguata informazione scritta  al riguardo, sarebbero morti  alcune migliaia di lavoratori in meno.&lt;br /&gt;E invece, per fare il solito esempio dell’amianto, non mi risulta che nessun imprenditore, pubblico o privato, abbia mai anche solo parlato ai lavoratori interessati del rischio cancro.&lt;br /&gt;E, conseguentemente, nessuno abbia mai anche solo accennato, ad esempio, all’effetto sinergico tra amianto e fumo di sigaretta nel carcinoma polmonare. Nel senso che i due agenti congiunti moltiplicano per 150 le probabilità di contrarre la patologia. Quanti morti hanno “sulla coscienza” questi signori?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A sentirli in sede processuale quasi nessuno. In giudizio, quando questo si celebra; combattono come leoni per dimostrare che il lavoratore, con il “fumo voluttuario”, si è creato da solo il problema. Io tenderei ad escludere che, sul piano generale, un lavoratore effettivamente cosciente dei concreti rischi che corre, non faccia nulla, sia a livello rivendicativo che personale per annullare o perlomeno ridurre tale rischio. Il fatto è che tale coscienza manca. I lavoratori in questione non sono stati messi, volontariamente dall’imprenditore , in condizione di porsi il problema. La responsabilità per tale situazione è distribuita su molti. Oltre all’azione del sindacato, risulta assolutamente carente, forse dolosamente carente, l’azione degli organi pubblici destinati ai controlli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo potuto leggere pochi giorni fa che il responsabile dei controlli che si è recato alla Thyssen Krupp pochi mesi prima che si verificasse la mattanza non era mai entrato – lo ha dichiarato lui alla commissione parlamentare di inchiesta - in uno stabilimento di laminazione.&lt;br /&gt;Le indagini condotte successivamente –parlo della indagini svolte tra i lavoratori direttamente da chi si occupa del caso, i risultati di quelle della Procura si conosceranno tra breve- hanno evidenziato una situazione di grave e generalizzato pericolo, conseguente all’assenza pressoché totale di manutenzione preventiva su impianti complessi e di grandi dimensioni fatti funzionare, nell’ultimo anno, da lavoratori sempre meno numerosi e spesso non esperti che operavano, da ultimo, con orari di lavoro protratti oltre ogni ragionevole limite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come se ne sono resi conto i lavoratori poteva, o meglio doveva, rendersene conto chi era responsabile dei controlli. O no? Oggi molto si dice circa l’insufficiente numero di ispettori. Il problema esiste, ma non è l’unico. Se è vero che per controllare tutte le imprese con l’organico ispettivo attuale sarebbero necessari circa 30 anni, è anche vero che assai raramente i controlli che vengono effettuati portano a contestazioni di violazioni realmente importanti e, quindi, costose per le imprese. Di ciò abbiamo un riscontro indiretto in sede giudiziaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nostro sistema penale punisce l’imprenditore per l’omissione o la rimozione delle misure di sicurezza sul lavoro e ciò indipendentemente dal fatto che si verifichi l’evento infortunio o malattia professionale. Anche in una sede giudiziaria come quella torinese, sicuramente la più sensibile, nel nostro paese a queste tematiche, però, la stragrande maggioranza dei procedimenti penali riguarda casi di infortuni a malattie già verificatisi e raramente vi sono procedimenti che anticipano gli eventi mortali o lesivi. Ciò significa che le notizie relative alla pericolosità degli ambienti di lavoro tendono a non affluire alla Procura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi è perciò una responsabilità, per lo meno oggettiva, dei soggetti incaricati dei controlli e, anche se  in misura minore, delle organizzazioni sindacali. Chiunque abbia parlato con lavoratori dell’industria sa che i preavvisi alle aziende circa le  ispezioni imminenti, le ispezioni “miopi” circa le inadempienze e i rischi gravi e, magari, occhiute circa l’altezza da terra dei lavandini, le ispezioni effettuate o dirette da soggetti che svolgono anche attività privata di consulenza per le imprese non sono una leggenda metropolitana, ma rappresentano la maggioranza degli interventi ispettivi. Se non si affrontano i problemi per quelli che sono difficilmente li si può risolvere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Agli incaricati delle ispezioni (e ai loro dirigenti) deve essere vietata qualsiasi attività di consulenza per le imprese. Deve essere introdotto l’obbligo per gli ispettori, con relativa sanzione, di ascoltare sempre e riservatamente i RLS e i lavoratori che operano sugli impianti, garantendo l’anonimato di questi ultimi. I responsabili degli uffici devono sempre controfirmare, assumendosene le responsabilità anche penali, i verbali ispettivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Deve essere garantita la competenza professionale degli ispettori per giungere ad un utilizzo “mirato” di più soggetti esperti in diverse materie contemporaneamente sulla stessa unità produttiva. Solo assumendo misure di questo tipo ha un senso parlare di ampliamento degli organici delle strutture ispettive, con la speranza di evitare la costruzione di un altro mostro, come talvolta pare essere l’Inail, non in grado di vigilare concretamente sulle condizioni di lavoro malgrado le ampie risorse disponibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un altro punto di vista la carenza di segnalazioni alla magistratura relativamente alle situazioni di pericolo prima che si verifichino gli  infortuni e le malattie professionali introduce un diverso profilo del problema. Le Procure della Repubblica sono sempre tutte sensibili alle tematiche del lavoro e sono tecnicamente attrezzate per affrontare questo tipo di indagine?&lt;br /&gt;A vedere le statistiche parrebbe che l’area torinese  sia la più pericolosa per chi lavora.&lt;br /&gt;Solo qui i processi così spesso affrontano il problema dei cancerogeni; solo qui pare esservi stato ad un notevole livello di generalizzazione il fenomeno delle malattie da sforzo ripetuto; solo qui pare essere stata vista la utilità di costituire, in Procura, un gruppo di magistrati specializzati su queste tematiche; solo qui si è sentita la necessità di istituire, per i medici che diagnosticano certi tipi di patologie, un obbligo di segnalazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per usare il solito caso, veramente paradigmatico, dell’amianto:&lt;br /&gt;Perché a Monfalcone malgrado le centinaia di casi di mesotelioma e altre patologie dell’amianto tra i cantieristi – le navi venivano coibentate con centinaia di tonnellate di amianto - la Procura non ha mai concluso un’inchiesta? Perché la Procura di Casale Monferrato ha, per anni, archiviato le denunce dichiarando che “era impossibile individuare i responsabili”?&lt;br /&gt;Perché a Bagnoli, sede di uno stabilimento Eternit, la Procura non si è mai neppure accorta delle malattie professionali e delle morti da amianto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I motivi di queste carenze sono diversi ma, sicuramente, il risultato è che questi processi non si fanno, le vittime non vengono risarcite, le imprese “risparmiano” miliardi di euro e si diffonde quel senso di impunità che, particolarmente tra i ricchi, è oggi in Italia una sorta di status symbol. Intervenire su questo terreno è sicuramente più difficile che sugli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dott. Guariniello ha recentemente proposto la costituzione di un gruppo nazionale, sul modello delle “super procure” anti criminalità organizzata, di magistrati che coordinino e supportino le indagini. La proposta è sicuramente utile: uno (ma non l’unico) dei limiti alle indagini è sicuramente rappresentato dalle difficoltà che incontra il Procuratore di una sede giudiziaria non grande a mettere assieme le risorse tecniche e umane per indagini spesso molto lunghe e complesse che richiedono l’intervento di pool di competenze diverse (medici, epidemiologi, statistici, commercialisti, tecnici della produzione ecc.).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spesso, inoltre, si rischia che in diverse parti d’Italia vengano avviate indagini analoghe sugli stessi temi con duplicazione di attività assolutamente inutili. La Francia sta sperimentando, mi pare con buoni risultati, per quanto riguarda l’amianto, la costituzione di un unico ufficio di indagini centralizzato a Parigi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Resta in ogni caso aperto il problema della insufficiente sensibilità di troppe sedi giudiziarie per i problemi della salute dei lavoratori. Magistratura Democratica ha proposto la istituzione di iniziative specifiche di formazione per i magistrati. Anche questa proposta mi pare sicuramente utile. Se, però, gli operai resteranno “invisibili” come soggetto sociale è assai difficile che cresca la sensibilità delle Procure nei loro confronti. Da questo punto di vista solo un impegno continuo di tutte le associazioni sindacali che, ascoltati attentamente i lavoratori, propongano a livello pubblico e quindi anche alla magistratura temi specifici della sicurezza, individuati azienda per azienda, può garantire l’uscita dei lavoratori da questo limbo. Altrimenti dovremo rassegnarci a continuare a vergognarci ogni volta che Montezemolo o il papa affronteranno questi temi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-5774428154438702915?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/5774428154438702915/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=5774428154438702915&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/5774428154438702915'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/5774428154438702915'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/02/infortuni-e-malattie-professionali.html' title='Infortuni e Malattie Professionali'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-7849206865034545169</id><published>2008-02-21T05:58:00.000-08:00</published><updated>2008-02-21T06:20:22.823-08:00</updated><title type='text'>La memoria ci può aiutare</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;em&gt;di Claudio Mellana&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Navigando in Internet nei giorni successivi al rogo della Tyssenkrupp mi sono imbattuto in un intervento del &lt;strong&gt;prof. Berrino, Direttore del Servizio Epidemiologia all’Istituto Nazionale per lo studio dei tumori,&lt;/strong&gt; sull’esperienza sindacale italiana nella lotta contro la nocività dell’ambiente di lavoro a partire dal concetto di gruppo operaio omogeneo. Berrino ricorda che &lt;strong&gt;il concetto di gruppo omogeneo, inventato da Ivar Oddone&lt;/strong&gt;, era diventato un cavallo di battaglia delle lotte operaie per la salute negli anni ’60 -’70. C’erano allora tre concetti guida: &lt;strong&gt;il gruppo omogeneo, la non delega e la validazione consensuale.&lt;/strong&gt; Oddone si era accorto che, incontrando i lavoratori, imparava più lui sulle condizioni di lavoro e sul rapporto tra le loro condizioni di lavoro e le loro malattie di quanto lui non fosse in grado né di conoscere prima, né di spiegare ai lavoratori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il gruppo omogeneo è un gruppo di lavoratori che si trova ad operare nelle stesse condizioni di lavoro, magari da 20-30-40 anni e che quindi conosce a fondo queste condizioni, tutto quello che è successo ai compagni di lavoro e di che cosa si sono ammalati. E' il lavoratore competente che sa insegnare al medico dove sono i punti critici. Da questa interazione nasce il concetto di non delega, cioè di non delegare al medico la gestione della salute. Il medico deve prima imparare dall'enorme esperienza di vita dell'utente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo spunto mi ha riportato alla memoria la dispensa sindacale &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;“L’ambiente di lavoro”,&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; curata proprio da Ivar Oddone, uscita per la prima volta nel 1969, con la quale FIOM, FIM e UILM tracciarono le linee guida per la contrattazione in fabbrica delle condizioni di lavoro.&lt;br /&gt;La dispensa è stata ristampata nel 2006 a cura dell’INAIL; vale la pena di chiederla per confermare la validità dell’operazione fatta dall’INAIL (scrivendo a: &lt;a href="mailto:dccomunicazione@inail.it"&gt;dccomunicazione@inail.it&lt;/a&gt;). La dispensa, è già stata da tempo tradotta in tedesco, portoghese, francese, spagnolo e anche in giapponese, autonomamente dalle organizzazioni sindacali dei diversi paesi. Nel 2007 l’esperienza italiana, torinese in particolare, ha suscitato l’interesse dell’Istituto Laboral Andino (http://www.ila.org.pe/), consorzio realizzato da 15 sindacati di 5 paesi (Bolivia, Colombia, Equador, Perù e Venezuela) che in un intervista ha chiesto al prof. Oddone di riassumere cosa sia stata l’esperienza che originò la dispensa sindacale, da quale esigenza nascesse il movimento che la produsse e che cosa ne scaturì.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oddone chiarisce che “(…) il Italia il movimento operaio ha saputo affrontare in modo gramsciano, cioè con atteggiamento egemonico, il problema della nocività dell’ambiente di lavoro.” Non si è limitato “ (…) a denunciare situazioni di rischio e a delegare chi di dovere ma (ha saputo) farsi carico, nell'ambito delle regole, di contribuire a modificare la nocività dei posti di lavoro con tutta la propria esperienza. L’obbiettivo era quello di creare dei posti di lavoro che permettessero di non avere conseguenze sulla salute e, in prospettiva, di esprimere il massimo delle loro capacità produttive come esseri pensanti. (…) La dispensa ha richiesto un certo numero di anni, cinque come minimo. Da quale esigenza nasceva? dalle situazioni nocività di fatto è ancora più dalla domanda di cambiare la situazione al lavoro in senso ergonomico. L'ergonomia, come approccio scientifico e come disciplina, nasceva in quegli anni in Europa e in America. Il riferimento: &lt;strong&gt;"adattare il lavoro all'uomo".&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il movimento sindacale italiano ha scritto nella storia un capitolo che nessun altro paese ha saputo scrivere in termini di lotta per adattare all'uomo che lavora il suo posto di lavoro.(…) Io avevo delle conoscenze mediche, loro avevano delle conoscenze che permettevano di" “indovare” (individuare il dove “unico”, il contesto concreto) i rapporti fra la situazione produttiva e la situazione di salute. (…) Lo scambio avveniva in molti modi. Il problema fondamentale che si pose allora: comunicare fra un medico e dei lavoratori a proposito della situazione di lavoro e delle malattie che ne potevano derivare. (…) abbiamo dovuto prendere atto che i problemi che avevamo di fronte non erano comprensibili né con il linguaggio medico, né con il linguaggio operaio sindacale allora attuali. Dovevamo costruirne uno nuovo che potesse servire come interfaccia fra la rappresentazione della condizione di lavoro da parte degli operai e la conoscenza della comunità scientifica medica, che astraeva dai posti di lavoro concreti, perché non li conosceva. Abbiamo (inventato) la tecnica delle &lt;strong&gt;"istruzioni al sosia"&lt;/strong&gt;. Si trattava di dare le istruzioni su quello che si faceva rispondendo alla domanda: &lt;strong&gt;"fa' conto che io sia il tuo sosia, immagina che io debba sostituirti nel tuo lavoro in modo che non ci si accorga che non sei tu".&lt;/strong&gt; Abbiamo costruito così gli elementi essenziali della dispensa".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La dispensa è stata testata attraverso anni di formazione alla scuola sindacale, la quale ha svolto la funzione essenziale di creare il linguaggio comune a tutta la classe operaia per discutere e contrattare la trasformazione del posto di lavoro. Che cosa è scaturito dall'uso della dispensa è rappresentato dal materiale del CRD (Centro Ricerche e Documentazione rischi e danni da lavoro). Questo materiale è (…) ancora tutto da elaborare, soprattutto in funzione dell'utilizzazione che può essere fatta per approntare degli strumenti che permettano ai giovani di utilizzare, nell'ambito delle loro esigenze, l’ esperienza legata alle lotte per migliorare l'ambiente di lavoro in Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se in un prossimo futuro questo materiale fosse disponibile on-line, ciò significherà continuare, ed in condizioni migliori il lavoro di scambio fra lavoratori ed esperti dell'organizzazione del lavoro di tutto il mondo, in tempo reale. Fra gli altri, i medici, non solo del lavoro ma anche di base gli unici che hanno la possibilità di considerare dal punto di vista medico l'uomo nella sua totalità e nella sua quotidianità.&lt;br /&gt;La domanda essenziale (…) pone il problema generale a tutti, compresa la comunità scientifica, non solo ai lavoratori, di quale sia la rappresentazione scientifica valida delle malattie professionali che io definisco come &lt;strong&gt;le malattie sicuramente eliminabili&lt;/strong&gt;. L’intervista termina con la manifesta convinzione &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;“(…) che le situazioni lavorative concrete ben note agli operai interessati, fanno parte essenziale delle conoscenze scientifiche.”&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Uno dei contributi più rilevanti e innovativi allo sviluppo della società italiana espresso dal sindacato è stata la cultura della prevenzione dei rischi e della partecipazione dei lavoratori alla salvaguardia della loro salute. Ciò ha determinato cambiamenti epocali nella tutela del lavoro e un profondo rinnovamento nel sistema sanitario. Una rivoluzione culturale che ebbe il suo apice nelle lotte a cavallo tra gli anni ’60 e ‘70, concretizzata poi in specifiche conquiste contrattuali e legislative (come l’articolo 9 dello Statuto, relativo al diritto dei lavoratori a partecipare alla prevenzione in azienda), fino a influenzare fortemente la legge istitutiva (1978) del SSN.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non varrebbe la pena di utilizzare l’orgoglio della partecipazione, non solo presente nella non delega ma anche in un seminario delle 150 ore degli anni settanta nel quale &lt;strong&gt;gli operai più attivi della Mirafiori hanno saputo concludere in modo unanime che fra la Fiat Mirafiori, il Comune di Torino e USL la situazione più produttiva e democratica era quella di Mirafiori perché quello che definisce la democrazia è l’uomo col suo impegno e la sua esperienza?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non varrebbe la pena di documentarci per una “restituzione” su tutto quello che all’estero è già derivato da una esperienza nata alla Mirafiori, a Torino, (che ha significato quello che durante le celebrazioni del centenario della CGIL è stato riconosciuto), che ha prodotto per esportazione da parte nostra, in ambienti più adatti, l’integrazione con altre esperienze, in particolare in Francia ed oggi per iniziative reciproche in America Latina e forse altrove?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per ricuperare tutto quello che è stato fatto in Italia . In primo luogo mettendo on line tutto il materiale che l’ISPELS ha ricevuto dal CRD (Centro Raccolta e Documentazione) rispetto alle lotte operaie sull’ambiente.&lt;br /&gt;Per conoscere quello che a partire dal modello italiano è stato fatto all’estero integrandosi con un ambiente più adatto.&lt;br /&gt;Per costruire attorno al SSN una cultura di partecipazione di fatto, attiva come quella sull’ambiente di lavoro negli anni sessanta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-7849206865034545169?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/7849206865034545169/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=7849206865034545169&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/7849206865034545169'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/7849206865034545169'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/02/la-memoria-ci-pu-aiutare.html' title='La memoria ci può aiutare'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-4295713065013946792</id><published>2008-02-14T14:22:00.000-08:00</published><updated>2008-02-14T14:24:37.237-08:00</updated><title type='text'>La giornata dei caduti sul lavoro</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;di Giorgio Nebbia&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Immaginate una guerra durante la quale, nel mondo, ogni anno, 340.000 persone muoiono subito e un altro milione muore per le ferite, le mutilazioni, le lesioni e le malattie riportate, e in cui 160 milioni di persone soffrono per malattie dovute a eventi degli anni precedenti; una guerra che non risparmia donne e bambini i quali, anzi, sono maggiormente esposti e colpiti. Questa guerra è in corso, continuamente, e le persone di cui parlo sono operai e contadini, guidatori di treni o navi o camion, fabbricano automobili o edifici o scavano carbone nelle miniere e pietre nelle cave. Di questi morti e feriti non esistono neanche statistiche esatte perché molti sono lavoratori non protetti, non registrati dalle agenzie delle Nazioni unite o dei singoli governi. Spesso le morti o le malattie privano una famiglia dell’unica fonte di reddito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1989 in Canada fu deciso di dedicare un giorno, il 28 aprile di ogni anno, alla memoria dei caduti sul lavoro. Secondo il pensiero corrente sarebbe finita l’esistenza della “classe operaia”; si dedica molta attenzione all’ecologia e alla difesa della natura e dell’ambiente che sono intorno a noi. Si finisce però per dimenticare che la prima ecologia si ha nell’ambiente di lavoro dove un enorme numero di persone, alcuni miliardi nel mondo, vengono ogni giorno a contatto con le mani e col corpo con sostanze tossiche, operano in condizioni di pericolo, sono esposti a rumori e anche a nuove forme di nocività come le radiazioni delle apparecchiature elettriche ed elettroniche. Queste persone, spesso a rischio della vita e della salute, permettono a ciascuno di noi, di muoverci, di scaldarci, di avere ogni giorno nei negozi gli scaffali pieni delle merci che desideriamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo in Italia ogni anno i morti sul lavoro sono 1400 e gli incidenti sul lavoro circa un milione. Ma questi numeri sono ingannevoli perché vengono contabilizzati solo coloro che muoiono direttamente o in breve tempo dopo l’incidente; molti altri muoiono a mesi o anni di distanza per le conseguenze dell’assorbimento, durante il lavoro, di polveri o sostanze tossiche o cancerogene. Ne sappiamo qualcosa a Bari dove continuamente si allunga la serie dei morti fra gli operai che hanno maneggiato l’amianto, una delle perverse sostanze cancerogene che da oltre mezzo secolo sono presenti intorno a noi, un lento veleno che proviene dagli isolamenti termici e acustici, da tubazioni, recipienti e tettoie di amianto-cemento, dai freni degli autoveicoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo, nel gran chiasso di informazioni che ci circonda, anche quest’anno il 28 aprile, giornata mondiale dei caduti sul lavoro, è passata quasi inosservata. L’unica importante manifestazione si è avuta a Torino ed è stata dedicata alle vittime dell’amianto. Il Piemonte è stato scelto perché vi si trovano la grande cava di amianto di Balangero, lo stabilimento Eternit di Casale Monferrato, la tessitura di fibre di amianto di Grugliasco, fabbriche che, nei molti decenni della loro esistenza, prima della definitiva chiusura, si sono lasciate dietro innumerevoli morti e malati, donne e uomini. Alla manifestazione di Torino hanno partecipato rappresentanti di tutti coloro che hanno avuto a che fare con l’amianto, a Bari e in tante altre città, e di quelli che sono ancora esposti all’amianto nelle operazioni di rimozione, eliminazione e smaltimento di manufatti contenenti le pericolose fibre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’amianto è solo una delle molte nocività presenti nell’ambiente di lavoro; da decenni le organizzazioni dei lavoratori si battono per eliminarle; nei paesi europei solo dopo lunghe e dure lotte, dopo varie inchieste parlamentari, sono state ottenute delle leggi (in Italia la “”seicentoventisei” del 1994) che migliorano (che dovrebbero migliorare) le condizioni di lavoro e diminuire i pericoli. L’associazione “Ambiente e Lavoro”, con sede a Milano, è una delle poche che parlano di “ecologia” del posto di lavoro e diffondono fra i lavoratori informazioni sui pericoli da cui sono circondati e a cui sono esposti, spesso senza saperlo. Ci sono voluti anni per eliminare i più tossici fra i solventi clorurati impiegati nelle lavanderie “a secco”, o il benzene nelle colle impiegate nella produzione di scarpe, o per imporre le maschere di protezione per gli addetti alla verniciatura a spruzzo. Spesso le norme non sono osservate perché rallentano il lavoro o impongono maggiori costi; purtroppo spesso il pericolo “non si vede” e non si sente e i tumori o le malattie si fanno sentire a molti anni di distanza, come si è visto nel caso dell’intossicazione da cloruro di vinile o dagli altri silenziosi veleni, tanto che è difficile, anche a fini di assicurazioni e risarcimenti e responsabilità dei datori di lavoro, riconoscerli come la vera causa di molte morti. Veleni mutevoli nel tempo in seguito a “innovazioni” tecniche, all’uso di nuove materie prime, alla diffusione di nuove attività, come quelle che hanno a che fare con lo smaltimento dei rifiuti urbani e industriali, anch’essi di composizione mutevole a seconda della provenienza. Nelle stesse università e nei centri di ricerca ci sarebbe moltissimo da fare, per chimici, ingegneri, medici, merceologi, per aiutare i lavoratori a conoscere le sostanze pericolose con cui vengono a contatto.&lt;br /&gt;I morti sul lavoro meritano al più qualche frettolosa riga nella cronaca dei giornali. Mi piacerebbe che i loro funerali ricevessero qualche pubblico tributo, dal momento che si tratta di persone che hanno dato la vita per assicurare una frazione del benessere di cui ciascuno di noi gode. Mi piacerebbe che qualche città dedicasse una strada, o magari una piazzetta, ai “Caduti sul lavoro” (*) e che di loro si parlasse nelle scuole, dal momento che i ragazzi di oggi sono pure i lavoratori di domani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(*) In realtà, per fortuna, alcune città hanno già una via o piazza intestata ai “Caduti sul lavoro”: Andria, Brescia, Bussolengo (VR), Capranica, Casalgrande (RE), Caserta, Catanzaro, Celleno, Imola, Modena, Molfetta, Palermo, Pescara, Prato, Ravenna, Scandicci, Senigallia, Sesto Fiorentino, Sesto San Giovanni, Torino, Tricase (LE), Trieste, Velletri, Vercelli, e spero altre ancora e spero che aumentino.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-4295713065013946792?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/4295713065013946792/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=4295713065013946792&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/4295713065013946792'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/4295713065013946792'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/02/la-giornata-dei-caduti-sul-lavoro.html' title='La giornata dei caduti sul lavoro'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-2523538802870034220</id><published>2008-02-10T09:27:00.000-08:00</published><updated>2008-02-11T03:06:02.148-08:00</updated><title type='text'>il SIC: una esperienza realizzata</title><content type='html'>&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;em&gt;di Ivar Oddone&lt;/em&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;Un progetto, realizzato, di un sistema ergonomico della salute&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Vent'anni fa ho risposto ad una domanda di un gruppo dirigente di una Società di Mutuo Soccorso avviando un progetto pilota per la trasformazione di una organizzazione sanitaria volontaria, a base territoriale, &lt;strong&gt;nella zona delle Bouches du Rhône &lt;/strong&gt;(vicino a Marsiglia).&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Obbiettivo:&lt;/span&gt; una ricerca di psicologia dell'organizzazione della salute, su base ergonomica.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Il risultato di questa ricerca:&lt;/span&gt; un progetto di organizzazione della salute il &lt;strong&gt;Sistema Informativo Concreto (SIC)&lt;/strong&gt; e la sua realizzazione. Si è trattato di un lavoro di azione-ricerca più che di ricerca-azione. Il rapporto tra azione e ricerca è stato il motore inferenziale. Infatti l'obbiettivo dell'intervento era quello di realizzare una organizzazione della salute che permettesse di eliminare &lt;strong&gt;le malattie sicuramente eliminabili&lt;/strong&gt;, quelle dovute all'ambiente costruito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La dinamica prevista:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;definire dei rischi prioritari, considerati indici prioritari della salute;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;creare un percorso dell’informazione sulla salute individuale ;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;assemblare le informazioni individuali per ottenere una rappresentazione della salute collettiva;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;informatizzare il sistema;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;diffondere i risultati come terminali di un servizio mirato, strutturato in modo da permettere alla comunità municipale di valutare l'organizzazione della salute e modificarla di conseguenza.&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;L'ambiente di sviluppo: un &lt;strong&gt;"Centre de santé"&lt;/strong&gt; gestito da &lt;strong&gt;una organizzazione di mutuo soccorso&lt;/strong&gt;. Un poliambulatorio che può essere considerato privato in quanto gestisce la salute (per le esigenze non ospedaliere) degli aderenti alla società di mutuo soccorso, con una organizzazione autonoma, con segretarie, medici generalisti, medici specialisti, laboratori. Garantisce in altre parole il servizio che in Italia è garantito dal medico di base, più i servizi specialistici usuali: laboratorio di analisi, radiologia, ecografia, elettrocardiografia, pneumologia, neurologia, angiolologia fra gli altri.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ogni cittadino, che ha il diritto di usare quel poliambulatorio in quanto è volontariamente iscritto a quella società di mutuo soccorso, può prenotare telefonicamente una visita dal suo medico curante. In caso di urgenza può recarsi direttamente all'ambulatorio, utilizzando i medici generalisti presenti. Ogni medico generalista svolge il suo lavoro in condizioni particolari di tempo, di possibilità di esami, di servizio paramedico e di attrezzature. Si può dire che sono condizioni ottimali per l'espletazione delle sue funzioni di medico generalista, di famiglia.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Nell'ambito di questa attività usuale, il SIC rappresenta una attività integrata con quella usuale del medico generalista. Nello svolgimento del suo lavoro il medico segnala, sulla base delle regole instaurate nel sistema, i casi che considera a rischio dal punto di vista dell'ambiente (di vita e/o di lavoro). Questa segnalazione dà origine alla creazione di un percorso speciale che definisce il trattamento delle informazioni del SIC. La segnalazione del medico, che può essere sostituita dalla segnalazione dello stesso soggetto che vuole sapere se la sua salute è a rischio dal punto di vista dell'ambiente, dà origine alla creazione di un elenco di soggetti "a rischio presunto".&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quando un cliente si reca all'ambulatorio per una visita usuale, se esiste, per lui, la segnalazione di una situazione di &lt;strong&gt;"rischio presunto",&lt;/strong&gt; si avvia il ciclo che è segnato dal percorso: &lt;strong&gt;medico, segretaria, mappizzatore, medico&lt;/strong&gt;. Un percorso che l'informazione, considerata centrale nel sistema, traccia e che lo psicologo della salute guida, dal punto di vista procedurale. Chi lo gestisce, dal punto di vista operativo, attraverso gli uomini coinvolti, in particolare i medici generalisti, è una figura nuova nell'organizzazione della salute, il &lt;strong&gt;"mappizzatore".&lt;/strong&gt; E' il gestore di un intervento di ergonomia cognitiva, controllato dallo psicologo, mirato a ricuperare l'esperienza dei soggetti coinvolti, in particolare le conoscenze del cliente sul suo microambiente di vita e di lavoro. Interessa anche il ricupero dell'esperienza procedurale degli operatori coinvolti nell'azione-ricerca.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Un cambiamento di natura ergonomica nella organizzazione&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il ciclo comporta: dopo la segnalazione del medico, che ha dato origine al percorso, l'intervista di una segretaria, la quale compila adeguatamente la scheda individuale di rischio e la scheda del posto di lavoro. Per raccogliere le informazioni necessarie segue una procedura definita, periodicamente verificata dallo psicologo insieme agli operatori interessati.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La procedura utilizza &lt;strong&gt;il modello dei quattro gruppi di fattori nocivi&lt;/strong&gt; e le informazioni già accumulate nel &lt;strong&gt;"catasto" dei posti di lavoro&lt;/strong&gt; a rischio del SIC.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La scheda individuale di rischio, informatizzata, è composta da quattro aree:&lt;/p&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;la prima permette di identificare il soggetto (il nome è visibile solo per il medico curante);&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;una seconda identifica il posto di lavoro ed i rischi eventuali da esposizione;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;una terza precisa i rischi di malattia ed i danni eventualmente presenti. Queste tre parti sono rigidamente codificate;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;mentre una quarta parte, definita foglio di accompagnamento, contiene in chiaro tutte le informazioni (non sistemate, secondo i codici, nelle altre aree) sul soggetto e sulle condizioni di rischio, che si può presumere possano essere di qualche interesse.&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;p&gt;Lo scopo è quello di agevolare una osservazione, registrata, "aperta", ossia non definita a priori dalla codificazione. La scheda del posto di lavoro rappresenta la base dell'anamnesi ambientale, concreta, utilizzabile per stabilire un eventuale nesso tra danno ed ambiente. Il posto di lavoro viene identificato attraverso tre elementi: &lt;strong&gt;il "2x2", il "C.Q.F." e la "specificità locale";&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;il &lt;span style="color:#cc0000;"&gt;"2m x 2m"&lt;/span&gt; definisce il contesto spaziale concreto nel quale un soggetto lavora (per un singolo soggetto può essere più d'uno);&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;il &lt;span style="color:#cc0000;"&gt;"C.Q.F."&lt;/span&gt; (ce qu'il fait) è quello che il soggetto fa veramente sul lavoro (la mansione adeguatamente connotata);&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;la &lt;span style="color:#cc0000;"&gt;"specificità locale"&lt;/span&gt; identifica se l'attività lavorativa, il processo, ha delle caratteristiche specifiche, in positivo o in negativo, per quanto riguarda il rischio rispetto alle attività lavorative dello stesso tipo.&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;p&gt;La valutazione del rischio e/o del danno alla salute dell'individuo, quindi degli esami necessari, del significato dei risultati, sino alla eventuale dichiarazione della malattia professionale, è di competenza del medico.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il mappizzatore costruisce il &lt;strong&gt;"catasto"&lt;/strong&gt; dei posti di lavoro a rischio. Dal suo compito specifico di produrre le mappe di rischio deriva il termine che lo qualifica professionalmente. Le mappe sono costruite dal basso, per apposizione, ogni nuovo caso si aggiunge a quelli già conosciuti. Le mappe sono utilizzate, assieme a parte del materiale delle schede individuali, per la costruzione di un Panneau Communal de Risque &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;(Tabellone Comunale di Rischio)&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; che è composto da:&lt;/p&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;una carta topografica del Comune, con notazione (cerchiatura) dei luoghi a rischio + &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;quattro colonne relative ai rischi prioritari:&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;elenco numerico delle persone a rischio per ciascuno dei rischi prioritari (stima);&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;un elenco numerico delle persone a rischio (conoscenza documentata nel SIC);&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;elenco numerico dei danneggiati (stima);&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;elenco numerico dei danneggiati (conoscenza documentata nel SIC).&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;p&gt;Il Tabellone Comunale di Rischio va aggiornato periodicamente ed utilizzato dai tre protagonisti del Sistema di Informazione Concreto: &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;i cittadini, i medici ed il sindaco&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;. Rappresenta uno dei due poli (l'altro è rappresentato dalle schede individuali) di un sistema ergonomico con una forte possibilità di funzione cibernetica in quanto le informazioni rendono possibile il controllo del territorio per verificare il miglioramento della salute, cui il sistema tende.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-2523538802870034220?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/2523538802870034220/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=2523538802870034220&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/2523538802870034220'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/2523538802870034220'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/02/il-sic-una-esperienza-realizzata.html' title='il SIC: una esperienza realizzata'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-110019422954413318</id><published>2008-02-06T05:33:00.000-08:00</published><updated>2008-02-06T05:38:11.545-08:00</updated><title type='text'>Diamoci tutti da fare</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;di Claudio Mellana&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono tragedie che sono più tragedie di altre? Che sono capaci di scuotere la coscienza collettiva e altre che  non turbano l’apatia collettiva? La tragedia del 6 dicembre 2007 dei sette morti alla  TyssenKrupp ha, speriamo, dato il via ad un nuova stagione di impegno da parte di tutti sul fronte della difesa della vita sui luoghi di lavoro,  cosa che non era accaduta dopo il 16 luglio 2007 giorno della analoga tragedia del Molino  Cordero di Fossano che ha causato cinque morti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Varrà la pena di studiare a fondo  il fenomeno, verrebbe da dire a partire dai mezzi di informazione che indubbiamente giocano un ruolo importante nell’orientare l’opinione pubblica. Ma sarebbe estremamente riduttivo. Ma se l’iniziativa la prendessero  l’insieme delle istituzioni per collaborare a formare cittadini maggiormente orientati alle cose importanti e meno curiosi delle inutili, se non per gli interessati, vicende sentimentali di Sarkosy e Carla Bruni?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come? Ecco due proposte:&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;Venga reso obbligatorio a scuola lo studio della 626 a partire dai motivi ideali, perché tali sono, che stanno alla base della sua promanazione. Si coinvolga su un progetto educativo serio quanti più attori possibili (Aziende sanitarie, INAIL, Sindacati e Unione Industriale, ANMIL, ecc.). Obbligatorio significa che alla fine dello studio deve esserci un voto, altrimenti il  tutto si trasforma  in farsa.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Riprendo un’idea di Ivar Oddone e la adatto; i Comuni, a partire da quelli con una popolazione lavorativa molto significativa, installino in una piazza centrale un tabellone (oggi con l’elettronica si può fare molto bene) sul quale compaia il numero dei morti e dei feriti sul lavoro giorno per giorno e poi, con il passare del tempo, si faccia comparire il raffronto anno per anno, cosicché tutti possano sapere se si sta facendo qualcosa di utile per ridurre il fenomeno. Saranno così i Sindaci in prima persona a controllare e ad esigere che si attuino politiche specifiche e generali utili a tutelare la salute dei loro cittadini sui luoghi di lavoro.&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;p&gt;Il nostro Presidente della Repubblica, on. Napolitano, che ha grande merito rispetto al risveglio delle coscienze in questa materia, potrebbe dare un premio al primo Comune che dovesse attuare la proposta.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-110019422954413318?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/110019422954413318/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=110019422954413318&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/110019422954413318'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/110019422954413318'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/02/diamoci-tutti-da-fare.html' title='Diamoci tutti da fare'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-5378966336700858280</id><published>2008-02-05T07:36:00.000-08:00</published><updated>2008-02-05T18:37:03.633-08:00</updated><title type='text'>Non solo Tecnologia = il Catasto Ambientale</title><content type='html'>&lt;em&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;di Ivar Oddone&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;Che cosa è cambiato in questi ultimi 20 anni rispetto all'innovazione tecnologica nell'ambito della medicina, in particolare della medicina ambientale? Per un certo verso è superfluo sottolineare che gli strumenti, le tecnologie capaci di indagare sulla situazione dell'atmosfera, delle acque, del terreno e della normalità degli essere viventi per definire la situazione di rischio, sono oggi quantitativamente e qualitativamente molto più avanzati di 20 anni fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una risposta indiretta in termini di sistema è però rappresentata dalla realizzazione più nota, essenziale, emblematica che coincide con la constatazione che si può bloccare il traffico delle auto private in una città a piacimento della Giunta Municipale o di quella Regionale. Anzi il Ministro dell'Ambiente, anche questa è una novità rispetto a 10 anni fa, minaccia sanzioni nei confronti degli amministratori locali che non faranno il loro dovere. Questo esempio dimostra come il problema dell'ambiente o meglio della difesa della salute rispetto alle aggressioni ambientali sia molto cresciuto nella sua importanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trattare questo aspetto della "nuova situazione" potrebbe essere oggetto di una ricerca sicuramente valida. Io preferisco, o meglio considero che sia pregiudiziale, una considerazione storica. Infatti tentare di valutare che cosa ci sia di nuovo oggi; rispetto a 20 anni fa non può non basarsi su un tentativo di confronto tra le due situazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La situazione di 20 anni fa era caratterizzata, dalla forte presenza del problema della difesa dall'ambiente all'interno della fabbrica. Non era soltanto una posizione della classe operaia, ma anche di tutta una serie di tecnici, che dai tecnici della salute, gli psicologi in particolare, si era andata allargando fino a coinvolgere i magistrati. Le argomentazioni in favore delle problematiche ambientali al di fuori della fabbrica sono nate dopo e vennero usate contro questa posizione che poneva al centro della lotta ambientale i luoghi di lavoro e non come una conseguenza e/o un di più aggravante....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si andava ripetendo che i problemi delle piaghe sociali: gli infortuni stradali, gli infortuni casalinghi, l'alcoolismo, i danni da fumo, il diabete, le nevrosi, i tumori avevano un'importanza rilevante, anzi erano decisamente i problemi dell'ambiente da considerare come problemi prioritari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un secondo elemento che caratterizzava la situazione di 20 anni fa, era dato dal superamento dei due riferimenti sinora fondamentali ed unici per il controllo dell'ambiente: &lt;strong&gt;le leggi e i rappresentanti del potere legale da una parte e i padroni dei luoghi di produzione dall'altra.&lt;/strong&gt; Questo superamento era rappresentato dal fatto che un terzo incomodo si era affacciato dalla scena politica ed era rappresentato da coloro che direttamente subivano le aggressioni dell'ambiente derivandone delle alterazioni della propria salute: &lt;strong&gt;gli operai e i produttori in genere.&lt;/strong&gt; Questi attraverso i sindacati.... Da quella situazione è derivato un grande movimento che ha sicuramente improntato la riforma sanitaria dal punto di vista non solo delle leggi ma anche dello spirito in base al quale quelle leggi potevano essere lette, utilizzate.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Oggi la situazione è, sul piano degli attori, tornata ad essere quella di 20 anni fa.&lt;/strong&gt; Sono di nuovo le leggi e i rappresentanti legali del potere a costituire insieme ai proprietari dei luoghi di lavoro gli elementi determinanti dell'intervento sull'ambiente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il terzo incomodo di allora non è più di scena.&lt;/strong&gt; A sostituirlo sono comparsi dei movimenti politici: i verdi, gli ambientalisti, gli ecologisti, rappresentati d'altra parte ormai in tutti gli schieramenti politici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il confronto fra ieri ed oggi porta a considerare come elemento di notevole interesse la considerazione, o meglio la concezione dell'uomo che va difeso di fronte ai rischi ambientali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornando al problema delle targhe alterne e/o del blocco totale del traffico delle auto private, non si può non tener conto del fatto che si impone ai cittadini di fermarsi, cioè di non utilizzare i propri mezzi personali di trasporto, che pure sono diventati un segno del benessere dello stato sociale dei cittadini, senza coinvolgerli, neanche spiegando quali sono i criteri in base ai quali si impone a chi non ha almeno due macchine "a targa alterna" di usare i mezzi pubblici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornando a 20 anni fa un altro elemento di differenziazione balza agli occhi. Allora la classe operaia chiedeva di conoscere quali erano i danni recati dall'ambiente di lavoro, quali erano i fattori che venivano chiamati in causa, quale era la loro concentrazione, quali i massimi accettabili di concentrazione che non dovevano essere superati per garantire dal rischio ambientale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi tutto quello che rappresentava il coinvolgimento dei soggetti esposti a rischio ambientale non è assolutamente presente. È certamente sicuro, al di là di ogni necessità di ricerca, che la stragrande maggioranza dei cittadini compresi i consiglieri comunali, regionali e forse in parte anche gli stessi assessori ignorano quali sono i rischi relativi alla salute dovuti al traffico, quali sono i fattori che vengono tenuto sotto controllo e da cui derivano le delibere, le ingiunzioni di arresto del traffico e i risultati positivi che da queste misure discendono. Soprattutto ignorano che cosa rappresentino questi rischi nell'insieme dei rischi dovuti all'ambiente che minacciano i cittadini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La differenza quindi tra 20 anni fa ed oggi crea delle perplessità soprattutto pone come quesito fondamentale quello di dove stiamo andando oggi in Italia. E' solo un crollo dei politici, del politichese, o è anche e soprattutto un crollo, o meglio un cambiamento di paradigma nella politica come arte di governo della cosa pubblica in particolare del controllo del nostro mondo, del nostro ambiente?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le riflessioni che sono suggerite dal contesto sono molte. In primo luogo il mondo nell'accezione concreta, cioè l'insieme della comunità mondiale si trova di fronte a dei problemi che, come qualcuno sostiene, non sono più problemi politici ma problemi di policy. E' una questione gergale perché viene spiegato oggi che i problemi di policy sono problemi collettivi, cioè riguardanti un gran numero di persone, di difficile soluzione; problemi che in genere coinvolgono conflitti tra obiettivi diversi; che hanno significative componenti "umane", nel senso che toccano i comportamenti e gli atteggiamenti sociali in genere; ci si limita ad aspettare che si risolvano spontaneamente, "con il tempo", comportano costi di varia natura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I cosiddetti problemi di policy non sono altro che dei problemi fondamentali di "invarianti" storicamente determinate nel senso che assumono forme particolari in rapporto alla storia e alla geografia. Uno di questi è rappresentato dalla centralità degli uomini concreti con nome e cognome. Non si tratta solo di affermare che la salute non è soltanto mancanza di infermità e/o di malattia, ma benessere completo psico-fisico, né tantomeno di sottolineare che l'ambiente deve essere a misura d'uomo. I problemi sono rappresentati dal fatto che la rappresentanza dell'uomo, a misura del quale bisogna costruire l'ambiente e valutare lo stato di salute, può essere o delegati ai tecnici più o meno illuminati, oppure può essere affrontata in modo concreto con gli uomini reali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo confronto l'approccio scientifico (non soltanto psicologico) che non risolve immediatamente il problema dell'informazione reale e della democrazia reale ma lo apre e cerca una soluzione tecnologica e sociale da tendere al limite, rispetto alla ricerca del meglio, è il dato fondamentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri, venti anni fa, il rapporto fra i tecnici, la comunità scientifica e gli uomini reali, concreti, era pensato in rapporto al gruppo operaio omogeneo attraverso la non delega, attraverso la costruzione di categorie comuni, cioè i quattro gruppi di fattori, attraverso l'identificazione di procedure capaci di garantire il riconoscimento di due modi di conoscere il mondo: la verifica della validità di questo approccio doveva essere garantita dall'esistenza di registri dei dati ambientali e dei registri dei dati bio-statistici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, di tutto questo, esistono delle tracce nello stato di cose (nello Stato Italiano e non solo in quello). Queste tracce sono in parte dei ricordi, delle reminiscenze e per, forse per molti, dei ricordi da dimenticare. In parte queste tracce sopravvivono in forma "coperta" ma rappresentano dei riferimenti per continuare, in situazioni particolari, in ambienti diversi, a combattere la battaglia per il controllo dell'ambiente a favore comunque degli uomini. In parte la situazione di allora è andata trasformandosi e ha determinato risultati strumentali, progettuali complessi anche attraverso alla utilizzazione delle moderne tecnologie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornando al problema dell'utilizzazione delle moderne tecnologie è l'elemento centrale della nostra riflessione. Come ci chiedevamo all'inizio non esiste una risposta univoca. Le tracce di quello che caratterizzava la situazione di 20 anni fa, ha prodotto essenzialmente due tipi di risposte. Il primo è rappresentato dal "riassorbimento" delle posizioni della comunità scientifica nell'ambito dello spirito della comunità scientifica dominante, quella nord-americana. Lo spirito, l'approccio culturale della comunità scientifica americana è però cambiato in peggio secondo me ed è rappresentato essenzialmente dal passaggio dalla cibernetica all'informatica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che cosa ha significato il superamento della concezione cibernetica di Wiener? La cibernetica che si caratterizza come scienza che studia le informazioni e il controllo delle informazioni ha preso il suo nome dal "timoniere" (in greco "Chibernetic"). L'informatica che è figlia della cibernetica ha tralasciato l'elemento fondamentale: &lt;strong&gt;l'importanza del timoniere cioè del controllo della rotta.&lt;/strong&gt; Ma ha soprattutto dimenticato che nello schema della teoria dei sistemi che si autoregolano il feed-back sociale è rappresentato essenzialmente dalle risposte degli empirici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La contraddizione fra la crescita smisurata delle informazioni disponibili e la possibilità di controllarle a livello di collettività e tanto più a livello di individui o di piccoli gruppi, ha visto nell'era dei calcolatori la prospettiva delle banche dati complete capaci di dare il minimo dettaglio della situazione ambientale in tempo reale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La stessa disciplina, quella che studia le prospettive della tecnologia dei calcolatori, ha individuato un limite, o meglio un elemento di correzione di rotta in due elementi di riferimento: il primo è rappresentato dall'intelligenza artificiale e ancora di più nel modello dell'uomo automa. Il riferimento agli elementi strategici dello sviluppo dell'intelligenza artificiale cui ci interessa far riferimento è essenziale perché riconduce alla supremazia della cibernetica sull'informatica cioè del controllo delle informazioni rispetto ad uno scopo che non può non essere il riferimento della politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al di là delle definizioni, la politica nel suo significato originario è l'arte di governo della città e l'arte di governo della città non può non essere l'arte di scegliere i problemi prioritari e riconoscere per questi le soluzioni più adeguate e, su questa base costruire un sistema operativo di riferimento che permetta di riconfermare la validità delle scelte (priorità e sistema operativo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' evidente quindi che non possiamo non chiederci oggi se i principali pericoli di fronte ai quali noi dobbiamo usare tutte le risorse, tutte le possibilità di intervento dell'autorità siano il monossido di carbonio (il vecchio ossido di carbonio che avvelenava gli incauti che lasciavano accesa la stufa a carbone in condizioni di aereazione insufficiente) e il protossido o biossido di azoto.&lt;br /&gt;Ben più ampio è l'arco dei fattori o meglio delle situazioni che rappresentano rischio in una città. Basta l'elenco delle malattie professionali riconosciute. L'elenco di queste situazioni di rischio è alla portata di ogni cittadino:&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;i rischi dovuti al metabolismo umano che pongono il problema delle fognature come un problema essenziale per la sopravvivenza delle comunità;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;il problema del metabolismo degli animali casalinghi;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;il problema del riscaldamento che vale ovviamente per le popolazioni della zona temperata e ancora più delle zone nordiche e polari;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;il problema dei rischi derivanti dalla circolazione delle automobili private (non vengono considerate le automobili e i mezzi di trasporto pubblici perché considerati in un'altra categoria);&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;la pontelle (le attività e i rifiuti domestici);&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;tutte le attività economiche organizzate sia pubbliche che private (per intenderci quelle che sono contenute nell'elenco della Camera di Commercio e che devono essere autorizzate e controllate quasi tutte dal Municipio);&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;tutto quello che può essere ricondotto al capitolo del Drugs &amp;amp; Food (droghe e alimenti);&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;i grandi eventi eccezionali naturali e non (esplosioni di depositi, terremoti ecc...).&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;p&gt;Secondo Wiener la fabbrica, come la società utilizzano solo un milionesimo delle possibilità umane perché sono sistemi che non utilizzano la retroazione (l'esperienza).&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E' assolutamente evidente per qualsiasi cittadino che i due fattori di rischio su cui si centra tutta l'attenzione del sistema nazionale rappresentano due riferimenti che si possono definire ridicoli.&lt;br /&gt;Se si riprende il vecchio percorso strategico di venti anni fa, usato con estrema efficacia in molte fabbriche da parte degli interessati, cioè gli operai, noi ci troviamo di fronte alla necessità di incominciare a definire quali sono i rischi più gravi e/o frequenti che si manifestano sotto forma di danno alla salute e quindi riscontrabili e, in particolare, attraverso l'intervento dei medici.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sulla base di questi rischi di danno la individuazione dei fattori e/o delle situazioni che causano questi danni, rappresenterebbe un obiettivo discreto raggiungibile sulla scorta delle ricchissime informazioni relative alle conoscenze tecnologiche e mediche e alle loro utilizzazioni nella giurisdizione (diversa da paese a paese).&lt;br /&gt;Il mondo in cui viviamo ci offre una notevole ricchezza di esperti capaci di selezionare all'interno della grande quantità di informazioni, le informazioni necessarie ai cittadini.&lt;br /&gt;Sempre sulla base del vecchio schema i fattori considerati come prioritari devono essere controllati (sottoposti a monitoraggio come si dice oggi) indicando quali sono i massimi accettabili di concentrazione. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Si tratterebbe di costruire un sistema capace di autoregolarsi. Qualcuno potrebbe sottolineare che è appunto questa la struttura dell'auto-regolazione che si è venuta realizzando e che si esprime nel blocco parziale o totale della circolazione. Il modello di sistema manca però dell'elemento essenziale cioè l'indicazione (e la possibilità di verifica) dei danni che si vogliono evitare. Inoltre non è stato dibattuto il problema dei rischi prioritari e di conseguenza si sono scelti dei fattori di tipo generico (ossido di carbonio e ossidi di azoto), che possono permettere di esercitare l'autorità in favore dei cittadini (anche se ci sono molti errori non si può non approvare l'uso dell'autorità per proteggere la salute della gente), ma gli altri fattori di inquinamento ad es. quelli a cui sono imputabili tumori, sordità, bronchiti croniche, asbestosi, silicosi, sono stati esclusi dall'autoregolazione del sistema. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;In terzo luogo, non si è posto alla base della creazione di un sistema capace di autoregolarsi, il cittadino con le sue conoscenze. Quindi l'atteggiamento risulta un vecchio atteggiamento che non ha certamente uno sbocco positivo perché non utilizza l'elemento essenziale della democrazia: non un generico diritto alla parola o alla parità, cui corrisponde di fatto una disuguaglianza (che ha gli stessi caratteri della disuguaglianza) di informazione, in senso cibernetico che oggi noi abbiamo nell'affrontare i problemi del controllo dell'ambiente ma la possibilità di partecipare alle scelte collettive. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Abbiamo già sottolineato la necessità che alla base di un sistema tecnologicamente avanzato vi sia un approccio cibernetico, in senso tecnico, e un approccio cibernetico in senso Wieneriano, cioè capace di utilizzare il feed-back, non solo sotto forma di riscontri oggettivi di danno, ma anche in modo mediato, attraverso la conoscenza e consapevolezza dei cittadini.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;In forma schematica, noi pensiamo che un sistema moderno, aggiornato, capace di utilizzare tutte le tecnologie e, in particolare, la tecnologia dei calcolatori debba essere visto in un approccio che si definisce dell'uomo-automa, o meglio di sistemi di uomini che hanno a disposizione gli automi, cioè le macchine di tutti i tipi e in particolare i calcolatori, per usarli come l'uomo usa tutti gli strumenti, da quelli antichi come il bastone, la lancia, la zappa, a quelli moderni come gli occhiali, la penna, la macchina da scrivere, l'automobile, l'aereo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Come nelle previsioni degli anti-macchinisti nella Repubblica di Erehwon. Oggi i sindaci e gli assessori e i ministri fermano le nostre automobili. Al contrario, sarebbe necessario considerare la possibilità di un sistema basato sui criteri prima indicati: centralità dei cittadini sul piano informativo, partecipativo e categorie di situazioni di rischio per costruire un catasto simile a quello della proprietà fondiaria.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Qualcuno ha scritto che la Rivoluzione Francese ha prodotto, come fatto fondamentale che definiva un nuovo mondo, il catasto della proprietà fondiaria.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Io penso che la costruzione di un catasto delle proprietà nocive delle situazioni produttive e di vita esistenti su ogni territorio concreto, possa rappresentare la pietra miliare di un dominio dell'ambiente in favore delle esigenze degli uomini.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Questo catasto può favorire un modello valido di comunicazione fra i dodici Paesi europei, se si definisce il sistema (le competenze umane, i mezzi tecnici e in particolare i programmi informatizzati) capace di gestire questo catasto.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il sistema noi lo vediamo rappresentato dall'insieme degli abitanti di ogni Comune, fra i quali viene a svolgere una funzione specifica il Sindaco, come rappresentante del potere che si esprime oggi nel bloccare la circolazione delle macchine e domani si potrà esprimere nel bloccare e nell'imporre delle trasformazioni fondamentali anche all'interno dei processi produttivi, delle caratteristiche della circolazione ecc... Sempre all'interno dei cittadini una particolare funzione va rivalutata in modo determinante ed è quella dei medici, cioè degli operatori che hanno le possibilità e il compito di valutare il danno, che è l'unico indice reale dell'entità del rischio.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La funzione delle organizzazioni sociali in senso lato, cioè di tutte le organizzazioni che esprimono l'attività umana al di fuori dell'attività lavorativa in senso stretto, è quello di modellare le caratteristiche del sistema rappresentato dalle &lt;strong&gt;tre figure centrali: cittadino, medico, sindaco.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Questa modellizzazione è stata finora prevalentemente, quasi dappertutto nel mondo che io conosco, rivolta alla regolazione dei rapporti in termini di diritti alla cura e alla prevenzione.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E' tempo che oggi svolga la funzione di modellizzazione di un sistema capace di controllare l'ambiente in funzione della salute degli uomini, attraverso gli uomini stessi.&lt;br /&gt;Un sistema operante non fatto di parole altisonanti, soprattutto fatto di informazioni. In primo luogo, sul sistema stesso e sugli elementi base su cui il sistema si autoregola.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un ultimo elemento da sottolineare è il gioco, l'insieme delle regole di sviluppo del sistema uomo-ambiente: si gioca essenzialmente sul rinnovamento e sul miglioramento delle leggi a prescindere dalla verifica dei risultati che queste leggi producono. Non si tratta tanto di sostenere questo o quell'approccio giuridico, questa o quella posizione relativa al diritto. Deve risultare assolutamente prioritaria l'informazione sulla nocività reale (e sul suo andamento) nell'ambito di un catasto della nocività delle proprietà fondiarie in rapporto ai loro contenuti d'uso, cioè dell'attività che viene svolta in esse, sia pubbliche che private.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L'esistenza, la disponibilità e l'approntamento di sistemi adeguati a informare veramente su quei dati, garantiscono agli uomini la possibilità di sfruttare a pieno le loro conquiste democratiche in senso tradizionale.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Molti degli strumenti cui ho fatto riferimento sono già in uso altrove, come continuazione del percorso iniziato in Italia negli anni '50 e '60 sia nell'ambito delle fabbriche, che del sindacato, che della comunità scientifica nel suo insieme.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Due aspetti mi paiono degni di considerazione, in rapporto a quanto è stato finora detto. Sono ambedue relativi a quanto sta avvenendo nelle grandi città italiane, nell'ambito del cosiddetto problema della città come fabbrica di veleni e come problema di blocco totale e/o parziale della circolazione dei mezzi di trasporto privati.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Le critiche che sembra si possano fare nei confronti di questa procedura non possono eliminare gli elementi positivi, che sono almeno due e ovviamente hanno a che fare con quanto oggi si può pensare di utilizzare sul piano degli strumenti scientifici, per controllare l'ambiente in funzione della difesa della salute degli uomini.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il primo elemento positivo è rappresentato dal fatto che certamente la circolazione dei mezzi di trasporto in Italia, come altrove, un problema sinora irrisolto, sia dal punto di vista quantitativo sia dal punto di vista qualitativo. Circolare prevalentemente su mezzi privati (del tipo di quelli attuali ovviamente), non è certo il modo più agevole né più economico. Non lo è neanche dal punto di vista della velocità. Rispetto a questo elemento non è certamente una scoperta dire che influisce fortemente sull'inquinamento da monossido di carbonio e di protossido di azoto, il fatto che la circolazione sia tutt'altro che rapida e tutt'altro che fluida. Ma certo molti altri fattori entrano in gioco, tra i quali sicuramente le attività produttive, in particolare quelle industriali, e il riscaldamento.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Pertanto l'intervento sulla circolazione non può che essere salutato come un intervento valido, almeno se è capace di porre il problema della necessità e della possibilità di migliorare la qualità del trasporto e in parte, di conseguenza, la qualità della vita (sottolineando forse i vantaggi complessivi delle soluzioni alternative che non l'eliminazione del rischio da cataboliti).&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il secondo aspetto positivo dell'intervento ci pare debba essere ulteriormente sottolineato, cioè la concezione della città come un sistema che si può autoregolare attraverso dei meccanismi consapevoli. La consapevolezza è la situazione che si vuole produrre e migliorare ed è caratterizzata da indici puntuali, precisi, che non possono essere che i rischi ambientali, identificati come danni e come fattori di rischio. Il sistema che si autoregola per ora è soltanto costituito dall'indice di concentrazione del monossido di carbonio e del protossido di azoto e da un intervento che corrisponde all'uso, da parte dell'autorità comunale, di poteri esistenti vecchi, non nuovi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Si ritorna al vecchio, ma originale modello della cibernetica di Wiener: l'analogia degli organismi viventi e delle macchine dal punto di vista delle modalità d'uso delle informazioni per il controllo del mantenimento delle proprie funzioni.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Questa analogia, che permetteva a Wiener di paragonare il funzionamento dell'organismo a quello di un frigorifero, è vera anche per un'organizzazione sociale come quella della città.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-5378966336700858280?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/5378966336700858280/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=5378966336700858280&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/5378966336700858280'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/5378966336700858280'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/02/non-solo-tecnologia-il-catasto.html' title='Non solo Tecnologia = il Catasto Ambientale'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-4124701701733698977</id><published>2008-02-05T06:58:00.000-08:00</published><updated>2008-02-05T10:10:45.897-08:00</updated><title type='text'>Rischio e Democrazia = il Tabellone Comunale di Rischio</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;em&gt;Ivar Oddone e Alessandra Re&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Oggi giorno la parola "rischio" è una parola magica, che sembra aprire tutte le porte che dovranno offrirsi a un mondo costruito a misura d'uomo. Eliminare i rischi è un fatto essenziale. Ma, la lista dei rischi diventa di giorno in giorno più lunga, si deve quindi decidere quali sono i rischi da eliminare per primi, e perché, perché si sono scelti questi i rischi piuttosto che altri. Il numero dei rischi, o meglio gli elementi identificati tali, sono ormai un numero immenso, nel senso matematico del termine, (ossia 10.80.). Risultato: &lt;strong&gt;non ci sono più rischi perché tutto è rischio.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;LA PAROLA RISCHIO E IL DIZIONARIO&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma che cosa significa la parola rischio? Dobbiamo cominciare da quello che ci dice il dizionario. Secondo il Piccolo Dizionario Larousse Illustrato (1913) rischio significa: Danno, pericolo, inconveniente "possibile". Il Larousse edizione 1991 conferma la denominazione attribuendone l'etimologia all'italiano antico "risco" (dal latino resecare = tagliare o dal greco “risocon” radice). Al contrario l'italiano Tramater (1829) riporta l'etimologia del termine italiano rischio al francese “risque”, derivato dal celto-bretone "risq" che significa sdrucciolare = “glisser”.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;La differenza tra le due parole: &lt;strong&gt;rischio e pericolo&lt;/strong&gt;. Il Tramater sottolinea nel termine rischio il riferimento a un danno "distante", nel termine pericolo un danno "prossimo" vicino. Mentre per Larousse, il rischio è un pericolo "possibile". Nel piccolo Larousse Illustrato una massima interessante, pertinente: &lt;strong&gt;"Un dizionario senza esempi è uno scheletro ".&lt;/strong&gt; Come dire che la definizione o la denominazione non è sufficiente; ci vogliono degli esempi per caratterizzare, connotare, definire concretamente qualunque parola, parlare di rischi significa dunque ricordare le connotazioni salienti del rischio.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;A pezzi e bocconi io posso numerare qualcuna di queste connotazio&amp;shy;ni, in termini di condizioni preliminari. In effetti il rischio interessa veramente come idea-guida se, e solamente se, soddisfa minimamente le seguenti condizioni:&lt;/div&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;definire concretamente il rischio prioritario (o una lista di rischi prioritari;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;identificare e verificare i criteri che favoriscono la scelta della priorità; &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;sapere che il rischio deve sempre essere considerato in rapporto alla prevenzione;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;ricordarsi che il sistema della prevenzione deve essere un sistema permanente che bisogna mettere in opera;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;identificare un sistema di prevenzione dei rischi prioritari che tutti i cittadini possano "padroneggiare";&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;rendere esplicito un linguaggio pertinente (in quanto con&amp;shy;tratto linguistico in linguaggi diversi) che tutti devono conoscere e utilizzare a proposito dei rischi;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;rendere espliciti i giochi di quelli che sono implicati in situazioni che producono rischi prioritari e che contengono il rischio stesso.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;GLI UOMINI E IL RISCHIO NELLA STORIA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;Se vogliamo riflettere correttamente sul soggetto "rischio" a partire dagli elementi suddetti, dobbiamo parlare di quello che significa il rischio di malattia e di morte nella storia, e di che cosa significa oggi, non soltanto come parola, ma anche e soprat&amp;shy;tutto nelle sue implicazioni. Il rischio di malattia e di morte (dando particolare importanza all'ambiente esteriore e ai fattori ereditari e all'ambiente interno) è stato considerato in maniera differente nel corso dei diversi periodi STORICI, secondo lo stato della conoscenza scientifica e secondo lo stato del modello storico-culturale di ogni epoca.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;In generale io penso alla storia della conoscenza scientifica come a una storia delle nuove scoperte che si aggiungono al patrimonio esistente. Al contrario, secondo l'ipotesi proposta da Kuhn, il processo di sviluppo della conoscenza scientifica avviene in modo discontinuo per mezzo di "rivoluzioni" che cambiano l'ottica, la prospettiva delle scienze. La storia dei modelli di interpretazione delle malattie (e dunque delle situazioni di rischio) è infatti una storia che si sviluppa per stadi successivi in funzio&amp;shy;ne al genere delle malattie prevalenti, dei mezzi disponibili per farvi fronte ma innanzi tutto in funzione dei modelli socio-culturali.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Si può dire che richiamare a modelli scientifici propriamente detti, ai soggetti di controllo della malattia è un affare recen&amp;shy;te. Si deve contemporaneamente distinguere tra i modelli di tutti (i non medici) e i modelli di quelli che hanno nella società la funzione di guaritori, di medici. Io credo si possa dire che in un primo periodo, il lungo periodo di storia che precede il modello clinico, la formazione dell'esperienza sulle malattie e la socia&amp;shy;lizzazione delle conoscenze sono stati due processi paralleli, che coincidono per taluni aspetti. Dall'esperienza dei danni presenta&amp;shy;ti per un morso di serpente o l'ingestione di un frutto, d'una bacca o di una determinata foglia (o della sua eventuale utilità) alla constatazione dell'utilità che se ne ha di proteggersi dalle intemperie, dal freddo o dalle infezioni prodotte per la presenza di escrementi nel luogo dell'abitazione, si può presupporre un lungo processo d'acquisizione di conoscenza e di esperienze dirette, sopratutto a livello di piccoli gruppi.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;I gruppi che non hanno socializzato certe esperienze (nel senso dell'acquisirle attivamente) hanno pagato duramente questa mancanza spesso a prezzo della loro scomparsa. Queste acquisizioni, anche grossola&amp;shy;namente comparate alle nostre conoscenze attuali, hanno trovato nella maggioranza degli uomini delle esperienze e in piccoli gruppi una funzione specifica in seno alla comunità (guaritori, maghi.medici) i portatori, il nucleo di aggregazione di questa esperienza e gli agenti di un vasto processo di socializzazione. Quello che è importante sottolineare, è la parte probabilmente importante della partecipazione di tutti alla definizione delle conoscenze da socializzare, almeno per quelle relative alla salute e alla malattia.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Un esempio notevole: la descrizione di un tabulato della malattia dei minatori fatta da Ippocrate circa 25 secoli fa. La dispnea, (difficoltà di respirazione), la costipazione e la rigidità delle ginocchia (i minatori lavoravano in gallerie molto basse) caratte&amp;shy;rizzavano secondo Ippocrate i minatori della Carpazia, regione mineraria della Grecia. Di più, egli rileva che le donne di questa regione si sposavano più volte, certamente perché gli uomini che lavoravano nella miniera morivano piuttosto giovani. Egli si serve sicuramente di risultati dell'osservazione, dell'esperienza di parecchie generazioni in un territorio costante: la regione delle miniere. Una situazione nella quale non importava comparare la vita, la malattia e la morte degli uomini che lavoravano nelle gallerie della miniera a quella delle donne e anche degli uomini che non lavoravano, pur vivendo per il resto nelle stesse condizioni.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;In seguito, nel periodo clinico, i modelli non medici rappresenta&amp;shy;ti da una serie di informazioni strutturate, almeno tutte quelle concernenti le grandi malattie (meningite, difterite, polmonite, febbre tifoide, tubercolosi, ecc...) portate alla conoscenza della maggioranza della popolazione. I non medici e i medici avevano in comune il modello delle malattie fondamentali. Il concetto di rischio che ne derivava era patrimonio di tutti e faceva parte della cultura stessa come qualche cosa che non si poteva non conoscere. Ne derivava una situazione che noi possiamo immaginare: i rischi concreti erano la morte e le malattie fondamentali conosciute da tutti. Se c'era una alterazione dello stato di benessere si considerava la sofferenza come un segno da inter&amp;shy;pretare. Se i segni rassomigliavano al quadro di una malattia considerata come grave (l'insieme di queste malattie era presente nella mente di ognuno per esperienza diretta o trasmessa), si chiamava il medico, se si avevano i mezzi. Di qui ne deriva l'uti&amp;shy;lizzazione corretta del sapere medico per povero che fosse. Il medico utilizzava allora la conoscenza della scienza medica in una forma quasi massimale, perché esse erano integrate in un sistema d'informazione che il medico partecipava gli uomini che chiedevano il suo intervento.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;IL RISCHIO OGGI&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;Per quel che concerne il modello conosciuto, bisogna sottolineare la difficoltà attuale di acquisire modelli di malattia che garan&amp;shy;tiscono un uso corretto dei considerevoli mezzi che abbiamo oggi a disposizione. Il confronto tra il dato medico e il dato dell'espe&amp;shy;rienza empirica è improbabile, quando si rapporta a una grande quantità di linguaggi, spesso non omogenei tra loro, dei diversi rami della specializzazione. Bisogna aggiungere la difficoltà, della impossibilità di risalire a una sintesi verificata a partire dai molteplici indici di laboratorio o derivati di esami per i quali si utilizzano vari strumenti. Da ciò deriva l'insicurezza delle generazioni attuali nei comportamenti di fronte al rischio, ma anche di fronte all'acquisizione di regole di vita che po&amp;shy;trebbero allontanare un certo numero di rischi.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Un tempo l'adozione di comportamenti molto utili di fronte ad alcuni tipi di rischi, si esprimeva anche sotto forma di superstizione. Per esempio, la comparsa di tumori benigni superfi&amp;shy;ciali nei neonati (che si chiamano “angiomi” nel linguaggio scienti&amp;shy;fico e si chiamano macchie di vino o voglie nel linguaggio popola&amp;shy;re, è attribuito al fatto che la madre non aveva potuto soddisfare durante la gravidanza certi desideri alimentari. Da cui il nome di voglie (di vino, di caffè o di fragole, secondo il colore) dato a questi angiomi cutanei. E' certo che queste superstizioni agiscono contro il rischio di sotto-alimentazione delle donna incinta, perché creano per la donna nella famiglia, una priorità dal punto di vista alimentare.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;L'organizzazione del sapere comune che sotto intende al linguaggio di tutti noi è oggi un fatto mediatico, assai poco controllato dagli scientifici. A partire dal momento in cui la comunicazione deve stabilirsi all'interno di un linguaggio (o più linguaggi) tecnico-scentifici e un linguaggio comune, una integrazione valida deve essere necessariamente decimale, ossia costruita in forma arborea. Il tronco (il rischio in generale), il primo ordine di rami deve essere comune al linguaggio scientifico e ai linguaggi utilizzati per disegnare classi di situazioni di rischio. Lo sviluppo del linguaggio scientifico può allora articolarsi fino al dettaglio più sofisticato, il più esoterico. Una integrazione valida non ci pone soltanto il problema di comunicazione della conoscenza e lo scambio all'interno del linguaggio tra specialisti e il linguaggio di portatori di pratica sociale. Essa pone sopra&amp;shy;tutto il problema di una azione in comune, d'una integrazione di piano tra i due, che non si può confezionare come un esperanto ma che dobbiamo costruire come un contratto linguistico esplicito. Si potrà immaginare, inventare un racconto su quello che il rischio ha significato nella storia dell'uomo.&lt;/div&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Quindi: L'esperienza immediata del danno, il pericolo dopo.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Dopo: la memoria del pericolo di danno. Dunque, una rappre&amp;shy;sentazione di una situazione di pericolo e di una risposta sotto forma di azione per difendersi.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Dopo ancora: parecchie memorie legate alla stessa situazione di pericolo e diversi tipi di risposta, affidati alla memoria personale e al contesto della memoria di altri esseri umani.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;La rappresentazione del rischio si raddoppia via via nella misura in cui la risposta diventa più ricca, dunque più complessa. Al danno in se stesso, si aggiunge (almeno dal punto di vista del soggetto) il rischio di rispondere in modo inadeguato. E sufficiente pensare al rischio di essere morsi da una vipera: il pericolo da considerare è l'effetto del veleno, ma anche quello di un siero; bisogna muoversi presto per arrivare all'ospedale o è meglio muoversi lentamente per evitare di mettere in circolazione il veleno?&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Stessa cosa quando il rischio rimane lo stesso (ma questo non è vero del tutto) le possibilità di rispondere diversamente si moltiplicano perché la conoscenza delle differenti situa&amp;shy;zioni possibili aumentano. La certezza di una risposta adeguata si modifica spesso in proporzione inversa alle conoscenze.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Dal punto di vista della rappresentazione cognitiva, il danno primario diviene il sotto-insieme del danno globale, in un campo psicologico che comprende sia la paura del danno sia la paura di non saper scegliere una risposta efficace. Tutti i giorni, la conoscenza di nuove possibilità aumenta la diffi&amp;shy;coltà di scegliere, dal punto di vista generale e ancora di più da un punto di vista completo, nella situazione.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;L'acquisizione di una dimensione sovra-individuale di rischio si può produrre attraverso una dicotomia. Da un lato il problema della dialettica dentro i modelli tecnico-scientifici e i modelli empirici si pone molto spesso in modo anarcronistico. La soluzione sarà: la delega della soluzione ai "sapienti". Agli uomini politici, il compito di reperire le risorse. Agli altri, la valutazione a posteriori, molto spesso negativa sull'ambiente di vita, senza che le scelte tecniche siano messe in discussione.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;p align="left"&gt;La ricerca di una dimensione sovra-individuale di rischio può così produrre un sistema complesso di priorità sotto forma di scelte collettive dei rischi più gravi o più frequenti, selezionati tra quelli che non si possono padroneggiare.&lt;/p&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;UNA REALIZZAZIONE SPERIMENTALE&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A partire dalla fine degli anni '70 ho avuto l'opportunità di lavorare con i mutualisti di Bouches-du-Rhone (Mutuelles de France) per realizzare un progetto e in seguito di un sistema di prevenzione. Delle cose che ho appreso ce ne è una che voglio ricordare qui: si tratta del fatto che il problema di padroneg&amp;shy;giare i rischi per la salute può avere delle soluzioni concrete e differenti in rapporto alle forme di democrazia che caratterizzano il paese nel quale si lavora per controllare questi rischi. L'identificazione dei rischi si definisce tanto nelle scelte di rischi prioritari e tanto nel tipo di sistema di prevenzione. Sopratutto, in quanto la capacità di utilizzazione dell'esperienza fatta sul terreno della prevenzione, via via e in misura che la forma di democrazia permette questo processo, o qualche volta lo rafforza.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;In Italia e in Inghilterra, per esempio l'organizzazione della democrazia esclude le forme locali di organizzazione della salute, dato che esiste una organizzazione nazionale che determina il tipo di organizzazione della salute in tutti i suoi aspetti, su tutto il territorio nazionale.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;In Francia al contrario, l'inter&amp;shy;vento dello stato lascia una certa libertà di sviluppo dell’organizzazione della salute sotto forme locali secondo l'iniziativa della Mutue!le o della Maire (di tutti i cittadini). I risultati: le Unità Sanitarie Locali italiane sono dappertutto le stesse; in Francia ci sono delle differenze notevoli tra i diffe&amp;shy;renti comuni, in rapporto alle iniziative locali delle organizza&amp;shy;zioni sociali che utilizzano queste possibilità per meglio adatta&amp;shy;re l'organizzazione sanitaria alle esigenze del territorio. In realtà i rischi non sono gli stessi in tutte le Maires. Non si tratta solamente di fatti concreti, legati alla geografia fisica o economica (zone sismiche o no, industrializzate o no) ma si tratta sopratutto della maniera con cui i cittadini della zona si pongono il problema del rischio, dunque producendo modelli di azione in rapporto ai danni che minacciano la salute. Su questa base, le organizzazioni sociali modellano l'organizzazione della risposta ai rischi.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;UNA NUOVA CONCEZIONE DI RISCHIO&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="left"&gt;Secondo noi è molto importante distinguere tra rischio &lt;strong&gt;DA&lt;/strong&gt; e rischio &lt;strong&gt;PER&lt;/strong&gt;. Il rischio DA è il danno stesso, il pericolo concreto che dobbiamo evitare. Per esempio: rischio da silicosi, di bron&amp;shy;chite cronica, di tumore. Il rischio DA è caratterizzato dal fatto di essere posizionato nell'uomo o quanto meno nell'essere vivente.&lt;br /&gt;I rischi PER: tutte le situazioni che favoriscono il rischio DA e aumento della probabilità di rischio DA si trasformano in offesa. Il livello di specificazione nel quale si considera la situazione di rischio sono talmente numerose che è realmente difficile ricordarsi che, in fondo, esiste un rischio DA. I rischi DA misurano il rischio reale e rappresentano il domani dell'esperienza medica. I rischi PER misurano tutte le situazioni che favori&amp;shy;scono il rischio DA. Essi rappresentano gli elementi sulla cui base i cittadini si formano una carta, una mappa dei rischi del territorio.&lt;/p&gt;&lt;p align="left"&gt;Il riferimento teorico è Wiener, l'inventore della cibernetica. Negli ambienti scientifici, si considera, a buona ragione, come il padre del sistema che ci ha permesso le grandi avventure nello spazio. E' anche l'autore di "L'impiego umano degli esseri umani" (introduzione alla cibernetica) dove scrive nel 1950: "è molto più facile organizzare una impresa che utilizzi un milionesimo delle facoltà cerebrali dei propri impiegati, che impegnarsi a costruire una società nella quale gli uomini possano esprimere tutta la loro potenzialità". Ci si può domandare se si potrà superare questa sotto utilizzazione di capacità intellettuali dei cittadini esattamente a proposito del controllo dei rischi esistenti nel circondario. A tutt'oggi, abbiamo a nostra disposizione per "l'impiego umano di essere umani" non soltanto la tecnologia più sofisticata, non soltanto tutta una serie di esperti e di esperte, ma soprattutto un mezzo: la democrazia, che è sicuramente capace di dare allo sviluppo tecnologico finalità valide. Il rischio è dunque un fatto di democrazia in tutte le sue forme. Una democra&amp;shy;zia che può permetterci di integrare a un livello superiore, coerente con le esigenze dei tempi, i modelli di rischio di tutti i cittadini con i modelli scientifici.&lt;/p&gt;&lt;p align="left"&gt;Il sistema di cui abbiamo bisogno: una mappa dei rischi prioritari al centro di un sistema di partecipazione. Una rappresentazione dello stato delle cose come referenza tra comuni e popolazione, i medici, gli eletti come attori di una evoluzione continua del progresso, di fronte alla lotta per un contesto umano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su questo pannello (mappa):&lt;/p&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;il nome del comune;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;la lista dei rischi prioritari;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;la localizzazione di questi rischi sul territorio;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;quanto dei danni previsti (legati agli altri rischi selezionati) si possono stimare;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;quanti dei soggetti colpiti, l'organizzazione sanitaria nel suo insieme è stata capace di definire. Questo quadro può essere al centro di una battaglia contro i rischi, una risposta adeguata almeno nel senso di un tentativo concreto di coniugare strettamente democrazia e scienza come elementi complementari.&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;p&gt;Questo quadro può costituire la base e la sintesi di un catasto della salute dipartimentale. Il catasto fondiario è stato un punto di forza della Rivoluzione Francese. Il catasto comunale dei rischi potrà avere un ruolo importante nella lotta contro i rischi all'interno del dipartimento. Nel processo di controllo del dipartimento, il quadro dei rischi è un po' come a una "rotonda" o una piazza rispetto ai semafori della segnaletica stradale nella circolazione automobilistica. Assolutamente chiaro in relazione al comportamento che si domanda ad ognuno; una sola condizione da rispettare per operare correttamente: il rispetto della regola della priorità.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Una regola di condotta tra uomini, che non richie&amp;shy;de consumo di energia, ne elaborazione di segni, ne sviluppo di tecnologie. Questa regola non è in contraddizione con lo sviluppo tecnico scientifico, al contrario, permette di utilizzare al meglio, gli altri strumenti, la tecnologia informatica. La qualità fondamentale dell'informazione resta quella di essere figlia della cibernetica, ossia della scienza del timoniere, di colui che prima di tutto si pone il problema del suo scopo, per verificare, dopo, la validità dei mezzi scelti.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;A che cosa serve una buona accumulazione di informazioni se non si è in condizione di utilizzarle per il fatto che il loro numero è eccessivo? Su questo terreno io ho appreso non poche cose che però non è possibile descrivere qui, ma che si possono vedere a Martigues e a Port de Bouc, se si vuole conoscere il rischio nel suo significato globale. Una risposta in termini di progetto e di realizzazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;BIBLIOGRAFIA&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;"&gt;T. KUHN, La struttura della rivoluzione scientifica, Università di Chicago, 1962&lt;br /&gt;I. ODDONE, A. Re, G. Briante, Riscoprire 1'esperienza operaia, Edition Sociales, Paris 1982.&lt;br /&gt;I. ODDONE Medicina preventiva e partecipazione, Editrice Sindacale Italiana&lt;br /&gt;A. RE Psicologi a e soggetto esperto. La trasmissione della competenza professionale, Editrice Tirrenia Stampatori, Torino,1990&lt;br /&gt;Y. SCHAWARZ Esperienza e conoscenza del lavoro, Editions Sociales, Paris 1988&lt;br /&gt;N. WEINER The Human Use of Human Beings, Houghton Missin Company, 1950&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-4124701701733698977?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/4124701701733698977/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=4124701701733698977&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/4124701701733698977'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/4124701701733698977'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/02/rischio-e-democrazia-il-tabellone.html' title='Rischio e Democrazia = il Tabellone Comunale di Rischio'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-7325747093758648134</id><published>2008-01-30T16:51:00.001-08:00</published><updated>2008-11-18T17:04:09.969-08:00</updated><title type='text'>Come fare le Mappe di Rischio</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Premessa&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cosa sono le Mappe Grezze&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Le “mappe grezze” sono la rappresentazione su carta delle mappe cognitive (o mentali) degli “esperti grezzi”, di soggetti, che di uno spazio dato (fabbrica, scuola, quartiere, ecc..) conoscono molte cose, come insieme eterogeneo che permette loro di controllare (nel senso di “governare”) quell’ambiente. La “mappa grezza” contiene le informazioni necessarie per realizzare un obiettivo; è definita grezza in quanto è sempre in lavorazione (è il contrario del "finito") e recupera l’esperienza dei soggetti che operano per il cambiamento. Descrive il contesto nel quale agire, fissa la situazione obiettivo da realizzare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Perchè le Mappe Grezze&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Le Mappe Grezze non sono in opposizione, tantomeno alternative alle "Mappe Tecniche", sono caso mai &lt;strong&gt;complementari&lt;/strong&gt; a queste. Tutto ciò per garantire la necessaria integrazione tra il sapere dei tecnici e il sapere degli "esperti grezzi", condizione per avere dei progetti veri di cambiamento fondati sulla partecipazione e non delegati solo ai cosiddetti "professionisti".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5162531610448452690" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R6T_Jb6BXFI/AAAAAAAAAbQ/u4_dzS9U76k/s320/Diapositiva1.JPG" border="0" /&gt; &lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:180%;color:#cc0000;"&gt;Quali modelli teorici&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="left"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Occorre ora affrontare alcuni modelli teorici:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;le Mappe Tecniche;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;le Mappe Cognitive;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R6T6Wb6BXDI/AAAAAAAAAbA/2T2XORrw3hs/s1600-h/mappa+associazione.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5162526336228613170" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R6T6Wb6BXDI/AAAAAAAAAbA/2T2XORrw3hs/s320/mappa+associazione.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;le Mappe Grezze;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Le Mappe Tecniche&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Si tratta di rappresentazioni dell’ambiente attraverso le “rilevazioni” con strumenti tecnici (fisico – chimici);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;L'ambiente è riprodotto in scala con un approccio unimodale; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;em&gt;Esempi:&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;carta geografica di un territorio;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;piantina di una città;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;impianti di lavorazione;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Le Mappe Cognitive&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R6UAVr6BXGI/AAAAAAAAAbY/J8IpMGpnqxs/s1600-h/mappa+cognitiva.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5162532920413477986" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R6UAVr6BXGI/AAAAAAAAAbY/J8IpMGpnqxs/s320/mappa+cognitiva.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Sono immagini che ogni uomo possiede;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Si riferiscono alle rappresentazioni che ogni individuo si crea dell'ambiente;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Si tratta di rappresentazioni selettive, astratte e generalizzate;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Sono incomplete, distorte e aumentate;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Sono adeguate all'uso che gli uomini fanno dello spazio;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;Le forme nelle quali gli uomini si rappresentano lo spazio possono essere molto diverse e variano per ogni individuo, come pure tra gruppi sociali diversi;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Le Mappe Grezze&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Derivano dal confronto delle "mappe cognitive" di individui diversi. Si caratterizzano per tre elementi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;Sono modalità per organizzare il proprio sapere in relazione a scopi precisi;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Sono rappresentazioni comuni a più soggetti che permettono di evidenziare i punti salienti per leggere e controllare uno spazio dato;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Sono rappresentazioni, messe su carta, derivanti dalle mappe mentali di più soggetti in grado di "dominare e/o governare" uno spazio dato - la mappa grezza è un artificio per recuperare l’esperienza che gli uomini fanno in un ambiente (reparto, fabbrica, quartiere, ecc..), gli obiettivi, i piani, i percorsi per determinare il cambiamento; &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;Lavoro di gruppo &lt;/strong&gt;(3 o 4 allievi per gruppo)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Si prendono 5 tabelloni 70x100 più dei pennarelli per ogni gruppo;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Ci si mette su un tavolo;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Si sceglie una azienda conosciuta da almeno uno degli allievi, di un territorio dato: una ASL, un Comune, ecc.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Una ora e mezza di tempo per costruire i 5 tabelloni;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Quindi si appendono al muro e un allievo li illustra facendo finta di presentarli a dei lavoratori in assemblea;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5161766165671926642" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R6JG-r6BW3I/AAAAAAAAAZg/6xv3Q8Ps1HI/s400/Diapositiva7.JPG" border="0" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5161792661325175746" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R6JfE76BW8I/AAAAAAAAAaI/42vG22Vll40/s400/Diapositiva8.JPG" border="0" /&gt; &lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5161793223965891538" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R6Jflr6BW9I/AAAAAAAAAaQ/BWPOsRXYGv0/s400/Diapositiva9.JPG" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5161795019262221298" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R6JhOL6BW_I/AAAAAAAAAag/pnff70gL5gE/s400/Diapositiva10.JPG" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5161767540061461426" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R6JIOr6BW7I/AAAAAAAAAaA/AZpGt1A-B7w/s400/Diapositiva11.JPG" border="0" /&gt; &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;CONTATTI&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="left"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Per maggiori chiarimenti contattare l'Associazione Esperienza &amp;amp; Mappe Grezze - n° tel. &lt;strong&gt;392.5872787&lt;/strong&gt; - e-mail &lt;a href="mailto:marchetto.gianni@gmail.com"&gt;&lt;strong&gt;marchetto.gianni@gmail.com&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-7325747093758648134?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/7325747093758648134/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=7325747093758648134&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/7325747093758648134'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/7325747093758648134'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/01/come-fare-le-mappe-di-rischio.html' title='Come fare le Mappe di Rischio'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R6T_Jb6BXFI/AAAAAAAAAbQ/u4_dzS9U76k/s72-c/Diapositiva1.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-7951717138441465511</id><published>2008-01-27T08:11:00.000-08:00</published><updated>2008-11-18T17:04:10.213-08:00</updated><title type='text'>10 storie di vita</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5yzzr6BU4I/AAAAAAAAAG8/csfRXmBeJjw/s1600-h/10+storie+di+vita.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5160196973600527234" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5yzzr6BU4I/AAAAAAAAAG8/csfRXmBeJjw/s320/10+storie+di+vita.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;di Francesco Bruni&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;Il genogramma&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;L’ecomappa&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;Il gioco dell’oca&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;Premessa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;La narrazione e il racconto di se sono “esercizi” sempre più diffusi che concorrono a dare un senso alla storia e alla rielaborazione dell’identità individuale e sociale.. Lo sguardo verso il passato aiuta a comprendere meglio le esigenze che ci attendono. Permettono di rielaborare quello che abbiamo fatto e ridare un senso alla nostra identità. Recuperare la memoria, ritornare alle radici sono condizioni importanti per affrontare il presente e pensare al futuro consapevoli dell’esperienza acquisita e delle risorse personali e sociali che possiamo utilizzare. Il racconto della proprio storia di vita può contribuire alla rielaborazione cognitiva dell’identità e alla socializzazione delle esperienze nella comunità di appartenenza. Dal confronto fra narrazioni diverse scaturisce un intreccio di tante storie personali come se fosse una storia comune dove si attivano livelli multipli di significato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Obiettivi&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Conoscere gli elementi significativi della storia dell’anziano ricoverato:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;La famiglia in cui ha vissuto; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il modo come ha organizzato la sua vita, tempo libero, relazioni sociali, ecc; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il lavoro svolto; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;I cambiamenti nella condizione di salute, malattie, perdite, lutti; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Le condizioni che hanno determinato il ricovero e le conseguenze; &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Metodologia&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Nel recuperare le storie di vita di dieci individui che vivono in case di cura e che si trovano in una fase delicata della vita e delle relazioni sociali, abbiamo pensato di utilizzare in maniera integrata tre strumenti che ci aiutano a ricostruire l’esperienza di vita, individuando i momenti cruciali che hanno segnato cambiamenti significativi e che ristrutturano il racconto della propria storia nei propri significati relazionali. Si vogliono evidenziare le difficoltà incontrate, ma anche il modo come sono state affrontate e possibilmente superate (servizi di cura, relazioni sociali, fattori di resilienza).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel recuperare la storia di vita si utilizzano tre strumenti integrati:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Il genogramma;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;L’ecomappa;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;La storia raccontata con il “gioco dell’oca”; &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Il genogramma&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;è una specie di albero genealogico dove sono indicate famiglia di origine e i discendenti. In genere si rappresentano le ultime tre generazioni. Con il genogramma si traccia in maniera schematica la storia della famiglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;L’ecomappa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;evidenza i sistemi relazionali significativi, le risorse da utilizzare, le persone o i servizi da coinvolgere nella soluzione dei problemi o nel superamento delle condizioni di disagio.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Il gioco dell’oca&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;la storia raccontata con il gioco dell’oca è un artifizio narrativo per rilevare in riferimento a dieci eventi significativi della propria vita:&lt;/li&gt;&lt;li&gt;gli elementi cognitivi (sotto forma di racconto dei fatti accaduti);&lt;/li&gt;&lt;li&gt;le competenze acquisite (la descrizione del saper fare che ne è derivato e delle soluzioni trovate in riferimento ai problemi da risolvere);&lt;/li&gt;&lt;li&gt;le implicazioni emotive (attraverso l’uso delle carte del gioco dell’oca viene attribuito un simbolo ad ognuno dei dieci eventi).&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Indicazioni operative&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La storia di ogni individuo così articolata si recupera tramite due colloqui di 3 ore ciascuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo incontro è dedicato alla costruzione del genogramma, alla elaborazione dell’ecomappa e alla definizione dei dieci eventi significativi della propria vita.&lt;br /&gt;Nel secondo incontro (gioco dell’oca) si narrano i fatti relativi ai dieci eventi, si descrivono le competenze acquisite relative ad ogni periodo preso in esame, si attribuisce un significato emotivo ad ogni evento. Infine si procede al racconto sistemico della propria storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Il genogramma&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Si utilizzano un quadrato per indicare le figure maschili e una circonferenza per quelle femminili. Con questi simboli si rappresenta l’albero genealogico delle ultime tre generazioni della famiglia.&lt;br /&gt;Dei membri della famiglia che sono significativi si riportano nome e data di nascita, matrimonio, separazioni, morti e altri eventi importanti.&lt;br /&gt;Nel genogramma viene precisata la percezione dei rapporti interpersonali e la propria posizione nel sistema familiare. Permette di raccogliere informazioni e avere una rappresentazione grafica e una mappa dei diversi piani generazionali. Permette di cogliere i nessi significativi nelle relazioni fra i diversi livelli generazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;L’ecomappa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Questo strumento è rivolto all’esame dello spazio vitale del nucleo familiare e ai rapporti di reciproca interdipendenza con le varie aree vitali dell’ambiente ecologico, in senso lato, circostante.&lt;br /&gt;Prima di tutto si disegna sopra un foglio grande una “mappa in bianco” (vedi allegato) già strutturata. Dopo aver tracciato nel cerchio maggiore la composizione della famiglia (o del singolo anziano o dell’associazione di appartenenza), vengono visualizzati graficamente i reciproci rapporti di interdipendenza con l’ambiente ecologico. In particolare si descrivono i rapporti con alcune aree significative come ad esempio: famiglia estesa, attività professionale, servizi socio-sanitari, servizi assistenziali, tempo libero, amici, attività formative ecc.)&lt;br /&gt;Le interazioni fra il sistema familiare e le specifiche aree, appartenenti all’ambiente ecologico circostante, saranno indicate con delle linee. Queste evidenziano la qualità dell’interazione (rapporti forti, deboli e conflittuali) e indicano la direzione del flusso di risorse, di energie e di interessi.&lt;br /&gt;L’ecomappa è utilizzata come strumento valutativo per orientare l’intervento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Il gioco dell’oca&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ogni individuo (ogni gruppo) ha una sua storia, o meglio tante storie. Ogni personaggio &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5y1Ub6BU5I/AAAAAAAAAHE/giT2AUSj5yc/s1600-h/oca.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5160198635752870802" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5y1Ub6BU5I/AAAAAAAAAHE/giT2AUSj5yc/s200/oca.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;ne può raccontare una: storie allegre, tristi, interessanti, avventurose, brevi, lunghe, ecc.&lt;br /&gt;La nostra identità è caratterizzata dalla storia in cui ci riconosciamo. Anche appartenere ad un gruppo significa condividere una storia comune che si intreccia con aspetti soggettivi. La storia può essere vista e raccontata in tanti modi a seconda di chi la narra.&lt;br /&gt;Con il &lt;strong&gt;“gioco dell’oca”&lt;/strong&gt; partiamo dalla storia dell’individuo o dalle tante storie del gruppo, ognuno ne porta una propria. In un primo momento gli eventi vengono descritti per definire le dieci tappe più importanti.&lt;br /&gt;Le dieci tappe della storia comune dopo essere esplicitate e approfondite, vengono riportate su un cartellone sotto forma di percorso (come nel gioco dell’oca). Ad ogni tappa si attribuiscono significati emotivi utilizzando sette figure simboliche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla fine si chiede all'intervistato di "tradurre" in fiaba la propria storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Formazione&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Gli operatori delle Case di Riposo intervisteranno gli anziani secondo la metodologia sopra descritto. Dopo aver partecipato ad un corso di base di 10 ore sulla tecnica dell’intervista.&lt;br /&gt;Nel corso di tutta l’attività si prevedono complessivamente 20 ore di formazione così distribuite:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 ore di propedeutiche, alle interviste, suddivise in:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;3 moduli di 3 ore ciascuno sugli obiettivi della formazione e la metodologia (genogramma, ecomappa, gioco dell’oca), gli operatori si esercitano in aula;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Incontro di un’ora sulla programmazione e l’organizzazione delle interviste; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;4 incontri di 2 ore ciascuno di supervisione nel periodo in cui si effettuano le interviste;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Incontro conclusivo di 2 ore al termine delle interviste; &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Le carte del gioco dell’oca e il loro significato&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;L’oca&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;elemento dinamico che permette di avanzare, superare i blocchi, saltare le tappe e progredire. Ma se avanza velocemente può saltare qualcosa di importante, senza che vi sia il tempo per assimilare e integrare quello che si fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;La prigione&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;rappresenta la stagnazione, l’impossibilità di andare avanti. E’ un luogo dove vi trovate vostro malgrado, e dove bisogna aspettare che qualcuno vi liberi. Ma è anche un luogo dove si è protetti dai pericoli esterni. Può rappresentare un’occasione di approfondimento e conoscere meglio se stessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Il pozzo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;corrisponde alla discesa senza fondo, all’abisso della disperazione, alla regressione. Ma questa discesa può rappresentare l’occasione di attingere l’acqua e rigenerarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;L’Hotel&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;è un’oasi di riposo; un posto di distensione, riflessione e recupero. Nello stesso tempo è un luogo dove ci si ferma e le cose non vanno avanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Il ponte&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;è un elemento di collegamento, permette di superare un ostacolo. Tuttavia comporta un prezzo da pagare, una sorta di pedaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Il labirinto&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;è un luogo sconosciuto che si deve esplorare a proprio rischio. Non esiste un evidente soluzione e quella trovata sembra spesso spaventosa. Tuttavia se non si sprofonda nel panico si possono imparare a fare molte scelte obbligate e così scoprire l’inatteso. Nel labirinto si può imparare a conoscersi meglio e uscirne maturi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;La morte&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;è la fine definitiva di qualche cosa. Fine di una sofferenza penosa o di una esperienza gioiosa. Spesso un misto delle due. Ma la morte è strettamente e intimamente legata alla vita. Qualcosa deve sparire perché qualcosa possa apparire. Così la natura deve soccombere all’inverno e morire affinché la primavera possa arrivare con nuovi slanci. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-7951717138441465511?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/7951717138441465511/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=7951717138441465511&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/7951717138441465511'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/7951717138441465511'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/01/10-storie-di-vita.html' title='10 storie di vita'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5yzzr6BU4I/AAAAAAAAAG8/csfRXmBeJjw/s72-c/10+storie+di+vita.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-715356492808397502</id><published>2008-01-26T11:46:00.000-08:00</published><updated>2008-11-18T17:04:10.549-08:00</updated><title type='text'>Gastone Marri e Bruno Trentin: due protagonisti della lotta per la salute in fabbrica</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;di Diego Alhaique&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Immaginate di lavorare in una fabbrica negli anni Sessanta. Alte temperature, forte umidità, poca ventilazione, rumore assordante.E poi gas, vapori, fumi, polveri, alte concentrazioni di sostanze tossiche. L’indice infortunistico era di 200 casi ogni mille lavoratori. Oggi è attorno a 40. I morti erano più di tremila. Quelli solo per infortunio. Quelli per malattia erano circa 800. Ma i risultati di quella nocività li stiamo raccogliendo ancora oggi. &lt;strong&gt;Come i morti per amianto: mille ogni anno.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Immaginate ora una sera d’inverno agli inizi del 1961, un treno che parte da Roma per &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5uSSr6BUxI/AAAAAAAAAGE/KDJ9krLOm40/s1600-h/farmitalia.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5159878647804416786" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" height="174" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5uSSr6BUxI/AAAAAAAAAGE/KDJ9krLOm40/s200/farmitalia.jpg" width="228" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Torino.&lt;br /&gt;Sui sedili di legno viaggeranno tutta la notte un gruppo di sindacalisti della Cgil, tra cui Gastone Marri, Bruno Trentin, Angelo Di Gioia. Tranne quello di Trentin, nomi quasi tutti sconosciuti ai più, ma grandi e stimati dirigenti del movimento sindacale. &lt;strong&gt;Vanno a Settimo Torinese,&lt;/strong&gt; ad un incontro con la Commissione interna della Farmitalia.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Gli operai hanno deciso di fare un’inchiesta in tutto lo stabilimento per documentare le condizioni di lavoro, non più sopportabili per la loro salute e proporre una piattaforma rivendicativa che elimini i fattori di nocività e d’infortunio.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Comincia qui, con l’inchiesta alla Farmitalia di Torino, la storia di una vera e propria “rivoluzione copernicana” con la quale gli operai e le loro organizzazioni posero al centro del sistema lavoro l’uomo che lavora (e la donna lavoratrice, naturalmente) e la loro salute, ribaltandone la subordinazione al processo produttivo, fino ad allora dominante.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Gastone Marri fu ispiratore e guida consapevole di quel movimento. Infatti, per essere stato dal 1974 al 1980 il Coordinatore del Crd, Centro ricerche e documentazione della Federazione Cgil-Cisl-Uil e, prima ancora, direttore della scuola di formazione dell’Inca a Grottaferrata e capo del servizio infortuni e prevenzione dello stesso Patronato, egli stesso riconosce, – in uno bilancio scritto nel 1980 - di aver avuto la maggiore responsabilità organizzativa in quel “lavoro di maglia” attraverso il quale, nell’arco di vent’anni, si costruì la rete di comunicazioni indispensabile alla socializzazione delle esperienze e delle conoscenze, che costituì il tessuto connettivo della &lt;strong&gt;“nuova comunità scientifica allargata”,&lt;/strong&gt; quella che vide, appunto, nuclei sempre più numerosi di operai e lavoratori unirsi in un fecondo rapporto di confronto con i tecnici, elaborare un linguaggio comune per lottare contro la nocività dell’ambiente di lavoro e conquistare risultati concreti e diffusi di riduzione e di eliminazione dei rischi mai ottenuti prima di allora.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Uno dei meriti del movimento sindacale italiano degli anni Settanta fu quello di aver saputo associare, alle lotte sugli obiettivi salariali, rilevanti rivendicazioni di potere, proprio a cominciare dal controllo dell’ambiente di lavoro, con la conquista contrattuale di strumenti quali le “commissioni ambiente”, i registri dei dati ambientali e “biostatistici”, i libretti sanitari individuali e di rischio. Erano questi gli elementi fondanti di quella che abbiamo chiamato “rivoluzione copernicana” nella concezione della salute. Questa veniva posta al centro delle rivendicazioni sindacali, abbandonando la linea della sua “monetizzazione” (indennità di rischio e per nocività) – da cui lo slogan “la salute non si vende” – e perseguendo il principio del rifiuto da parte degli operai di delegare ai tecnici la propria salute, teorizzando il diretto intervento nell’individuazione dei rischi e &lt;strong&gt;“validazione consensuale”&lt;/strong&gt; delle soluzioni di prevenzione da adottare. In ciò consisteva, in sintesi, la metodologia operaia, iniziata con l’inchiesta alla Farmitalia e che si diffuse ampiamente non solo nel nostro paese, ma col nome di &lt;strong&gt;“modello operaio italiano”&lt;/strong&gt; ebbe fortuna anche in Spagna, in Brasile e in Argentina. La famosa dispensa a fumetti &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;“L’Ambiente di lavoro”&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; fu tradotta persino in Giapponese e utilizzata dai sindacati di quel paese.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;I risultati si concretizzarono in un sensibile abbattimento del tasso infortunistico, nella bonifica dell’ambiente di lavoro in migliaia di aziende (ricordo per tutti il reparto Verniciatura della Fiat Mirafiori) e rilevanti conquiste contrattuali e legislative. Ricordiamo fra tutte lo Statuto dei diritti dei Lavoratori (art. 9: diritto dei lavoratori a partecipare tramite le loro rappresentanze all’individuazione delle misure di prevenzione in azienda) e l’istituzione del Sevizio sanitario nazionale, con i servizi territoriali per la tutela della salute nei luoghi di lavoro.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5uSlL6BUyI/AAAAAAAAAGM/glvCjuoaysQ/s1600-h/adl+la+fabbrica.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5159878965631996706" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5uSlL6BUyI/AAAAAAAAAGM/glvCjuoaysQ/s200/adl+la+fabbrica.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Essa rappresenta la summa del “sapere operaio” per la tutela della salute, ideata da &lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Ivar Oddone&lt;/span&gt; - grande figura di medico e intellettuale che ha dato un grandissimo contributo alla nascita e allo sviluppo della cultura della prevenzione – ma frutto di un lavoro congiunto con operai, tecnici, sindacalisti della Camera del lavoro di Torino e della Fiom, e a cui contribuirono lo stesso Marri e Sandra Gloria, sua moglie, Roberto Tonini e altri ancora.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Marri arrivò nella capitale da Massa Lombarda (Ravenna) nei primi anni Cinquanta, dove era nato nel 1921. Giovanissimo aveva partecipato alla Resistenza. A Roma divenne subito dirigente del patronato Inca Cgil, ove operò a lungo, influenzando con le sue idee l’attività di tutela dei lavoratori e la politica di tutto il sindacato, introducendo la cultura della prevenzione e indicando le vie per un reciproco rafforzamento tra l’affermazione dei diritti previdenziali e quello alla salute dei lavoratori. Simbolo e strumento di quest’opera fu il Crd, Centro ricerche e documentazione sui rischi e danni da lavoro, costituito per iniziativa di Marri nel 1965, così come la rivista “Medicina dei Lavoratori”, fondata insieme a Rosario Bentivegna e Marcello Marroni, altri due medici che hanno dedicato la loro vita alla causa della salute dei lavoratori.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La pubblicazione di “Medicina dei Lavoratori” iniziò nel 1968 come supplemento di “L’Assistenza sociale” (periodico istituzionale dell’Inca fino a pochi anni fa), per poi proseguire come rivista unitaria sotto il nome di “Rassegna di Medicina dei Lavoratori”, che divenne testata autorevole in materia di salute dei lavoratori non solo nel sindacato ma anche nella comunità scientifica.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Anche il Crd divenne ben presto il centro propulsore e il punto di riferimento più seguito dell’evoluzione politica e culturale in materia di prevenzione e di tutela della salute nel lavoro per tutto il movimento sindacale. Il Centro operò poi come struttura della Federazione unitaria Cgil-Cisl-Uil con Marri direttore dal 1974 al 1980.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Marri rappresenta quindi la figura più prestigiosa che ideò e propugnò il modello sindacale per il controllo dell’ambiente di lavoro contro la nocività ma anche è il simbolo di tanti come lui che hanno lottato per migliorare le condizioni di lavoro nel nostro paese.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ricordarne l’opera attraverso il premio giornalistico a lui dedicato significa riproporre oggi i valori di quel grande movimento di operai, lavoratori e sindacalisti, tecnici e medici, che dall’inizio degli anni Sessanta per circa un ventennio diede vita a quella “rivoluzione copernicana” nella concezione della salute nel lavoro.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Marri, in un’intervista nel 2002 per “Quaderni di Rassegna sindacale” ricorda – sono sue parole – “come Trentin conclude un suo bel libro (Il biennio rosso, Editori Riuniti) dicendo che bisogna ripartire dall’esperienza di quel periodo degli anni ’60 e ‘70, rivisitarlo e assumerne gli elementi nella nuova situazione di oggi. Sono molto d’accordo con lui e credo che alcuni spunti possano esser anche contenuti in tutta la ricca esperienza fatta in Italia sulla salute lavorativa, la cui vera storia è ancora da scrivere”.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Con il Premio Giornalistico Marri noi di Articolo 21 vogliamo contribuire a questo obiettivo. Vorrei ricordare a questo proposito l’epigrafe di Karl Marx, posta nella prima pagina del questionario che era stato indirizzato ai lavoratori più di un secolo e mezzo fa: &lt;strong&gt;“Il capitale non ha riguardo per la salute e la durata della vita dell’operaio, quando non sia costretto a tali riguardi dalla società”.&lt;/strong&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-715356492808397502?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/715356492808397502/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=715356492808397502&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/715356492808397502'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/715356492808397502'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/01/gastone-marri-e-bruno-trentin-due.html' title='Gastone Marri e Bruno Trentin: due protagonisti della lotta per la salute in fabbrica'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5uSSr6BUxI/AAAAAAAAAGE/KDJ9krLOm40/s72-c/farmitalia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-7368883843309011482</id><published>2008-01-26T10:50:00.000-08:00</published><updated>2008-11-18T17:04:10.755-08:00</updated><title type='text'>Come nacque e cosa rappresentò la dispensa "L'ambiente di lavoro"</title><content type='html'>&lt;em&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Testimonianza di Ivar Oddone&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (1)&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi è stato chiesto di riassumere che cosa fu l'esperienza che ha prodotto la dispensa "L'ambiente di lavoro". Da quale esigenza nasceva il movimento che l'ha originata e che cosa ne scaturì. Lo spazio che mi è concesso è estremamente limitato. Non parliamo del tempo per poter tradurre in parole quaranta anni di esperienza(2).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Posso dire che solo in Italia il movimento operaio ha saputo affrontare in modo gramsciano(3), &lt;strong&gt;cioè con un atteggiamento egemonico&lt;/strong&gt;, il problema della nocività dell'ambiente di lavoro. Per egemonico intendo quello che allora si definiva "non delega" da parte dei lavoratori. Non limitarsi soltanto a denunciare le situazioni di rischio e a delegare chi "di dovere", ma prendersi in carico, nell'ambito delle regole, di contribuire a creare dei posti di lavoro che permettessero loro di non avere conseguenze sulla salute e, in prospettiva, di esprimere il massimo delle loro capacità produttive come esseri pensanti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name="OLE_LINK1"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;La dispensa ha richiesto un certo numero di anni, cinque come minimo.&lt;/span&gt; &lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5uJNL6BUwI/AAAAAAAAAF8/6R_3ByXz4CE/s1600-h/Dispensa+omino+a+calci.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5159868657710486274" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 214px; CURSOR: hand; HEIGHT: 159px" height="199" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5uJNL6BUwI/AAAAAAAAAF8/6R_3ByXz4CE/s200/Dispensa+omino+a+calci.jpg" width="235" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a name="OLE_LINK1"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;P&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;a name="OLE_LINK1"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;a&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;a name="OLE_LINK1"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;ssavo il mio tempo all'università, nella sezione universitaria &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;dell'ospedale.&lt;/span&gt; Talora anche le feste. Al mattino e al pomeriggio (tutto o in parte). Mi guadagnavo da vivere con un'ora nell'ambulatorio della mutua dalle 19 alle 20, poi facevo le visite a domicilio, poi la cena, poi scrivevo. La Quinta Lega Mirafiori(4) era il mio terreno di ricerca. Era una "azione-ricerca" che non consideravo come una ricerca medica tradizionale, degna dì pubblicazione. Solo anni dopo, Federico Butera(5) seppe definire adeguatamente queste ricerche, definendole "irrituali". Non altrimenti l'insieme degli "uomini di Mirafiori" lavoravano come volontari nella Quinta Lega prima o dopo le tradizionali otto ore di lavoro in fabbrica.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Da quale esigenza nasceva? Dalle situazioni di nocività di fatto e ancora più dalla domanda di cambiare la situazione dei lavoro in senso ergonomico. L'Ergonomia, come approccio scientifico e come disciplina, nasceva in quegli anni in Europa ed in America. Il riferimento: "adattare il lavoro all'uomo". &lt;strong&gt;Il movimento sindacale italiano ha scritto nella storia un capitolo che nessun altro paese ha saputo scrivere in termini di lotta per adattare all'uomo che lavora il posto di lavoro&lt;/strong&gt;. Norbert Wiener, il padre della cibernetica (la scienza che studia le informazioni ed il controllo delle informazioni negli animali e nelle macchine...la base della metodologia che governa le imprese spaziali), scriveva negli anni '60 (nella prefazione a Human use of human beings): &lt;strong&gt;"...l'organizzazione del lavoro attuale sa utilizzare solo un milionesimo delle capacità cerebrali dell'uomo... un giorno l'uomo si ergerà in tutta la sua statura...".&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Io avevo delle conoscenze mediche, loro avevano delle conoscenze che permettevano di "indovare"(6) i rapporti tra la situazione produttiva e la situazione di salute. Lo scambio avveniva in molti modi. &lt;strong&gt;Il problema fondamentale che si pose allora: comunicare tra un medico e dei lavoratori a proposito della situazione di lavoro e delle malattie che ne potevano derivare.&lt;/strong&gt; Qualcuno ha scritto (Winograd e Flores due informatici cileni coinvolti nella tragedia di Allende fuggiti allora negli Usa) che il linguaggio o è condiviso oppure l'interfaccia fra i due linguaggi impedisce la comunicazione. In questa situazione o si crea la consapevolezza del breakdown, cioè &lt;strong&gt;dell'esigenza di un linguaggio nuovo&lt;/strong&gt;, oppure si usa il linguaggio precedente, annullando il problema e la possibilità di comunicare in modo efficace.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;In altre parole abbiamo dovuto prendere atto che i problemi che avevamo di fronte non erano comprensibili né con il linguaggio medico, né con il linguaggio operaio sindacale allora attuali. Dovevamo costruirne uno nuovo che potesse servire come interfaccia fra la rappresentazione della condizione di lavoro da parte degli operai e la conoscenza della comunità scientifica medica, che astraeva dai posti di lavoro concreti, perché non li conosceva. &lt;strong&gt;Abbiamo dovuto inventare la tecnica delle "istruzioni al sosia".&lt;/strong&gt; Si trattava di dare le istruzioni su quello si faceva rispondendo alla domanda: &lt;strong&gt;fa conto che io sia il tuo sosia ed immagina che io debba sostituirti nel tuo lavoro in modo che non ci si accorga che non sei tu".&lt;/strong&gt; Su questa base preparavamo l’incontro del delegato sindacale con l'azienda simulando la situazione della trattativa. Il delegato rappresentava se stesso, io rappresentavo il medico di fabbrica, altri rappresentavano l’azienda, altri il sindacato. Abbiamo costruito così gli elementi essenziali della dispensa. Abbiamo cercato una soluzione grafica, rifiutando molte proposte per rappresentare "l’omino", accettando infine quella di un architetto. &lt;strong&gt;La montagna, in termini di prodotto, ha infine partorito... le 54 pagine della dispensa "L'ambiente di lavoro".&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La dispensa è stata "testata" attraverso anni di formazione alla scuola sindacale di Ariccia.&lt;/strong&gt; Che cosa è scaturito dall'uso di questa dispensa è rappresentato dal materiale del CRD (Centro Ricerche e Documentazione Rischi e Danni da Lavoro(7)), che rappresenta veramente la risposta a "che cosa ne scaturì". Questo materiale è, secondo me, ancora tutto da elaborare, soprattutto in funzione dell'utilizzazione che può esserne fatta per approntare degli strumenti che permettano ai giovani di utilizzare, nell'ambito delle loro esigenze, l'esperienza legata alle lotte per migliorare l'ambiente di lavoro in Italia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Se in un prossimo futuro questo materiale fosse disponibile "on-line", ciò significherà continuare, ed in condizioni migliori, soprattutto per la presenza dei giovani, il lavoro di scambio tra lavoratori ed esperti dell'organizzazione del lavoro. Fra gli altri, i medici, non solo del lavoro ma anche di famiglia, "di base" come si suole dire adesso, gli unici che hanno la possibilità di considerare dal punto di vista medico l'uomo nella sua totalità e nella sua quotidianità.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;(1) Medico, è stato il curatore della dispensa "L'Ambiente di Lavoro" e ha collaborato lungamente con i sindacati torinesi. Ha insegnato Psicologia del lavoro presso l'Università di Torino.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-7368883843309011482?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/7368883843309011482/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=7368883843309011482&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/7368883843309011482'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/7368883843309011482'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/01/come-nacque-e-cosa-rappresent-la.html' title='Come nacque e cosa rappresentò la dispensa &quot;L&apos;ambiente di lavoro&quot;'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5uJNL6BUwI/AAAAAAAAAF8/6R_3ByXz4CE/s72-c/Dispensa+omino+a+calci.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-5112932367672462572</id><published>2008-01-23T14:51:00.000-08:00</published><updated>2008-11-18T17:04:11.007-08:00</updated><title type='text'>Sono figli nostri... i padroncini italiani!</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5fPnr6BUuI/AAAAAAAAAFs/ff9lso92a3o/s1600-h/fabbrica.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5158820178884121314" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 237px; CURSOR: hand; HEIGHT: 186px" height="175" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5fPnr6BUuI/AAAAAAAAAFs/ff9lso92a3o/s320/fabbrica.gif" width="264" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Sarà un po’ una delle mie solite provocazioni (o sarà anche un po’ vero!), sta di fatto che la stragrande maggioranza dei “padroncini” italiani sono figli della classe operaia. Saranno pure un po’ “figli bastardi”, però sono figli nostri. Almeno la miriade di piccoli imprenditori che formano l’attuale struttura imprenditoriale del nostro paese, specie quelli che hanno aziende con meno di 15 o 20 addetti. Il caso più eclatante è quello derivante dalla struttura dell’impresa edile che per oltre il 95% non supera i 10 addetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi sono? in genere sono ex lavoratori con una buona professionalità, chi ex operai, impiegati o tecnici, figli ovviamente di operai, impiegati, tecnici. Il loro numero aumenta o diminuisce in occasione delle ricorrenti crisi economiche. In questa fascia di imprese vi è il maggior tasso di natalità e mortalità delle imprese (vedi i dati ISTAT). Occorre notare che è anche cospicuo il numero di “padroncini” che arrivano dalla sinistra del nostro paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In generale la molla che spinge verso il lavoro autonomo (impresa edile, artigiano, piccolo imprenditore per non dire ambulante, piccolo commercio, ecc.) deriva dal “tentarci” e dalle speranza di fare quattrini, sperabilmente in fretta. I primi tempi (immagino) sono molto intensi e stressanti. Una seconda molla è riferita al fatto che il “tentarci” è per uscire da condizioni di precarietà dovute dalla perdita di lavoro, o dalla perdurante condizione di precario in senso stretto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La condizione negli ultimi anni è sotto pressione per gli effetti della “mondializzazione” in quanto la piccola impresa in Italia (salvo una minoranza) è parametrata su produzioni a basso valore aggiunto e quindi sottoposte alla concorrenza dei prodotti che vengono dai paesi dell’Est europeo o dai paesi asiatici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Provo a indagare cosa può essere capitato nelle teste di milioni di persone in questi ultimi 10 o 15 anni. In questi ultimi anni è capitato che un contadino sia diventato operaio, che da operaio sia diventato piccolo imprenditore, che abbia dovuto fare i conti con una burocrazia oppressiva e inefficiente, che da piccolo imprenditore abbia dovuto imparare ad usare il computer, imparare una lingua per poter fare affari con paesi stranieri, &lt;strong&gt;che abbia dovuto fare i conti con la mia teoria delle TRE F.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto occorre una premessa: quante aziende (e padroni ci sono in Italia)? io conosco quelle metalmeccaniche (dati INPS): sono 130.000 per 2.003.600 addetti, di cui 320.000 nel settore artigiano (ricordo che l'Italia è quella a maggior presenza di artigianato), settore per il quale in Francia esiste da parte dello stato un sovvenzionamento in quanto essere un settore ad alta qualificazione e a scarso mercato. Gli addetti medi sono 15,5 per impresa! a fronte di un dato francese che dice di 34 addetti medi per impresa e di uno tedesco che dice 48 addetti medi per impresa!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora: come è la composizione di queste imprese? solo 2.700 imprese hanno più di 100 addetti, il rimanente sta al di sotto, con 100.000 di queste che stanno al di sotto dei 50 addetti (sono dati prima del 2000) - ora un'azienda di 50 addetti ha in media 15-20 impiegati - ricordo cha alla FIAT Mirafiori su circa 45.000 addetti gli ingegneri erano 64! e nel 1990 il 40% degli addetti alla carrozzeria di Rivalta aveva la 5 elementare!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;La "teoria delle 3 F"&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;facciamo per ipotesi che io e te, stanchi di star sotto padrone, ci mettiamo in proprio, la prima cosa che ci domandiamo vicendevolmente è quanti soldi abbiamo in banca, per cui incontriamo qui &lt;strong&gt;la prima F che sta per capitale Familiare&lt;/strong&gt;, ma nonostante il "rabastare" tutti i nostri risparmi dobbiamo per forza indebitarci con le banche le quali ci prestano i soldi ad un tasso di sconto maggiore di quanto lo facciano con la FIAT! e se non lo facciamo come facciamo a farci fare il capannone, a comperare le macchine, le materie prime, a pagare i primi stipendi e contributi? - controprova: prova a vedere negli annuari dell'AMMA e dell'API (trattasi della pubblicità dei padroni) il capitale sociale di queste imprese: sono tutte sottocapitalizzate (come giustamente dice Nesi), siamo in presenza di un capitale sociale con somme ridicole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo di che io e te siamo, tu un tecnico capace e io un operaio di mestiere, e ci mettiamo a fare degli stampi e delle attrezzature, con una cinquantina di dipendenti. Però nonostante tutta la nostra capacità professionale non ne capiamo niente di bilanci aziendali, di partita dop&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5fNdL6BUsI/AAAAAAAAAFc/nLxcQ8g81jQ/s1600-h/imprenditori.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5158817799472239298" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5fNdL6BUsI/AAAAAAAAAFc/nLxcQ8g81jQ/s320/imprenditori.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;pia, di decine di tasse da pagare, di amministrazione, ecc. per cui dobbiamo ricorrere verso uno strato di veri grassatori che sono i commercialisti e i fiscalisti i quali ci mangiano una bella fetta dei nostri profitti ma ci insegnano pure a non pagare il Fisco - e qui incontriamo appunto &lt;strong&gt;la seconda F come evasione dal Fisco.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra l'altro io e te (uomini di sinistra) pensavamo che il capitalista avesse una capacità di pianificazione di anni, invece (hainoi!) scopriamo che la pianificazione al massimo va verso i prossimi 6 mesi, e così occorre pensare per prima cosa a ricostruire il capitale familiare messo a disposizione dell'impresa, quindi farsi una villa (magari due!), una macchina lunga, e un eccetera molto lungo (se vuoi ti faccio l'elenco di tanti compagni finiti in questa spirale). Ancora: che mentre le banche si comportano nei nostri confronti come degli strozzini, la FIAT (per la quale lavoriamo) ci impone il 5x5 ogni anno (significa che dobbiamo fargli stampi e attrezzature con costi decrescenti) e ci paga fino a 180 giorni, mantenendo noi i magazzini che lei non vuole più avere in omaggio al just-in-time!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad un certo punto della nostra attività per stare nei costi e per guadagnarci scopriamo che c'è chi è in grado di farci tutta una serie di lavoretti che ci costano un casino e valgono poco, e così li "esternalizziamo" verso aziendine di una decina di dipendenti, &lt;strong&gt;scoprendo così la terza F = Fornitori&lt;/strong&gt; - così facendo incentiviamo il lavoro sottopagato, in nero, ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Ma quali soldi (una volta arricchiti) avranno mai queste aziende per fare innovazione, formazione per se stessi e per i lavoratori, per fare sicurezza?? Nota bene che i dati INAIL ci dicono che tra gli infortuni (anche quelli gravi e le morti) ben il 40% ca. investono appunto i “padroncini”.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questi ultimi anni questa teoria si è arricchita di &lt;strong&gt;una 4 F che sta per Fallimento&lt;/strong&gt; - vedi a questo proposito la vicenda della Mandelli o delle Acc. Ferrero che hanno chiuso fallendo, mettendo sul lastrico centinaia di famiglie e disperdendo una capacità professionale robusta. Ora dalle mie letture giovanili ricordo una serie di romanzi della fine ottocento o primi del novecento che raccontavano che il fallito andasse in giro con le "pezze al culo". Ma Mandelli secondo te è con le pezze al culo o pieno di soldi come un uovo?? ora io penso che a queste losche manovre occorrerebbe applicare la legge sulla mafia che requisisce i patrimoni dei mafiosi (e dei falliti!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il tutto alla fine sull'altare della vera filosofia del padronato italiano = "farsi ricchi in fretta" (come dice giustamente Volponi nel bel libro "Il Leone e la Volpe" Ed. Einaudi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E bada bene che facendo questa simulazione ho messo in campo due persone provviste di qualificazione, di capacità, prova solo a pensare cosa accade tutti i giorni nel piccolo commercio, dove un anno fai il pizzaiolo, un anno gestisci un bar, un anno gestisci una jenseria, ecc.: con quale preparazione e formazione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un processo quindi di accumulo di esperienza enorme, che solo qualche decennio fa avveniva per la maggior parte delle persone nell'arco di tutta la vita se non di due generazioni. Esperienza che non ha incontrato la "cultura" non solo quella scolastica, ma neanche quella orale, quella legata alle varie associazioni, categorie, partiti, sindacati, ecc.. in un vuoto assoluto insomma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma nella maggioranza di che persone si tratta? Si tratta appunto di persone con una buona professionalità, ma sostanzialmente dei “caproni”. &lt;strong&gt;Non sanno nulla né del Diritto del Lavoro in Italia, né della Legislazione alla Salute e Sicurezza. Occorrerebbe quanto meno prima della sua “intrapresa” fargli fare un breve corso di formazione ed un relativo esame per poter fare l’imprenditore.&lt;/strong&gt; Perché a differenza di un barista (il quale per aprire un Bar deve sostenere un esame) il nostro per fare l’imprenditore edile o altro basta che vada ad iscriversi alla Camera di Commercio. &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;In pratica abbiamo per le strade "degli autisti senza la patente!"&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;La realtà nel sindacato e nei partiti&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buona parte del "vuoto assoluto" in cui è avvenuto questo accumulo di esperienza è derivato dalla fine di un ruolo "pedagogico" di massa esercitato dai grandi partiti di massa (PCI e DC), dal Craxismo e dalla lenta e progressiva emarginazione e burocratizzazione dei sindacati nelle fabbriche e nella società, e questo bada bene, nel Nord industrializzato!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è una citazione di un grande Socialista francese che negli anni ’30 diceva: &lt;strong&gt;“la classe operaia essendo figlia della borghesia che la comanda, le somiglia!”.&lt;/strong&gt; Credo che avesse abbondantemente ragione. Negli ultimi anni della mia attività da sindacalista ho avuto a che fare con circa un migliaio Delegati, della FIOM e di altre categorie non solo in Piemonte ma anche nel resto d'Italia, per via dei miei compiti di formatore (sulla 626), li mettevo insieme a blocchi di 20 per 2 giorni consecutivi. La formazione è sempre un ottimo luogo di osservazione della psicologia degli individui. In Piemonte la FIOM negli ultimi 4-5 anni tra gli iscritti persi e quelli nuovi ha rinnovato per ben il 50-70% la base dei propri iscritti, dal che ne deriva un sostanziale rinnovamento del quadro medio militante. Cosa mi sono trovato di fronte:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;lavoratori che si danno del lei, che si chiamano tra di loro "colleghi", che non usano più la parola "padrone" diventata una brutta parola, ma datore di lavoro, collaborativi;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;lavoratori tra l'altro molto più ricettivi di quanto lo ero io alla loro età, molto più sereni di me, comunque gente dalla schiena dritta.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;Ma assolutamente "ignoranti" nel senso di ignorare ogni e qualsiasi cosa della storia, delle lotte dei lavoratori; alle mie domande:&lt;/p&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;datemi una definizione di stato sociale;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;quanto pagate in busta paga per lo stato sociale;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;quanto paga il padrone (in termini di "salario differito", cosa anche questa del tutto sconosciuta);&lt;/li&gt;&lt;li&gt;cosa avete in cambio dallo stato;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;avevo risposte le più vaghe possibili e le meno pertinenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Prime conclusioni&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Delle due l’una: o si ha una strategia che mira in tempi sufficientemente brevi di ridurre drasticamente il numero di questi “padroncini” o bisogna farci i conti con questa realtà … che va educata!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E io conosco solo due modi di fare “scuola”: la più tradizionale possibile (andare a scuola) e la lotta di classe. Per me non sono in alternativa. Occorre che uno stato degno di questo nome si accolli l’onere di “istruire, educare alle regole del gioco” i propri cittadini e specie quelli che “intraprendono” per gli ovvi motivi di ordine sociale che intervengono nell’intraprendere e la classe operaia (in senso stretto) che in piena autonomia deve “legnare” tutti quei farabutti che per “farsi i soldi in fretta” li fanno morire e infortunare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Senza dimenticare i “PADRONI”, quelli che magari in questi ultimi anni hanno ristrutturato le loro aziende, rendendole salubri e alcune volte persino gradevoli, ma che hanno la responsabilità di aver “esternalizzato” le produzioni più “sgalfe” nelle aziendine dei “padroncini” fino a finire nell'economia sommersa o malavitosa della camorra. &lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Vedi il bel libro "Gomorra" di Roberto Saviano.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-5112932367672462572?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/5112932367672462572/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=5112932367672462572&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/5112932367672462572'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/5112932367672462572'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/01/sono-figli-nostri-i-padroncini-italiani.html' title='Sono figli nostri... i padroncini italiani!'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5fPnr6BUuI/AAAAAAAAAFs/ff9lso92a3o/s72-c/fabbrica.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-3904939825154137450</id><published>2008-01-20T06:26:00.000-08:00</published><updated>2008-11-18T17:04:11.628-08:00</updated><title type='text'>Promozione della salute dei lavoratori</title><content type='html'>&lt;p align="left"&gt;A Giugno del 2007 a Torino, promossa dal Ministero della Salute e da quello del Lavoro si è tenuta la 1° Conferenza Nazionale su Salute e Sicurezza.&lt;br /&gt;Ha colpito (in maniera del tutto positiva) come fatto mediatico, la dolorosa testimonianza di 10 casi di lavoratori danneggiati.È mia opinione che importanti contributi e interventi si siano quasi tutti fermati sulla soglia delle proposte di intervento concreto. Che infatti non ci sono state. Salvo importanti contributi rispetto alla modifica di normative (vedi ad es. sul testo unico);&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;I costi di mancata salute&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5NkMfIUI-I/AAAAAAAAAEc/en7bzbsJxLU/s1600-h/Dispensa+2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5157576163946931170" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5NkMfIUI-I/AAAAAAAAAEc/en7bzbsJxLU/s320/Dispensa+2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;La situazione al 1966&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;4 morti al giorno;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;876.000 infortuni all’anno;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;8.800 ca. malattie professionali;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Costo in mancata salute = 55mila miliardi di Lire;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;La situazione al 2006&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;4 morti al giorno;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;916.000 infortuni all’anno;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;24.000 ca. malattie professionali;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Costo in mancata salute 41 miliardi di € (ca. 80mila miliardi di Lire); &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;Occorre sapere che l’80% degli infortuni avviene nelle imprese con meno di 15 addetti (fonte INAIL). In queste imprese il Documento di Valutazione dei Rischi (previsto dalla 626) è redatto in proprio dal datore di lavoro. La presenza dei Sindacati in queste imprese in pratica è pressoché nulla, quindi manca il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Per il lavoro da me svolto in anni e anni di attività sindacale su questi problemi se potessi farei i seguenti suggerimenti e proposte: &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;La patente ai padroni&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Chi è l’imprenditore: in genere è un ex lavoratore con una buona professionalità, ma che a differenza di un barista (il quale per aprire un Bar deve sostenere un esame) il nostro per fare l’imprenditore edile o altro basta che vada ad iscriversi alla Camera di Commercio. Il nostro ha chiaro un obiettivo: farsi ricco in fretta (almeno questa è la sua chiara aspirazione). Non sa nulla né del Diritto del Lavoro in Italia, né della Legislazione alla Salute e Sicurezza. Occorrerebbe quanto meno prima della sua “intrapresa” fargli fare un breve corso di formazione ed un relativo esame per poter fare l’imprenditore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;La catena del sub-appalto&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;rompere la catena del sub-appalto e delle esternalizzazioni a partire da due categorie: gli EDILI e le IMPRESE DI PULIZIA – aumentare i controlli – inasprire le pene – aumentare il potere di controllo e di contrattazione dei lavoratori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Dei premi e delle pene&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;occorre andare ad una diversificazione robusta delle pene e dei premi per gli imprenditori, es.:&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;occorre verificare la possibilità giuridica dell’interdizione (per n° anni o per sempre) alla professione di imprenditore per coloro i quali per mancata e manifesta protezione dei lavoratori sono causa di morte per i lavoratori stessi;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;occorre andare ad una diversificazione dei premi assicurativi molto più robusta degli attuali “bonus – malus”: chi spende per la prevenzione (che altro non è che spendere per l’innovazione) e la formazione va premiato, chi non spende va punito;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;l’INAIL deve sempre garantirsi una sorta di “rivalsa” nei confronti di quelle aziende che “sapevano e non si sono adeguate”; &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;I punti per gli appalti&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;così come valgono i “punti di penalità” per le infrazioni che commettono gli autisti a bordo delle loro automobili, occorre precisare quali “punti di penalità” occorre introdurre per quelle imprese (specie per quelle che lavorano in appalto, ma non solo) in occasione delle gare di appalto, specie per le gare di opere pubbliche;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;in pratica chi per manifesta responsabilità è stato causa di infortuni (e malattie professionali), “aspetta un giro” o non entra in gara; &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Le gare di appalto&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Basta leggere il settimanale del “Sole 24ore”, Edilizia &amp;amp; Territorio per rendersi conto che il meccanismo della gare di appalto fa acqua. Non è possibile accettare dei ribassi che vanno dal 10% fino al 61%!. Delle due l’una, o sbaglia che fa i preventivi o chi fa di queste offerte… trucca! Con questi ribassi ci sono gli infortuni annunciati.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;La legislazione degli appalti va rivista, nelle percentuali del subappalto, nell’aggiudicazione dei lavori all’offerta più vantaggiosa anziché al minimo ribasso, nelle esecuzioni dei lavori sotto la soglia da parte di consorzi o società multiservizi. &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Ruolo dell’ISPELS&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;A livello di ISPELS va potenziato attraverso un sorta di “obbligo” alle ASL e ai loro ispettori, la banca dati delle soluzioni: all’onore del mondo quelle aziende, quegli imprenditori, quei tecnici che pur facendo profitto, fanno prevenzione e tutela della salute dei loro lavoratori;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Tale banca dati occorre che sia conosciuta dalle Aziende così come dai RLS e dai lavoratori: &lt;em&gt;"lavoro in una carpenteria, voglio sapere se in Italia c’è una carpenteria che abbia bonificato l’ambiente di lavoro e tutelato la salute dei lavoratori".&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;La 1° proposta: Promozione della salute dei lavoratori&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;La situazione attuale&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;È caratterizzata dai molti limiti nella applicazione della 626: il tutto si è rilevato una montagna di carta: molta protezione poca prevenzione, di difficile comprensione da parte persino del RLS, per non dire del mancato coinvolgimento dei lavoratori interessati;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Deriva dal progressivo passaggio dalle malattie specifiche, dove esiste un chiaro “nesso causale” (es. rumore: sordità) alle malattie aspecifiche dove il nesso causale è più improprio (es. i traumi da sforzi ripetuti: le “tendiniti”) e dal contemporaneo comportamento dell’INAIL che da una parte non riconosce tali malattie e quando lo fa non le indennizza.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Occorre inoltre interessare il medico di base sulle 8 ore che un lavoratore passa in un luogo di lavoro, esposto a una serie di rischi. Tale medico di base non sa quasi nulla di queste 8 ore e riconduce tutto ai cosiddetti “stili di vita”, mentre fa parte delle sue competenze l’accertamento e la denuncia all’INAIL delle malattie professionali riscontrate tra i suoi pazienti.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;La situazione attesa&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Ciascun lavoratore ha diritto di ricevere una informazione adeguata in termini di prevenzione e protezione; ai sensi dell’art. 21 del D.lgs. 626/94, essa deve essere resa in forma agevolmente comprensibile.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Affinché il lavoratore possa concretamente esercitare il suo diritto all’informazione e alla formazione, è necessario rendere il Documento di valutazione del rischio, sintetico, comprensibile e di facile consultazione da parte del lavoratore;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Ogni lavoratore, nella propria unità produttiva, deve poter accedere e consultare a mezzo di un PC la “sintesi del Documento di valutazione del rischio”, che sarà opportunamente installata sul PC stesso, con possibilità di stampare le parti che lo interessano;&lt;br /&gt;In assenza dei PC le informazioni devono essere messe a vista: con dei tabelloni e poter essere fornite ai lavoratori su supporto cartaceo;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;La tabella del posto/i di lavoro &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;(dati da mettere in un data base)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Determinanti del rischio (le fonti e i fattori di rischio)&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Rischi di…&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Intensità del rischio e n° esposti&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Organi colpiti&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Mezzi protettivi (elenco DPI messi a disposizione&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Programma delle misure di prevenzione (il cronoprogramma)&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;Rischi esterni&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5161192409580786706" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R6A9Jr6BVBI/AAAAAAAAAIc/lQW-97_G_3Y/s400/tabella+PdL.jpg" border="0" /&gt; &lt;p align="left"&gt;Alla Regione Piemonte si potrebbe chiedere di fare da “sponsor” per assumere il suddetto progetto almeno in una serie di realtà produttive e di servizi di aziende “pubbliche”, quali:&lt;/p&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;presso la GTT di Torino e precisamente nelle Officine di manutenzione dei veicoli pubblici;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;tra il Corpo dei Vigili Urbani del Comune di Torino;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;all’AMIAT di Torino;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;in un Ospedale di Torino; &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;la 2° proposta: Il Tabellone Comunale di Rischio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;em&gt;La situazione attuale&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;La situazione attuale è caratterizzata da una serie di Enti e/o agenzie che hanno tantissime informazioni (dalle ASL, all’INAIL, al DORS, ecc.) ma, pochissimi piani di intervento. Peccato che la cronica carenza di personale ispettivo delle ASL (sono 174 su 225 che teoricamente spetterebbe pari a meno 22,6%) sommata alle attività di routine degli Ispettori ASL lasci tutto alle buone intenzioni).&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;A livello di Promozione della Salute c’è un episodico intervento, attraverso convegni e/o assemblee più o meno mirate, che riguarda però gli “addetti ai lavori” – manca del tutto un riferimento ai cittadini e agli Enti Locali (per tutti valgano i Sindaci dei comuni, che hanno però parecchie prerogative in materia di salvaguardia della salute dei cittadini: vedi le isole pedonali, i sensi unici, le attività ispettive in materia di igiene alimentare, il blocco della circolazione delle auto private in determinate occasioni, ecc., però pochissime sono le esperienze in materia di prevenzione e promozione della salute nei luoghi di lavoro);&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;em&gt;La situazione attesa&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;La proposta potrebbe essere la seguente: in alcune ASL avere una serie di Comuni del Piemonte dove si sperimenta la produzione dei Tabelloni Comunali di Rischio con i seguenti obiettivi:&lt;/div&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;monitorare i rischi alla salute e l’andamento dei lavoratori esposti e dann&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5Nk9fIUI_I/AAAAAAAAAEk/HImq3iySD-Y/s1600-h/Dispensa+cause+effetti.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5157577005760521202" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5Nk9fIUI_I/AAAAAAAAAEk/HImq3iySD-Y/s320/Dispensa+cause+effetti.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;eggiati, del territorio comunale a partire dai rischi più gravi, più frequenti e/o diffusi presenti nei luoghi di lavoro del comune;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;per questa via approntare e verificare i piani di intervento dei diversi enti e/o agenzie che operano sul territorio, sui quali fare i necessari bilanci di attività annuali;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;imboccare un percorso che porti il singolo cittadino ad avere coscienza (attraverso la conoscenza) dei rischi alla salute che interessano i lavoratori che lavorano nel proprio comune;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;non lasciare solo il singolo lavoratore danneggiato da infortunio e/o malattia professionale: offrire tutto l’aiuto possibile da parte di Enti e/o agenzie preposte (ASL, Medici, Patronati, ecc.);&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;una volta l’anno mettere a confronto il Sindaco, i Sindacati e i Datori di lavoro per avere una discussione proficua mirata alla riduzione dei rischi e al miglioramento della salute dei cittadini/lavoratori del territorio comunale.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div align="left"&gt;prima ipotesi di Tabellone (e di relativo archivio informatizzato) che dovrà essere esposto in tutti i locali pubblici.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Tabellone di Rischio a livello Comunale&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5161192671573791778" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R6A9Y76BVCI/AAAAAAAAAIk/bnATbTaRLqA/s400/tabellone+comunale.jpg" border="0" /&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:arial;color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;In Piemonte nel 2006&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;74.023 infortuni di cui 109 mortali&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;48.018 con invalidità temporanea&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;1.819 con invalidità permanente&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Gli infortuni e le malattie professionali in Italia costano 41 miliardi di Euro l'anno. Combattere gli infortuni e le malattie professionali (di cui i morti sono 4 volte di più di quelli per infortunio - vedi dati dell'ILO) è un imperativo etico ma anche ineludibile sotto il profilo economico.&lt;/span&gt; &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-3904939825154137450?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/3904939825154137450/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=3904939825154137450&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/3904939825154137450'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/3904939825154137450'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/01/promozione-della-salute-dei-lavoratori_20.html' title='Promozione della salute dei lavoratori'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5NkMfIUI-I/AAAAAAAAAEc/en7bzbsJxLU/s72-c/Dispensa+2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-266263424937158292</id><published>2008-01-19T05:52:00.000-08:00</published><updated>2008-11-18T17:04:11.788-08:00</updated><title type='text'>Cambiare strategia - La soggettività operaia e le mappe di rischio</title><content type='html'>&lt;div&gt;Nonostante che i segretari generali del sindacato italiano siano ospiti abituali dei talk-shaw televisivi la quotidianità della vita dei lavoratori è conosciuta solamente per i bassi salari e l’instabilità dell’occupazione. La vita sul lavoro è diventata «invisibile» e contano meno di un tempo pur essendo molti milioni ed una buona parte con tessera sindacale: oltre cinque milioni gli iscritti ai tre principali sindacati confederali.&lt;br /&gt;Solo la morte sul lavoro, se spettacolare, pare possa renderli «visibili» riproponendo i problemi dell’organizzazione e della sicurezza del lavoro, dell’integrità psico-fisica e della dignità del lavoratore. Così fu vent’anni fa, nel 1987, con il più grave incidente sul lavoro avvenuto in Italia, quello della Mecnavi quando 13 lavoratori della manutenzione morirono soffocati nella stiva della Elisabetta Montanari, nel porto di Ravenna. Così è stato in queste settimane a Torino per le sette vittime alla ThyssenKrupp. Allora seguì una lunga inchiesta parlamentare che non cambiò le cose, questa volta cosa sarà?&lt;br /&gt;A Torino i riflettori si sono accesi a ripetizione sia per ricostruire scenari da “Apocalisse now”, spettacolari per quanto tragici, sia per seguire il giallo delle accuse e delle smentite della multinazionale tedesca. Non così era stato l’anno scorso per le cinque vittime causate dall’esplosione alla “Molino Cordero” di Fossano.&lt;br /&gt;Non abbiamo compreso, ne condiviso, quei titoli che definivano martiri gli operai della Thyssen che invece sono stati uccisi per gravi negligenze e superficialità organizzative della Direzione Aziendale Torinese e della multinazionale bavarese. Ne comprendiamo perché in un rito funebre il cordoglio e l’emozione debbano esprimersi in applausi al passaggio delle bare quando più consono si addice il silenzio prolungato per manifestare la profondità di un saluto collettivo a chi è stata strappata la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A distanza dai tragici fatti il Segretario Generale della Cgil Guglielmo Epifani, a metà gennaio su «La Repubblica», ha dichiarato che “ogni morto sul lavoro è una sconfitta per il sindacato… che c'è anche una nostra quota di responsabilità, accanto alla mancanza di controlli e alle colpe delle imprese che spesso non si curano della sicurezza in nome del profitto”, sollecitando «un’autoriforma» del sindacato per ritornare ad essere ben presente sui problemi interni delle fabbriche, condizione fondamentale per perseguire più sicurezza. Non possiamo dimenticarci che il sindacato in fabbrica c’è disponendo di non pochi iscritti e di piccolo esercito di RSU e RSL (parecchie migliaia) che dispongono di un monte ore retribuito, come pure lo sono le ore annue di assemblee per tutti i lavoratori. Anziché prospettare vaghe autoriforme servirebbe una rapida inchiesta delle Confederazioni per verificare quale sia la quantità e la qualità dell’informazione e della formazione trasmessa ai RSL, ARSLT ed ai lavoratori in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro. Ovvero quale modello d’intervento è stato proposto e con quale efficacia.&lt;br /&gt;Probabilmente si accerterebbe che le iniziative sono limitate e scarsa la conoscenza dell’organizzazione di lavoro senza la quale non si può costruire una mappa dei rischi collettivi sui quali pone attenzione primaria proprio la legge 626 che privilegia gli interventi di prevenzione collettiva per ridurre il rischio infortunistico, per contenere la diffusione di inquinanti nell’ambiente di lavoro. Serve pertanto formare una coscienza collettiva per gruppi di lavorazione omogenee, anche per esigere dai lavoratori il rispetto delle protezioni individuali che per essere sopportate a volte richiedono una modifica dei carichi di lavoro. La vigilanza operaia si attiva con quella soggettività operaia, collettiva, in grado di esprimere valutazioni sulla propria prestazione di lavoro, nel contempo essere sensori per indirizzare l’intervento del sindacato di fabbrica e territoriale. Quella coscienza si costruisce gradino per gradino, più con piccole assemblee anziché grandi comizi, ponendo propedeuticamente dubbi sistematici per approfondire l’argomento, con carta e penna per annotare. Così si fece nei primi anni 70, quando nelle officine si distribuivano i questionari, gli opuscoli con «omini» ed i colori dei fattori di rischio. Poi il sindacato tralasciò quel metodo e le mappe di rischio, affidandosi al ruolo dei medici interni e degli ispettori delle nuove strutture previste, nel 1978, con l’avvento del Servizio Sanitario Nazionale ed in seguito con l’istituzione degli enti bilaterali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;Gli organismi bilaterali per le piccole e medie aziende torinesi&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;All’Associazione Piccole e Medie Imprese (API) aderiscono, nella provincia torinese, 2700 aziende con circa 45.000 addetti; sono oltre 4.000 aziende con circa 85.000 addetti nella regione. Oltre il 50% sono aziende con meno di 15 addetti, dove in genere non c’è il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS). Il Segretario Generale dell’Api Torinese Roberto Degioanni informa che «L’Organismo Paritetico Territoriale (OPT) e quello regionale (OPR) si riuniscono mediamente 7-8 volte all’anno per definire programmi formativi da presentare all’Inail, finora non hanno affrontato altre tematiche come ad esempio casi di vertenzialità sulla sicurezza non risolti in azienda».&lt;br /&gt;L’attività formativa per il 2008 prevede sei corsi - finanziati dall’Inail con 366.000 € - che trattano: dei disturbi muscolari, della formazione per RLS e RLST, del regolamento europeo Reach, dell’azione formativa per esperti del Sistema Gestione Sicurezza lavoro (SGSL), delle iniziative per promuovere una banca dati regionale per RSL/RSLT. Saranno interessati 250 RLS e 480 RSPP, il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione dei rischi scelto dall’Azienda, suddividendoli in corsi con 12-15 partecipanti utilizzando le 32 ore previste dalla legge 626.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Gli organismi bilaterali per l’artigianato&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Ente Bilaterale per l’Artigianato Piemontese (EBAP), costituito nel 1993, gestisce Fondi per il sostegno al reddito dei dipendenti, per la formazione professionale, per la previdenza complementare, per la mutualizzazione dei contributi sindacali per l’attività di delegati di bacino, per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Le aziende artigiane registrate in Piemonte sono 125.000, con circa 330.000 addetti, comprendendo l’industria e l’edilizia, con relative aziende uninominali e famigliari. Le aziende «sindacalizzabili» all’EBAP sono 26.000; attualmente sono 13.000 quelle iscritte ma al Fondo per la sicurezza sul lavoro aderiscono solo 6.500 aziende. Aldo Celestino, rappresentante della Cisl nell’Ente, sintetizza così l’attività informativa per la sicurezza sul lavoro: «nel 1997 sono stati stampati 90.000 “Quaderni di sicurezza” sulla legge 626, a cui sono seguiti sedici quaderni per settori, tra i quali quello per le “Carrozzerie in 10.000 copie”. Per l’attività formativa dei Rappresentanti dei Lavoratori della Sicurezza Territoriale (RLST) ricorda «che è stato attuato un programma di formazione di 13 moduli per un totale di 160 ore di studio». Gli RLST regionali sono 27 ripartiti pariteticamente tra Cigl, Cisl e Uil: ognuno usufruisce di un monte ore retribuito pari al part-time, il sindacato li utilizza come operatori a pieno tempo per l’attività ordinaria lasciando solo briciole per la specificità dell’artigianato. «Sono anomalie a cui bisogna rimediare al più presto -sottolinea Celestino- così pure alla mancanza di formazione per i lavoratori; a livello nazionale, si stima che il 40% delle aziende sarebbero a rischio ma solamente il 6% dei lavoratori avrebbe partecipato ad attività formativa».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Gli organismi bilaterali per l’industria&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli organismo bilaterali per le aziende che aderiscono all’Unione Industriale risultano i meno operativi, da circa due anni non sono neppure più convocati e questo torpore non sembrerebbe scosso neppure dopo la tragedia ThyssenKrupp. La diversità interpretative sulla legge 626 risulterebbe talmente radicata da indurre alla rinuncia di ulteriori confronti per costituire un’anagrafe comune, per definire un modello d’intervento per il RSL. Doriano Ravarino, responsabile per la Fiom-Cgil per l’ambiente e la sicurezza sul lavoro, rivela cose che lasciano increduli: «le aziende non consentono -tranne lodevoli eccezioni- neppure il diritto alle Rsu ed ai RSL di accedere ad internet e alla posta elettronica….». Prosegue con: «Finora al RSL non veniva consegnato il piano di sicurezza aziendale, nella maggioranza dei casi gli veniva illustrato, consentendo la visione - se richiesta - in seduta stante avvertendo che si trattava di segreto d’ufficio..». Ravarino prosegue descrivendo una serie di accorgimenti operativi con i quali le aziende «hanno sterilizzato la 626 escludendo dalla ricerca e dall’operatività gli RLS, ciò potrebbe proseguire anche dopo i chiarimenti del dlg 123/07».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Riprende l’iniziativa sindacale&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella seconda metà del 2007 i sindacati torinesi, unitariamente e con iniziative di organizzazione, hanno dato un primo scossone all’immobilismo di questi anni, ben utilizzando le precisazioni della legge delega 123/agosto 2007 che dovrebbe consentire l’approvazione del lungamente atteso Testo Unico per la normativa sulla prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro.&lt;br /&gt;Ad ottobre 2007 la Cgil-Cisl-Uil regionali hanno presentato all’Assessorato alla Sanità un documento articolato in otto punti sul tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, tra i quali spicca la richiesta di destinare per i luoghi di lavoro almeno il 2% ( anziché il misero attuale 0,3%) del 5% del bilancio della sanità ( ovvero la quota del badget destinato alla voce prevenzione).&lt;br /&gt;Nel 2007 la Cisl Regionale ha portato a termine un corso, di sei moduli, finanziato dall’Inail, per 30 formatori da utilizzare per un ampio programma di formazione ai RSL di cui ha costituito un’anagrafe.. A novembre la Cisl Regionale ha convocato, a Torino, una prima assemblea di RSL e RSTL con ottima riuscita ed i 350 RSL che gremivano la sala hanno «invocato» più informazione e più iniziative formative.&lt;br /&gt;Nel 2007 la Fiom Torinese ha realizzato l’anagrafe dei propri RSL che contiene 300 nominativi di aziende e di Rsl. Inoltre, unitamente alla categoria dei chimici, ha definito - con il finanziamento dell’Inail, un piano di formazione che è iniziato nell’ottobre 2007 e si concluderà nel 2008. E’ costituito da quattro moduli per ognuno dei quali parteciperanno 14 RSL. Ogni modulo è di 32 ore ed è suddiviso in quattro lezioni articolate nell’arco di due mesi. I 96 RSL che termineranno con profitto tale corso saranno anche abilitati all’utilizzo di un data base su dischetto contenente il modello d’intervento e di registrazione dell’attività in azienda.&lt;br /&gt;E’ auspicabile che riprenda, dopo quella delle singole organizzazioni, anche una programmata iniziativa unitaria dei sindacati, solo così si potrebbe superare definitivamente la lunga pausa di questi anni. Cambiare strategia implica anche entrare in rotta di collisione con il regime degli straordinari e le norme della loro detassazione che ne incentiva l’utilizzo, contestualmente proponendo la salvaguardia del potere d’acquisto dei salari con il pieno recupero dell’inflazione reale. Infine pretendendo che il Governo ed il Parlamento s’impegnino ha non più varare norme che depenalizzano i reati, che estinguono le pene (indulto e decreto mille deroghe di fine anno) relativi agli incidenti gravi sul lavoro e per il lavoro nero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Gianni Marchetto ed Adriano Serafino&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;CANZONE &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R6S9b76BXCI/AAAAAAAAAa4/jYgn6ks-TrE/s1600-h/auto+e+salute.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5162459360508599330" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R6S9b76BXCI/AAAAAAAAAa4/jYgn6ks-TrE/s400/auto+e+salute.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5IEx_IUI9I/AAAAAAAAAEU/205sMCbXB4w/s1600-h/auto+rischi.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;del sindacalista di opinione&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R6S8676BXBI/AAAAAAAAAaw/z5yAkRcJSbk/s1600-h/auto+e+salute.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;competenze, competenze...&lt;br /&gt;son quisquilie oppur scemenze,&lt;br /&gt;deleghiamole ai borghesi,&lt;br /&gt;che gestiscono il potere.&lt;br /&gt;Le opinioni, le opinioni,&lt;br /&gt;queste sì son cose vere :&lt;br /&gt;ci si va in televisioni,&lt;br /&gt;se ne parla per dei mesi.&lt;br /&gt;Cosa dici? il saper fare?&lt;br /&gt;lo lasciamo agli operai,&lt;br /&gt;noi dobbiamo elaborare,&lt;br /&gt;altrimenti sono guai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un amico&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-266263424937158292?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/266263424937158292/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=266263424937158292&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/266263424937158292'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/266263424937158292'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/01/cambiare-strategia-la-soggettivit.html' title='Cambiare strategia - La soggettività operaia e le mappe di rischio'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R6S9b76BXCI/AAAAAAAAAa4/jYgn6ks-TrE/s72-c/auto+e+salute.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-2932170244098043289</id><published>2008-01-06T20:29:00.000-08:00</published><updated>2008-11-18T17:04:11.995-08:00</updated><title type='text'>I prodotti della Associazione Esperienza &amp; Mappe Grezze</title><content type='html'>&lt;em&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;Premessa&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R4VbYvIUI7I/AAAAAAAAADg/nEg3ievQAE0/s1600-h/logogr.jpg"&gt;&lt;/a&gt; &lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5uWBb6BU0I/AAAAAAAAAGc/e_3jS_8LyVQ/s1600-h/logo.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5159882749498184514" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 207px; CURSOR: hand; HEIGHT: 191px" height="208" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5uWBb6BU0I/AAAAAAAAAGc/e_3jS_8LyVQ/s200/logo.jpg" width="234" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;la sede dell'associazione è a Torino in Via Sant'Agostino 20 c/o il CIPES Piemonte, il n° del telefono è 392.5872787, i prodotti dell'associazione sono i seguenti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;Mappari su diversi argomenti &lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Formazione&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Consulenza &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;LE MAPPE GREZZE&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Le &lt;strong&gt;“mappe grezze”&lt;/strong&gt; sono la rappresentazione su carta delle mappe cognitive (o mentali) degli &lt;strong&gt;“esperti grezzi”,&lt;/strong&gt; di soggetti, che di uno spazio dato (fabbrica, scuola, quartiere, ecc..) conoscono molte cose, come insieme eterogeneo che permette loro di controllare (nel senso di “governare”) quell’ambiente. La &lt;strong&gt;“mappa grezza”&lt;/strong&gt; contiene le informazioni necessarie per realizzare un obiettivo; è definita grezza in quanto è sempre in lavorazione (è il contrario del "finito") e recupera l’esperienza dei soggetti che operano per il cambiamento. Descrive il contesto nel quale agire, fissa la situazione obiettivo da realizzare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Obiettivi della Associazione&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Produzione di progetti per:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;Enti Locali (comuni, circoscrizioni, consorzi);&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;ASL (operatori, ispettori);&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;Scuole (allievi, insegnati e personale non docente);&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;Sindacati (RSU, RLS e lavoratori);&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;Aziende (servizi per il personale, RSPP, Medici compententi); &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Consulenza:&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; a tutti i soggetti sopraelencati;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Formazione:&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; apprendimento delle basi teoriche sul capitolo mappe;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Servizi forniti dalla Associazione Esperienza e Mappe Grezze&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Progettazione di interventi&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;L’Associazione offre progetti di ricerca intervento ad enti pubblici e privati per:&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5Sa-PIUJEI/AAAAAAAAAFM/4i4w9nLP7W4/s1600-h/mappa+tesoro.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5157917867250033730" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 264px; CURSOR: hand; HEIGHT: 268px" height="166" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5Sa-PIUJEI/AAAAAAAAAFM/4i4w9nLP7W4/s320/mappa+tesoro.jpg" width="144" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;strong&gt;La produzione di Mappe Grezze (su diversi argomenti);&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;La definizione di procedure per controllare l’ambiente;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;L’acquisizione di dati attraverso l’esperienza diretta degli uomini; &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#cc0000;"&gt;Formazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;Progettazione;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;Organizzazione;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;Gestione;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;di corsi di formazione sull’uso e sulla realizzazione di “mappe grezze” che permettano di “controllare” (governare) l’ambiente.&lt;br /&gt;I corsi di formazione sono rivolti ad operatori socio-sanitari, a medici, a psicologi, a tecnici ambientali, ad amministratori pubblici, a RSU e RLS dei sindacati e a tutti coloro che si occupano di problematiche ambientali. &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#cc0000;"&gt;Consulenza&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;Accesso all’archivio delle mappe grezze, sia italiane che estere;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;Informazioni sull’uso della mappe grezze nel proprio lavoro;&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;Diffusione dei dati raccolti sull’ambiente;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il servizio di consulenza è fornito da psicologi, medici e tecnici esperti nella produzione di mappe grezze. &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-2932170244098043289?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/2932170244098043289/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=2932170244098043289&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/2932170244098043289'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/2932170244098043289'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/01/i-prodotti-della-associazione.html' title='I prodotti della Associazione Esperienza &amp; Mappe Grezze'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/R5uWBb6BU0I/AAAAAAAAAGc/e_3jS_8LyVQ/s72-c/logo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-3089319697969611251</id><published>2008-01-06T20:07:00.000-08:00</published><updated>2008-01-08T01:20:12.751-08:00</updated><title type='text'>Quale mercato</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;di Norberto Bobbio&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;La Repubblica – Giovedì 18 Ottobre 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il filosofo e lo storico – dialogo sulla politica&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Nello Ajello&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lettera inedita di Norberto Bobbio, che qui pubblichiamo, appare nel volume Norberto Bobbio – Giuseppe Tamburano, Carteggio su marxismo, liberalismo e socialismo (Editori Riuniti, pagg. 145, euro 14: da oggi in libreria). La corrispondenza tra il filosofo e lo storico, oggi presidente della Fondazione Nenni, si estende dal 1956 al 1997. In quel ’56 Tamburrano stava allontanandosi dal PCI verso il partito di Nenni, con il timore però, che esso cadesse, dopo il giusto ripudio del frontismo, in una deriva “revisionistica”. Questo lo stato d’animo che egli espresse nella sua prima lettera a Bobbio. Da una parte c’è un giovane appassionato di questioni ideologiche e di attualità politica; dall’altra – ricorda Tamburano – “un Bobbio che sente il dovere di discutere con questo giovane sconosciuto come un servizio reso all’onestà intellettuale”. Figura, tra i temi del carteggio, un libro di Tamburrano su Gramsci, che venne accolto con asprezza dalla stampa comunista. Di quel libro Bobbio assunse le difese. Nel resto del carteggio gli argomenti sono la sinistra, i socialisti e i comunisti. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Su questo sfondo si colloca la lettera di Bobbio che qui appare. Datata febbraio 1997, essa prende spunto dal documento intitolato “Socialismo oggi”, redatto dalla Fondazione Nenni, con il contributo di noti esponenti socialisti, a partire da Antonio Giolitti. Il filosofo torinese siede a Palazzo Madama come senatore a vita indipendente nel gruppo socialista, non condividendo la pratica del PDS, di “attirare a sé, non facendo nessuna concessione, gli intellettuali di sinistra in ordine sparso” sotto le insegne della sinistra indipendente. Quanto alla sostanza del partito nato sulle ceneri del PCI, Bobbio ha già avuto occasione di lamentare la scarsa eco riservata alla questione dei “diritti sociali”: “Se ne parla il meno possibile”, lamenta, “per non offendere i liberisti trionfanti”. Nel documento della Fondazione Nenni, cui plaude il senatore a vita, si raffigura la sinistra addirittura “genuflessa sulla via di Damasco d fronte al mercato”.&lt;br /&gt;Il saggio di Bertrand Russel, cui l’autore si rifà, è Teoria e pratica del bolscevismo. Il lettore potrà cogliere nelle tesi di Bobbio un “promemoria” sul binomio socialismo-mercato, alla luce dell’attualità che vede nel Partito Democratico l’esordio d’un nuovo soggetto politico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Quel che la sinistra deve dire sul mercato - Febbraio 1997 - di Norberto Bobbio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro Tamburano, ho letto con interesse il documento sul socialismo oggi, e ti ringrazio di avermelo mandato. La discussione su questo tema è più interessante che mai, sempre attuale, e vale la pena di continuare a tenerla in vita. Speravo che al congresso del PDS ci potesse essere posto anche per un discorso di prospettiva. Mi pare però che questo discorso non ci sia stato. Va bene la tattica, va bene la strategia, ma il primo partito della sinistra in Italia non può dimenticare la domanda che in questi anni ci siamo posti infinite volte: “Dove va la sinistra?”.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Interessante è nel vostro documento la distinzione tra i mezzi e il fine, e il rilievo maggiore dato al fine che non ai mezzi. Si può tuttavia obiettare che i mezzi consistenti nella collettivizzazione, nell’economia di piano contrapposta a quella di mercato sono stati finora così strettamente connessi all’ideale del socialismo, sia democratico sia autoritario, che non è facile prescinderne completamente. Ho riletto in questi giorni il noto saggio di Bertrand Russel (Teoria e pratica del bolscevismo) che non era certo un comunista e detestava Lenin, in cui sostiene che dal punto di vista economico il socialismo si appoggia “sul potere dello Stato che comprenderà, come minimo, la terra e i giacimenti minerari, il capitale e le banche, il credito e il commercio con l’estero”.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Interessante è che poco più oltre, quando parla delle attività che dovrebbero essere socializzate menziona oltre alla “salute pubblica” anche le “centrali elettriche”. Naturalmente lo statalismo del socialismo anche democratico veniva accettato in quanto lo Stato democratico era, per l’appunto, democratico, vale a dire lo Stato dei cittadini, secondo la nota formula: “Lo Stato siamo noi”. Statalismo, sì ma anche democrazia. Quello che non era previsto non era tanto il vizio dello statalismo, quanto quello della incompiuta democratizzazione dello Stato.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Di qua la rivolta contro lo Stato, in nome del mercato, una volta constatato che la statalizzazione dell’economia non è andata di pari passo con la compiuta democratizzazione dello Stato, e più Stato non ha voluto dire puramente e più semplicemente più democrazia.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda il mercato sono totalmente d’accordo con le osservazioni fatte nel documento. Anch’io sono convinto che uno dei temi della sinistra deve essere non tanto la negazione della positività del mercato, quanto la sottolineatura dei suoi limiti, non soltanto politici, ma anche etici.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Prima di tutto mi pare ovvia l’osservazione che l’uomo non vive di solo mercato. La sfera del mercato è quella dello scambio di beni, che riguarda l’uomo in quanto “economico”. Ma ogni uomo vive in questa sfera una sola parte, se pur rilevantissima, della sua vita. Nella maggior parte della sua giornata, l’uomo vive in “modi di vita” in cui il mercato non c’entra. Nella famiglia i rapporti fra le sue parti non sono rapporti di mercato. Così nella scuola i rapporti fra insegnati e studenti non sono rapporti di mercato.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Così nella sfera più o meno ampia secondo le diverse personalità, ma altrettanto rilevantissima, di carattere religioso. Altrettanto si deve dire della sfera, anch’essa per ognuno di noi di indiscutibile importanza, dell’amicizia. Sono tutte sfere in cui il rapporto tra individui non è di scambio ma principalmente di donazione. Inutile soffermarsi oltre su questo tema tanto è evidente la sua rilevanza e ricchissima la bibliografia che ne tratta.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;È in queste sfere, che non hanno niente a che vedere con i rapporti di mercato, che si formano gli individui nell’ambito di una qualsiasi convivenza. Anche i rapporti di mercato si svolgono più o meno correttamente secondo le qualità morali che si formano, quando si formano, non nella sfera del mercato, la quale, anzi le presuppone. Per dirla in breve, il mercato ha bisogno di persone che si fidino le une delle altre, ovvero di persone leali. La lealtà è una qualità morale che dipende da un certo tipo di educazione, che dipende dal modo in cui il singolo individuo vive, cresce e matura nelle sfere altre rispetto al mercato.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Mi rendo conto che sto affrontando un tema che richiederebbe ben altri sviluppi. Ma il rapporto fra etica e mercato, e il problema in generale dei limiti del mercato, è un tema sul quale la sinistra non deve tralasciare di tornare con argomenti sempre più stringenti. Che del mercato debba avere dei limiti etici, lo sanno tutti. Per fare un esempio macroscopico, sul commercio delle armi il mercato non ha assolutamente niente da dire. Se ci sono Stati, o anche soltanto gruppi terroristici anti-stato, che chiedono armi, e altri Stati che queste armi offrono con le loro industrie, il mercato non ha niente da dire. Però anche in sede internazionale il problema del limite degli armamenti è sempre in discussione. Quali sono i criteri in base ai quali questi limiti debbono essere posti? Non si può aspettare che essi vengano posti dal mercato. Il mercato, di per se stesso, non ha alcuna morale. E poi: chi ha il diritto e il dovere, e quindi il potere, di porre questi limiti?&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La risposta a questa domanda non può venire ancora una volta se non dalla soluzione del difficile rapporto tra Stato e mercato. Ma è proprio nella diversa soluzione di questo rapporto che il dibattito deve continuare: più Stato o più Mercato, o né Stato né Mercato in funzione di una terza via, che può essere tanto quella del “terzo settore” quanto quella della solidarietà, e quindi del “volontariato” (tipica sfera in cui il rapporto non è di scambio ma di donazione). È su tale dibattito che la sinistra avrebbe qualcosa da dire.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-3089319697969611251?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/3089319697969611251/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=3089319697969611251&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/3089319697969611251'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/3089319697969611251'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/01/quale-mercato.html' title='Quale mercato'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-5130362341888874857</id><published>2008-01-06T19:43:00.000-08:00</published><updated>2008-01-09T05:58:18.077-08:00</updated><title type='text'>La strage alla Thyssen Krupp... è il capitalismo bellezza! ovvero i padroni senza patente!</title><content type='html'>Domanda: perché tutti quegli estintori in una acciaieria? Perché nel processo di laminazione di una acciaieria il fenomeno di piccoli incendi è sempre presente. In quanto 1° la lamiera o il profilato che passa attraverso i rulli per la sua deformazione è sempre caldo: ad una temperatura di circa 800 gradi, 2° per l’uso continuo dell’olio minerale che serve da un lato per fare i dovuti trattamenti termici al prodotto laminato, e per lubrificare tutte le parti degli impianti sempre in movimento. Al che nel processo di lavoro ci sono continue scintille che possono provocare piccoli o grandi incendi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per cui ne viene per questi impianti una esigenza continua di manutenzione, di manutenzione programmata: ogni tot di ore occorre procedere alla manutenzione e sostituzione di interi parti dell’impianto perché sia sempre in grado di produrre senza causare intoppi o fermate o tragedie come quella che è avvenuta per i 10 lavoratori alla linea 5 di laminazione. Occorre anche precisare che l’uso degli estintori deve essere molto accorto nel senso che un estintore una volta usato, anche per poco, perde tutta la sua capacità e funzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla ThyssenKrupp è in corso una inchiesta della magistratura che avrà il compito di appurare le cause del disastro. Però da questa grave vicenda si possono trarre alcune osservazioni:&lt;br /&gt;Il problema non è solo nella mancata ispezione dall’ASL o nella carenza degli Ispettori del Lavoro. Da circa 20 anni si sa che l’organico presente tra gli ispettori dell’ASL è carente di oltre il 20%. Cosa grave in sé, però ancorché fosse ripianato cosa potrebbero rispetto alle oltre 60.000 imprese nella città di Torino? Ma è solo con più controlli che si potrà far fronte al fenomeno che da oltre 10 anni vede la situazione rimanere sempre la stessa? 4 morti la giorno (ogni morto costava nel 1996 350 milioni), oltre 900.000 infortuni l'anno, sono in aumento le malattie professionali, ecc. e sì che dal 1994 in Italia c’è una nuova legislazione: il D.Lgs. 626/94, come mai non è cambiato quasi niente?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occorre sapere che l’80% degli infortuni avviene nelle imprese con meno di 15 addetti (fonte INAIL). In queste imprese il Documento di Valutazione dei Rischi (previsto dalla 626) è redatto in proprio dal datore di lavoro. La presenza dei Sindacati in queste imprese in pratica è pressoché nulla, quindi manca il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi è l’imprenditore: in genere è un ex lavoratore con una buona professionalità, ma che a differenza di un barista (il quale per aprire un Bar deve sostenere un esame) il nostro per fare l’imprenditore edile o altro basta che vada ad iscriversi alla Camera di Commercio. Il nostro ha chiaro un obiettivo: farsi ricco in fretta (almeno questa è la sua chiara aspirazione). Non sa nulla né del Diritto del Lavoro in Italia, né della Legislazione alla Salute e Sicurezza. Occorrerebbe quanto meno prima della sua “intrapresa” fargli fare un breve corso di formazione ed un relativo esame per poter fare l’imprenditore. Ma fra tutti i recenti interventi ha ragione Luciano Gallino su Repubblica del 7 Dicembre, ovvero di Marco Vitale sul Sole 24Ore (!) dell’11 Dicembre, quando entrambi mettono in discussione la mancanza di una cultura dell’impresa italiana sui temi della sicurezza e della salute dei lavoratori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La monetizzazione della salute. Per tutti gli anni ’70 una intera generazione vinse una battaglia storica contro la monetizzazione della salute: “in cambio di quattrini non ti dò la mia salute, devi bonificare l’ambiente di lavoro”. Ora i lavoratori vivono in un ritorno della “monetizzazone della salute”, non più ovviamente nel rapporto tra mansione specifica e “paga di posto”, ma nel rapporto tra “presenza in officina e salario”. La sconfitta è grande per il movimento dei lavoratori: vedi il fenomeno abnorme degli straordinari (alla ThyssenKrupp fino a 16 ore quando normalmente fanno 10-12 ore al giorno). &lt;strong&gt;In pratica abbiamo i “fondamentali” in mano alle imprese: l’orario di lavoro e il salario.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A maledire il tutto vi è poi il fenomeno del lavoro precario, di per sé causa di infortuni per sé e per gli altri lavoratori (qual è mai il processo di formazione sulla mansione che questi hanno o ricevono?): tra i lavoratori sono quelli che più facilmente si infortunano.&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;Il tutto aggravato dal fenomeno della immigrazione che vede lavoratori che vengono da altri paesi a sostituire i nostri specie nei posti più pericolosi e più gravosi, sottoposti al ricatto del lavoro che bisogna averlo per non sprofondare nella clandestinità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa fare: come CIPES Piemonte e come Associazione Esperienza &amp;amp; Mappe Grezze andiamo da tempo dicendo e denunciando in convegni e riunioni varie, l’esigenza di attrezzare i singoli lavoratori rispetto alla conoscenza dei rischi che ciascuno corre sul proprio posto di lavoro. Per questo abbiamo prodotto da un lato un software che utilmente utilizzato dalle imprese potrebbe essere di aiuto per far fronte a questa impresa di informare in maniera la più efficace i lavoratori e dall’altro un corso di formazione rivolto ai giovani lavoratori, con un occhio particolare agli stranieri . Non è certo questa la soluzione di tutti i mali, ma si sa che per percorrere 100 km bisogna mettersi in cammino.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Gianni Marchetto&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;(presidente dell’Ass. Esperienza &amp;amp; Mappe Grezze)&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-5130362341888874857?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/5130362341888874857/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=5130362341888874857&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/5130362341888874857'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/5130362341888874857'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/01/la-strage-alla-thyssen-krupp-il.html' title='La strage alla Thyssen Krupp... è il capitalismo bellezza! ovvero i padroni senza patente!'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6182280568418600890.post-7438693389926154525</id><published>2008-01-06T17:35:00.000-08:00</published><updated>2008-01-09T14:36:15.941-08:00</updated><title type='text'>Il Kayzen in salsa liberista</title><content type='html'>&lt;em&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;di Gianni Marchetto&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Sulla Precarietà&lt;/span&gt;. &lt;/strong&gt;Ora vorrei ragionare sul tema della precarietà e per farlo mi aiuterò facendo riferimento a due trasmissioni televisive della 7 - &lt;strong&gt;8 e mezzo&lt;/strong&gt; di Giuliano Ferrara e Ritanna Armeni e &lt;strong&gt;l'Infedele&lt;/strong&gt; di Gad Lerner. Tutti ovviamente contro il fenomeno della precarietà e (salvo Rinaldini e Ferrero), favorevoli alla flessibilità. Nella prima tra i nostri c’era solo Gianni Rinaldini contro quattro. Nella seconda Paolo Ferrero contro quattro (con la presenza della compagna Maulucci della Segr. Naz. della CGIL). In tutte e due veniva (da destra! con Giuliano Ferrara in testa) denunciato il livello intollerabilmente basso dei salari dei lavoratori italiani. Quel tanto che quasi tutti gli interlocutori facevano delle domande (più che interessate) a Rinaldini, a Ferrero e alla Maulucci. Al che i nostri tentavano di difendere i 2 livelli di contrattazione, in quanto Giuliano Ferrara, Tito Boeri e una economista di stampo liberista, imputavano sostanzialmente all’azione generale del sindacato (vedi i CCNL) un appiattimento in basso delle retribuzioni. Di più, Sacconi (ex CISL, ex PSI ora in Forza Italia) affermava che bisognava mettere in soffitta il conflitto con il proprio padrone per tentare un percorso che rendesse “complici” il lavoratore con il proprio padrone attraverso una contrattazione salariale tutta rivolta verso una condivisione su degli obiettivi di risultati aziendali. Così come l’economista (una donna) diceva che solo nella esaltazione della contrattazione aziendale ci sarebbe un movimento positivo, imitabile, ergo con un sventagliamento delle tariffe salariali tra i diversi comparti dei lavoratori, fabbrica per fabbrica, territorio per territorio ci sarebbe quel dinamismo necessario per la crescita dei salari nel nostro paese. Una sorta di esaltazione della contrattazione articolata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di contro Ferrero faceva notare che i bassi salari sono anche la “naturale” espressione della debolezza dell’apparato industriale italiano, troppo piccolo e disperso, aggravato dalla scarsa specializzazione sui prodotti, da una cronica carenza di investimenti su ricerca e innovazione, ecc. che lo porta alla fattura di prodotti con un basso valore aggiunto e giustamente (al contrario della Maulucci che puntava prima verso una politica industriale che risolvesse tali questioni e poi dopo ad un riadeguamento dei salari), Ferrero sosteneva che prima era opportuno che i salari aumentassero per “provocare” nel sistema delle imprese un recupero di produttività attraverso la ricerca, l’innovazione, ecc. A Tito Boeri che imputava i bassi salari a: 1° alla mancanza in Italia (unico tra i paesi della UE) di una legislazione sul Salario Minimo Garantito e 2° sul fatto di una rigidità del mercato del lavoro che a suo dire ha come effetto da parte dei padroni quello di “evadere” dalle norme contrattuali, la Maulucci sosteneva giustamente che in Italia a differenza che negli altri paesi della UE vigono i contratti di lavoro regolati erga-omness.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ferrero, giustamente, faceva notare che per aumentare i salari occorreva certo una diminuzione della tassazione alla fonte per il lavoratore e il datore di lavoro… però fino ad un certo punto, perché se i soldi rimangono nelle tasche di questi, chi ci pensa per la sanità, la previdenza, ecc. ecc. ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Le contraddizioni: non evidenziate da nessuno&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Sulla complicità.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; Ammesso e non concesso la bontà nel render complici il lavoratore con il proprio padrone, quale complicità è possibile che si instauri tra un lavoratore precario (per il periodo di qualche mese o al massimo un anno) e il suo padrone? Qual è il motivo recondito che può favorire tale processo? Al massimo si possono avere invece altri comportamenti: il servilismo, il lecchinaggio, ecc. per alcuni con l’obiettivo (comprensibile) di guadagnarsi il posto e per altri lo sbattimento generale per la realtà appunto del tutto precaria in cui il singolo lavoratore si viene a trovare. Di più, quale curiosità ci sarà mai nell’apprendere un lavoro che non si sa se dovrà continuare o meno. Con gli effetti che questo atteggiamento ha sulla qualità del prodotto e del lavoro (immaginiamo nel lavoro della Pubblica Amministrazione: il prodotto sono servizi per i cittadini!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;La tostatura del caffè e il “precario”.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; Volendo si possono trovare in quasi tutti i processi produttivi, e maggiormente dove il prodotto ha a che fare con il gusto alimentare dei clienti, dove la norma è l’utilizzazione di lavoratori particolarmente esperti, dotati di altissima professionalità derivante da un lungo esercizio nella professione quale per es. il “tostatore di caffè”, che con il fischio viene scelto dal padrone tra i suoi precari. Bisogna accontentare il cliente liberista, in questo caso!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Il padrone lo sa bene.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; Ma d’altra parte il padrone sa benissimo queste cose. In Italia l’uso della precarietà non è dato da esigenze di carattere produttivo quali rispondere ad esigenze “oggettive” di flessibilità (il lavoro di ristorazione nel periodo estivo nei luoghi marini), ma, come dice bene Maurizio Zipponi all’Infedele di Gad Lerner, obbedisce alla scelta di riduzione dei salari, dei diritti, della possibilità di coalizione e di lotta di una parte anche minoritaria di lavoratori che di per sé annichilisce anche la maggioranza degli altri lavoratori. Quando questa strategia sia illuminata è tutto da vedere. La concorrenza alle produzioni cinesi e indiane sarà senza fine e alla lunga per noi perdente, condannando il nostro sistema produttivo a fare “carabattole”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;La piena occupazione e la flessibilità.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; Nel 1970 Agnelli denunciava un 20% di turn-over all’interno degli stabilimenti FIAT. Cosa segnalavano quelle cifre sul turn-over: che c’era persino chi nel periodo di prova “assaggiato il piatto” non lo gradiva affatto e se ne andava e quindi in un periodo di quasi piena occupazione la flessibilità (da posto a posto di lavoro o nella scala sociale) era una “chance” ricercata dai singoli lavoratori. Questo alla faccia della rigidità. Ma da che pulpito arrivano poi queste accuse rivolte al “posto a vita”, a una sorta di conservatorismo e quant’altro: dalla “casta” dei giornalisti (più o meno di sinistra, più o meno liberisti), dalla “casta” degli economisti e dei giuslavoristi, tutti figli di giornalisti, economisti e giuslavoristi. Ma che vadano al diavolo! È chiaro che la causa principale non sono le leggi che tendono (malamente) a disciplinare il fenomeno. La causa è evidentemente da ricercarsi nella struttura economica e nell’uso perverso e disumano dell’orario di lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Un diverso uso del tempo:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; Io così ragiono oggi, rispetto anche alla riduzione di orario di lavoro. Non mi entusiasma più di tanto la RO a 35 ore perché rimane tutta in una logica industrialista. Un diverso e innovato uso del tempo che tenti di andare oltre la divisione storica del lavoro produttivo e riproduttivo (che in ultima analisi è anche gran parte della divisione del lavoro tra uomo e donna).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certamente vanno battute (o comunque va fatta resistenza) verso tutte quelle forme di riduzione di orario che tendono a ridurre la settimana con un allungamento della giornata lavorativa. Ne andrebbe della integrità psico-fisica dei lavoratori, nei fatti riducendo il lavoro al solo salario e il tempo "libero" dedicato al solo consumo. Sarebbe il trionfo del modello americano (in Italia!), costruendo un individuo sostanzialmente schizofrenico, che accetta un lavoro stupido ed eterodiretto in fabbrica, con una falsa possibilità di realizzarsi fuori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi il problema di un superamento della divisione del lavoro continua ad esistere, anche e soprattutto nella fabbrica integrata, in quanto il nocciolo duro del Taylorismo, la divisione tra chi pensa e chi esegue, non viene minimamente scalfito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invece vanno sperimentate tutte quelle forme di un diverso uso del tempo nella accezione che dicevo più sopra. La proposta:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;20 ore di lavoro produttivo&lt;br /&gt;8 ore di lavoro riproduttivo&lt;br /&gt;8 ore di formazione, professionale e/o culturale&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scansione delle tre fette di orario risponde ciascuna ai problemi della società moderna. Evidentemente in termini cumulabili nel tempo. La prima (le 20 ore, con una ipotesi settimanale sui 5/6 giorni lavorativi), risponde alla necessità di ridistribuire il lavoro esistente. La seconda entra dentro la crisi dello stato sociale evitandone lo sfaldamento (con un rapporto di lavoro sostanzialmente fatto dagli Enti Locali), tra l'altro il costo sarebbe compensato da un recupero produttivo della CIG, CIGS, Mobilità, ma ancora di più da un dato culturale che nel tempo si può realizzare e cioè quello di avere un individuo (l'uomo), costruito anche da una attività non direttamente produttivistica, ma su una attività dove l'accento non viene solo dall'efficienza ma dell'efficacia del suo lavoro. La terza, vuole essere nei fatti il superamento della logica borghese sulla formazione degli individui, che vuole l'individuo interessato ai processi formativi quasi esclusivamente nella età giovanile e poi tutta la vita dedicata al lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In pratica io scelgo lo stato per la sua capacità di creare il “lavoro di efficacia” e il sistema delle imprese per il “lavoro di efficienza”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;In URSS&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; c’era una netta divisione tra quello che io chiamo il lavoro di efficacia e quello di efficienza – il lavoro di efficacia oltre che alla cura delle persone e la loro istruzione, era volto alla produzione di strumenti di morte = le armi (perché è questa una attività dove appunto il lavoro lo si misura attraverso l’efficacia = una mitragliatrice deve sparare sempre senza mai incepparsi, un aereo deve stare sempre in aria, ecc.), il lavoro di efficienza verso la produzione di beni di consumo durevoli (dove appunto il lavoro lo si misura attraverso l’efficienza = quanta produzione oraria). Intanto una prima contraddizione nella costruzione del socialismo = che il meglio delle capacità professionali dei lavoratori, della scienza e della tecnica era tutto fiondato sulla produzione di strumenti di morte! Quando Lenin aveva vinto la sua battaglia per la egemonia sulla parola d’ordine: Basta con le guerre e la terra ai contadini! Mentre sul lavoro di efficienza c’era lo sbattimento generale e la maggiore inefficienza!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;La scala mobile.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; Possibile che tutti (compreso i nostri) dimenticano che i salari italiani sono stati difesi per un certo periodo perché c’era la “scala mobile”? non ci sarebbe da ripristinare un qualche automatismo salariale, magari una volta l’anno. E questo per la particolare struttura industriale e produttiva italiana, fatta di migliaia e migliaia di piccole imprese che non verranno mai toccate dalla contrattazione aziendale. Così come non sono mai state toccate nel passato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Sulla contrattazione articolata.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; Apparentemente i ragionamenti da me sentiti davano questa impressione: di una sua esaltazione. Ma a ben vedere erano del tutto capovolti rispetto alla nostra tradizione dell’articolazione (uso un linguaggio militare): la lotta articolata erano dei reparti di classe operaia che si dislocavano in trincee più avanzate per permettere al resto dell’esercito di pervenirci nel Contratto Nazionale. Nei ragionamenti da me sentiti c’era invece un ragionamento del tutto liberista, quasi che il modello che va bene per i padroni possa andare bene anche per i lavoratori, quando nell’esperienza storica di carattere positivo e acquisitivo questi l’hanno avuta nella cooperazione tra di loro come esperienza imitativa e non invece come concorrenza tra di loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;L’esperienza USA.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; Ma del resto nessuno ha tirato in ballo l’esperienza della classe operaia e dei sindacati americani, attualmente ai minimi storici, esperienze storiche per altro non caratterizzate dal “classismo” europeo e ancor più italiano, ma sostanzialmente sindacati di “mercato”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;L’esperienza giapponese.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; Ma così come nessuno ha tirato in ballo l’esperienza giapponese, di cui parlano le belle note di Cesare Cosi. Di cosa si tratta in estrema sintesi: in linea con la tradizione della “cultura del riso” di medioevale memoria (del medioevo giapponese) che vuole una bassissima mobilità territoriale, accompagnata dal “farsi carico” (in termini del tutto paternalistici) del signore del luogo, della condizione dei suoi servi, la nascita dell’industria giapponese era del tutto tributaria di questa cultura e impostò le relazioni interne alla fabbrica tra lavoratori e datori di lavoro in questa maniera. Per cui abbiamo (nelle grandi fabbriche) il lavoro garantito a vita con il diritto di prelazione per i propri parenti e un sistema di lavoro improntato dal Kaizen (da tanti Kaizen). È la filosofia del Total Quality. Questa esperienza che ha fatto le fortune dell’industria giapponese per decenni, così come dice giustamente Cesare è sì una applicazione del Taylorismo ma cucinato in salsa giapponese. È stata scoperta alla fine degli anni ’80 in Italia e quindi qui importata con grande enfasi specie dalla FIAT di Romiti. Bene. Ma dov’è che si è mai visto negli stabilimenti della FIAT che un lavoratore premesse un bottone per fermare la catena di montaggio in occasione del fatto che gli passava davanti una vettura mal fatta? Mai al mondo! Nello stabilimento di Melfi è vero che il bottone c’era, però non funzionava, era disattivato! E si che questa era la forma su cui si basava il tanto decantato Kaizen: rendere partecipe il singolo lavoratore del processo di lavoro al fine di evitare gli scarti ricorrenti. Ma quando mai le imprese italiane hanno mai fatto le riunioni giornaliere di piccolo gruppo di lavoratori per discutere insieme come fare meglio. In quali imprese italiane è presente la stessa dinamica delle categorie professionali e delle retribuzioni alla giapponese caratterizzate da un ventaglio minimo di differenziazioni. Eccetera. È vero che tutto ciò aveva un suo prezzo: chi non ci stava era emarginato, quel tanto che lo viveva anche psicologicamente fino ad arrivare al proprio suicidio. Ed è vero la totale subordinazione del sindacato a tale modello. In sintesi si può dire un modello che “vuole strizzare l’acqua da un asciugamano asciutto”. Però perché non vedere in quella esperienza anche il meglio dell’esperienza di contrattazione italiana sui problemi delle OdL negli anni ’70? E questa esperienza si badi bene venne fatta del tutto in maniera autonoma da parte dei lavoratori e dei loro sindacati! Vedi i 3 esempi di cui io parlo nel mio “tormentone” sulla Mirafiori a pag. 33 al capitolo dedicato all’intelligenza operaia. Quel tanto che le uniche pubblicazioni che scientificamente riconoscono tutto ciò sono di fonte padronale, vedi gli studi sui mutamenti intervenuti in 10 anni nelle varie officine della FIAT ad opera della TELOS (azienda di consulenza aziendale in mano alla FIAT) che riconosceva che accanto ai progressi sulle nuove tecnologie, all’introduzione di nuovi prodotti, “anche la stragrande maggioranza della contrattazione effettuata negli anni ’70 era stata causa favorente di innovazione e di aumenti di produttività”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma si sa, ciò che noi vediamo della realtà che ci circonda combina con ciò che noi conosciamo: se andiamo nel bosco cosa vediamo: alberi! Se siamo dei botanici possiamo vedere le querce, i pioppi, i castani, ecc. per cui degli anni ’70 la maggioranza cosa vede: cortei e pestaggi dei capi. È vero poi che la situazione giapponese non era del tutto assimilabile a quella descritta appena sopra: ho letto che riguardava il 30% della forza lavoro, un altro 30-40% subiva una forte mobilità, e il rimanente era in condizioni di carattere “servile”. Vero. Però la situazione italiana com’è? Si può dire che la scansione è la stessa con la precarietà che la fa da padrone dappertutto e che rende insicuri anche i sicuri. Ed è del tutto ovvia la scelta che il sottoscritto farebbe tra due avversari: italiani o giapponesi (sarei per scegliere ovviamente questi ultimi). Sarebbe sul serio una bella sfida.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Competizione e cooperazione&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;/span&gt; È ovvio che nella cultura del padronato vi sia radicato il concetto di “competizione” fino a ritrovarlo nel proprio DNA. Vale il “morst tua vitae mea”. Quel tanto che le uniche forme di cooperazione che attiva sono quelle (assieme ai suoi simili) di “difesa” rispetto alle leggi e all’intervento dello stato nei suoi interessi, ovvero per dare addosso ai lavoratori. E ancora quando parla e chiede la cooperazione nei confronti dei lavoratori di solito lo fa con l’imbroglio, per sfruttare ancora di più i lavoratori. Pochi sono coloro i quali cercano la collaborazione con i propri dipendenti in maniera disinteressata. Mentre per i lavoratori la storia del movimento operaio e lì a dirci che la totalità delle conquiste economiche, di diritti, legislative, di stato sociale, ecc. sono avvenute tutte per effetto della cooperazione collettiva. E così sarà sempre fino a che in questo mondo rimarranno delle ingiustizie che dividono pochi privilegiati dai molti sfruttati. Possibile che sia così difficile capirlo. È incredibile la superficialità e la mancanza di dialettica nel vivere degli uomini che caratterizza questi moderni liberisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Norberto Bobbio.&lt;/span&gt; &lt;/strong&gt;In allegato offro una riflessione di Norberto Bobbio sui limiti “naturali” del mercato che mi pare di una attualità del tutto moderna. Ma è mai possibile che un “liberista puro” condanni la propria esistenza (nei suoi vari rapporti con le altre persone) ad un puro rapporto di scambio, scandito solo dal tornaconto economico, di mercato. Che pover’uomo questo uomo liberista! Ed è in relazione a questa concezione dell’uomo che occorre dire e praticare che “ribellarsi è giusto”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Giovani e anziani.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; Così come non se ne può più delle “bubbole” rivolte ai lavoratori anziani che sarebbero dei garantiti ad oltranza, superpagati, supergarantiti e super… ecc. Ma come si fa a non vedere la situazione (per la prima volta) che vede un trasferimento imponente di risorse finanziarie dai lavoratori anziani ai giovani a partire dalla situazione familiare: i cosiddetti “bamboccioni”!&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Chi premiare e chi punire.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; È evidente che una politica industriale degna di questo nome tra le altre cose dovrebbe premiare tutte quelle aziende che fanno profitti certo, ma che all’opposto dei liberisti ad oltranza tengono in conto i lavoratori dal punto di vista della loro sicurezza e dal punto di vista della loro competenza lavorativa e professionale: ergo, che promuovono tutte quelle forme di partecipazione al processo produttivo atte a renderlo accettabile ed umano. Ci sono di queste aziende in Italia? Certo che ci sono! Andrebbero messe in un archivio di “buone pratiche”, messo su Internet e fatto conoscere ai più, per dimostrare che si può produrre bene, facendo profitti, senza cavare il collo ai lavoratori. Anche qui però mi sa tanto che questo mio ragionare con il buon senso non faccia per niente il paio con una cultura sedicente di sinistra (anche se radicale) innamorata di spiegare sempre la “normalità”: la sginga, tutto va male signora la marchesa! Mentre dovremmo dedicare tempo e risorse per fare delle ricerche e delle inchieste sulla “devianza” (come mi ha sempre insegnato Ivar Oddone): scoprire le esperienze positive per metterle in luce al fine di favorirne l’imitazione. Non sarebbe questa una grande lezione che un sindacato veramente autonomo dovrebbe fare - fare delle esperienze di contrattazione sulla OdL con al centro il seguente binomio: + democrazia = + produttività.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Il ruolo dello stato.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; Il grande assente era “l’intervento dello stato nell’economia”. È questo ancora il grande tabù (anche per la sinistra radicale, salvo pochi). A quando un economista della sinistra che faccia i conti in tasca al capitalismo (liberista?) italiano in termini di soldi, prebende ed un eccetera molto lungo, che questi dà al padronato italiano, ricavandone da questo l’evasione fiscale più alta dei paesi industrializzati?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6182280568418600890-7438693389926154525?l=associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/feeds/7438693389926154525/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6182280568418600890&amp;postID=7438693389926154525&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/7438693389926154525'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6182280568418600890/posts/default/7438693389926154525'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneesperienzamappegrezze.blogspot.com/2008/01/il-kayzen-in-salsa-liberista.html' title='Il Kayzen in salsa liberista'/><author><name>Gianni Marchetto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00052441391714518448</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_8QRcstZCYNA/TGSCjppTpiI/AAAAAAAABD8/-YH2Enfwcns/S220/Gianni+Profilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
